Mostra del Cinema di Venezia, due registi bresciani al debutto
Corriere della Sera - Cultura

Mostra del Cinema di Venezia, due registi bresciani al debutto

Martedì 25 agosto 2026
2 visualizzazioni

«Il grande Giaffa», primo lungometraggio di Marco Santi, apre la Settimana Internazionale della Critica come film fuori concorso. La ventinovenne Elisa Chiari partecipa con il cortometraggio «Gusci»

Gli insuccessi di Putin e una seconda mobilitazione di massa: la tentazione di un nuovo fronte a Kaliningrad

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Mostra del Cinema di Venezia, due registi bresciani al debutto

di Pietro Keller Cassetti

«Il grande Giaffa», primo lungometraggio di Marco Santi, apre la Settimana Internazionale della Critica come film fuori concorso. La ventinovenne Elisa Chiari partecipa con il cortometraggio «Gusci»

Un «uomo senza qualità», nascosto dalla vita fra le coltri di nebbia del cuneese; e dodici sacre uova, in ascesa verso il monastero. Finché due di esse scompaiono dal cesto, e Giacomo Falta incontra l’Idea di ciò che vorrebbe essere, anche se solo per una notte. La «Settimana Internazionale della Critica» è una rassegna indipendente rispetto al concorso della 83esima Mostra cinematografica di Venezia (da mercoledì 2 settembre a sabato 12), dedicata esclusivamente, fin dalla sua nascita nel 1984, a valorizzare cineasti esordienti e opere prime. In tutto si tratta di quattordici proiezioni: sette lungometraggi e sette cortometraggi. 

Non c’è forse miglior contesto, in Italia, per presentare al pubblico il proprio primo lavoro: quest’anno, lo faranno anche i bresciani Marco Santi ed Elisa Chiari, al Lido con due dei film che hanno suscitato la maggiore curiosità, nelle ultime settimane, fra gli addetti ai lavori. «Il grande Giaffa» è il primo lungometraggio di Santi: dura 100 minuti e apre la rassegna come film Fuori concorso; «Gusci», invece, è un cortometraggio di 17 minuti realizzato dalla ventinovenne Elisa Chiari, attiva fin qui in ambito documentaristico, insieme a Francesca Trovato. Dopo l’anteprima per la stampa, le proiezioni saranno aperte al pubblico nei primi giorni della rassegna: «Il grande Giaffa» è in programma giovedì 3 e venerdì 4 settembre; «Gusci» nelle due giornate successive.

Santi, regista classe 1990, ha già avuto, dieci anni fa, la possibilità di girare un lungometraggio: nel 2016 il suo corto «Clara» vinse il 48 Film Project festival di Los Angeles, e il premio offriva l'opportunità di produrre un film con 100 mila dollari di budget. «Ma nel progetto, un horror mainstream, non mi riconoscevo», e allora non se ne fece nulla. Basta la sinossi invece per capire che «Il grande Giaffa» è un film autoriale nel senso pieno e più evidente del termine: la storia segue Giacomo Falta (Edoardo Pesce), un timido giornalista di provincia con scarsi legami sociali e lavorativi. Un giorno, nella cittadina in cui lavora arriva «il grande Giason», una celebrità le ragioni della cui fama sono volutamente imprecisate. Falta viene affascinato dalla personalità dell’uomo, al punto che inizia ad imitarne gli atteggiamenti e la personalità. A quel punto scende la notte, e la tragicommedia diventa un noir psicologico. 

«E’ una storia pirandelliana», dice motivando la sua scelta la critica Beatrice Fiorentino, a capo della giuria della Settimana della Critica, «che accarezza lo Scorsese di «Fuori orario»: un’erranza notturna in cui le coordinate del mondo sono saltate, un viaggio nell’assurdo dei nostri giorni, di una società in cui conta più apparire che essere, dove il vero e il falso si confondono».

Il focus di «Gusci», il corto della ventinovenne Elisa Chiari (già autrice del documentario «Mother Mare», premiato all’Edera Festival), non è poi così diverso: il racconto - che nasce come divagazione autonoma rispetto a «Lunàdiga», progetto molto più ampio ancora in sviluppo - filtra, attraverso il tema del malocchio, un’indagine sullo sguardo della società e sull’appartenenza; soltanto, da un punto di vista più antropologico. Lucia sta per sposarsi, ma prima delle nozze deve compiere insieme alla sorella Elena un’ascesa rituale, portando con sé un cesto che racchiude dodici uova. Durante il viaggio, due di esse spariscono: mettendosi alla loro ricerca, le due sorelle avranno modo di affrontare finalmente le ragioni dell’allentamento del loro legame.

Vai a tutte le notizie di Brescia

Iscriviti alla newsletter di Corriere Brescia

25 agosto 2026 ( modifica il 25 agosto 2026 | 17:50)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Parco Tarello, un mese dopo l'intervento della Loggia I clochard fanno il bucato alla fontanella e stendono i vestiti sulla siepe

Le persone senza fissa dimora utilizzano la siepe ad "altezza uomo" per far asciugare le coperte e gli indumenti sotto il sole

LA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo