Quelle 1.600 lettere tra Rosario Scalero e Clementina Delgrosso. Il triste amore a distanza del maestro di musica migrante
Nato a Moncalieri, di umili origini, il musicista trovò il successo a New York dopo lunghe peregrinazioni in Europa, ma non riuscì mai a riunirsi con la moglie e le tre figlie rimaste a Torino
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Quelle 1.600 lettere tra Rosario Scalero e Clementina Delgrosso. Il triste amore a distanza del maestro di musica migrante
di Carla Piro ManderNato a Moncalieri, di umili origini, il musicista trovò il successo a New York dopo lunghe peregrinazioni in Europa, ma non riuscì mai a riunirsi con la moglie e le tre figlie rimaste a Torino
«Waldorf-Astoria Hotel, Settembre 1919. Carissima Clementina, arrivato in questo momento dopo un viaggio felicissimo con mare stupendo. Vi spero tutti bene e ti mando i miei più affettuosi saluti. Tuo, Rosario». Due righe, appena arrivato a New York per dire alla moglie che tutto è andato bene. È costato molto abbandonare lei e le tre figlie, Liliana, Alessandra e Maria Teresa e decidere di partire. Ma quella arrivata per cartolina è la notizia che può cambiare tutto. Viene dall’America ed è il coronamento di una fatica che dura da una vita, e così Rosario Scalero è partito.
Il maestro di Moncalieri
Figlio di Bartolomeo e Rosa, viene da una modesta famiglia moncalierese, i suoi sono da sempre impiegati dei Savoia: suo nonno è stato guardiacaccia per Vittorio Emanuele II, lui sembra avviato alla stessa vita. Sua madre però si accorge del suo talento per la musica, lo incoraggia allo studio del violino. Prima l’Oratorio di S. Filippo a Torino, poi il Liceo Musicale. Nel 1889, lo manda a perfezionarsi a Genova con Camillo Sivori, che Nicolò Paganini riconosce, al tempo, come suo principale allievo. Sono gli ultimi anni del secolo, Rosario insegna presso la scuola Verri in piazza San Carlo, dove la buona società del tempo manda le proprie figlie a studiare pianoforte.
E qui incontra Clementina Delgrosso, figlia di Alessandro Delgrosso, nobile avvocato torinese che non senza ritrosie concede alla figlia di frequentare- e poi di sposare- un modesto musicista.
Quasi 1.600 lettere
Modesto ancora per poco però perché con quella cartolina invito comincia l’ascesa che lo condurrà a New York, chiamato dalla Mannes School per ricoprire la cattedra di composizione lasciata libera dal famoso Ernest Bloch.
E, insieme, comincia un epistolario con la moglie Clementina che durerà tutta la vita, fino alla morte di lei. Su 3200 lettere- raccolte nella piattaforma Memora- 1595 sono dedicate alla «adorata Tina». Lettere quotidiane, piene d’amore, preoccupate, ansiose per le figlie, motivate da preoccupazioni economiche. Dentro c’è tutto, ma a distanza. Il 16 luglio 1905: «Mia carissima Clementina, mi affretto a rispondere e alle ultime due tue lettere affinché tu sia tranquilla come io desidero. Della prima lettera ti ringrazio per le belle e affettuose parole a mio riguardo che rivelano tutta la tua anima amorosa e ardente di me. Della seconda, devo invece sgridarti per le parole di odio per quella persona che è diventata un vero incubo per te. Non odiare, ché l’odiare fa soffrire, cancella dalla memoria, dimentica completamente]..] e il dimenticare per tutti e due sarà cosa saggissima».
Un amore a distanza
Piene di riferimenti a fatti accaduti in famiglia, liti comprese. Nelle lettere c’è la relazione vissuta a migliaia adi chilometri di distanza. C’è la vita quotidiana, coi suoi particolari e la sua routine. Il 30 novembre 1906,dalla Francia «Cara Clementina, ti ringrazio tanto delle belle parole che hanno confortato il mio cuore. Mi spiace che forse colle mie lettere ti ho fatto soffrire, ma credi che la testa proprio a posto non l’avevo più. Ora tutto è passato e sono già più tranquillo”]..] al dopo pranzo vi fu tra me e mio padre una bruttissima scena che disgraziatamente non si è potuta evitare, spero che mia madre me l’abbia perdonata e che anche mio padre non soffrirà per causa mia».
Spagna, Austria, Germania, Francia. La carriera di Rosario lo porta in tutta Europa. Nel 1919 l’invito dall’America. Tra i compagni di viaggio anche Giulio Setti, direttore del Metropolitan Opera House di New York, e il tenore Enrico Caruso. Comincia un nuovo capitolo, si moltiplicano le lettere.
Da New York, il 30 ottobre del ’21: «Carissima Clementina, ho ricevuto questa mattina la tua ultima lettera del 18 ottobre. Ti spedisco con questa mia una somma di 2515 lire. Nel prossimo mese seguirà altro e via via sempre così, fino alla complessiva somma che abbiamo detto]..]mi raccomando però se dalle spese mensili risultasse insufficiente dimmelo che provvederò ad aumentare il budget mensile».
Il sogno americano
L’America è il successo. Clementina, pure amatissima, resta lontana. E da lontano segue l’ascesa del marito, che a Filadelfia ottiene la nomina a Direttore del dipartimento di Teoria e Composizione Al Curtis Institute of Music. Lui le il 29 dicembre 1927: «In questi ultimi tempi, cioè nel mese di Dicembre, ho passato attraverso dure esperienze per ottenere quella nomina di direttore del dipartimento di teoria e composizione musicale che ti ho comunicato con una cable la vigilia di Natale. Vollero essere gentili, e mi mandarono il contratto proprio quel giorno. Il posto era invidiatissimo: figurati che fra altri lo ambiva Enest Bloch il quale ha amici devotissimi e influenti. Ma alla fine ho vinto io, e, lo posso dire, per merito intrinseco. La nomina è feconda di ulteriori miglioramenti. [...] [Leopold] Godowsky è stato un grande amico per me in questa occasione: disse a [Josef] Hofmann, che io ero un artista dal quale lui stesso aveva molto da imparare e questa fu una delle mosse decisive. Non ho ancora deciso per ciò che farò riguardo a New – York: per contratto sarà escluso che io possa ancora appartenere alla Scuola Mannes. [...] Nel contratto è specificato che devo insegnare contrappunto, composizione e orchestrazione. Insomma ciò che intendevo di fare per creare degli allievi sull’antico stampo».
Lettere sincere, anche quando raccontano fischi. Il 21 marzo 1928, in merito all’esecuzione del suo brano per quartetto d’archi e voce, Rosario scrive: «Maria Teresa ti avrà raccontato della premiere del quartetto. Magnifico successo di pubblico (4 chiamate al quartetto e due a me “sul palco stesso”) e pessimo dalla critica, cosa significativa e importante. I critici, disorientati, si sono tutti arrabbiati. [...] Insomma, come speravo, la mia opera si presenta con un carattere violentemente reazionario, indi i furori dei critici, presi alla sprovvista. Non ti posso invece dire l’entusiasmo degli esecutori, e degli amici e intenditori». Una vita vissuta per lettera, giorno dopo giorno.
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25 agosto 2026
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