Scomparso il poeta Bruno Di Pietro, il ricordo di Nino Leone
Corriere della Sera - Cultura

Scomparso il poeta Bruno Di Pietro, il ricordo di Nino Leone

Lunedì 24 agosto 2026
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Amarcord dello scrittore che ha condiviso con lui vita quotidiana e momenti letterari

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Scomparso il poeta Bruno Di Pietro, il ricordo di Nino Leone

di Nino Leone

Amarcord dello scrittore che ha condiviso con lui vita quotidiana e momenti letterari

Bruno Di Pietro, ottimo poeta, amico di una gioventù desiderabile, se ne andò... di silenzio in silenzio. In 40 anni di sodalizio gli ho presentato un solo volume, "Colpa del Mare" di cui, molte liriche furono scritte mentre leggevamo, mangiavamo, bevevamo, baroccheggiavamo, a casa mia o a Paino, sotto lo sguardo stolido della Torre di Velia.

Abbiamo contribuito alla patria letteraria, più d'intuito che di opere, perché in vita eravamo lavoratori professionali prestati alle lettere come intellettuali outsider e tali rimanemmo: valga per tutti l’organizzazione del convegno “Il Mare Non Bagna Napoli: 40anni di letteratura a Napoli” del '93.

Lo ricordo qui, con un estratto dalla presentazione del poema: non una critica militante; un inno alla vita, invece, affinché nessuno dimenticasse - e non accada ora - che la letteratura è principalmente l'arte di incontrarsi, come recitavamo tra noi.

Il resto è pula.

Conosco Bruno Di Pietro da troppo poco tempo: non posso dire dell’uomo. Non so dove nasca, né da quali avi o genitori provenga; come non so da quali fratelli o figli sia stato circondato, né quante ombre abbia proiettato sui muri né da quali sia stato ammaliato. Non mi è dato sapere quali studi, maestri, libri né quali parole abbia avuto come ammaestramento primordiale. Chi si aspetta che mi attardi a svelare l’arcano trambusto poetico che egli è: sarò una vera delusione.

Dichiaro pubblicamente di non essere in grado di offrire le chiavi di accesso al laboratorio lessicale o all’architettura compositiva di questo signor poeta.
Di Bruno, so giusto quanto confesso pubblicamente.

So di non saper di che impasto sia stato impastato, né di quale lievito, lievitato; figlio di quali ammiccamenti, procreato; se i suoi genitori si siano dati baci alla salvia, carezze al timo, abbracci al rosmarino o si siano scambiati tenerezze e sguardi tra olezzi di oleandri e languori di mimose alla finestra, o se si siano segretamente appartati sulla terrazza buia dove, tra ibischi e gerani, sverna la chiocciola e ripara il millepiedi sotto il vaso, proprio lì dove al mattino smorza il volo e spola, tra viburno e melograno, la tortora dal collare…

Intanto provo a capire, ma non so quanto faccia bene rimuginare se ci fu affetto pregno di candore o giochi salsi, vinti dai pudori. O furono lusinghe oppure improvvisi ardori? Un figlio è tante cose per chi lo vuole, per come lo si vuole… sicché lo riconosci a istinto, nell’osimo tra le righe: ne mastichi l’odore; leggi nel sedimento delle rime quello che fu tuo: il mondo intero e il tuo giardino. …

E vanno, ma è sempre un ritorno, noti sentori di cedrangoli e magnolie, portogalli e nespoli, fresie e gelsomini; aromi di caffè e sigarette, di uva passa e pinoli, di pomodoro pelato, prede dell’alluminio, del rame, di tavola bene apparecchiata, di coltelli massicci e forchette di acciaio, di fagioli e aneto, carote e cavolo all’aceto, di minestre sotto assedio di una costa di sedano o di maggiorana, di una filigrana di origano o porro e aglio selvatico, di olio e olive appena conservate, di vino al vino… e pane al pane, sempre stracciato, a tocchi o a casaccio, sempre di traverso, con uno sbrego, un taglio, di lungo sulla faccia.

Ho cercato, lo ammetto, ma non si è trovato chi abbia saputo dire se le parole che lui da tempo trasferisce in versi siano state dette oppure sottintese, come nessuno sa se furono scandite o come sussurrate, piane e lente. Certo immagino il poeta curvo sul foglio: come lo scalpellino dedito al suo scoglio, al masso, ai lipidici. Resta tuttavia un azzardo riconoscere per quale misterioso cammino, per quale folle complicità dei sensi, certe parole, mentre l’orecchio spia già l’altrove, siano poi state scorzate dal tramestio domestico infine, dal quotidiano...

Questo per rendere ragione, e Bruno sa che io lo so, di quanto pesi e obblighi chi destina e sceglie la parola per amante o renda, amica fida, la presenza: esattamente quanto nemica giurata, la mancanza. I poeti questo fanno, per la parola danno fondo alla vita; scavano il confine; marcano la trincea e dentro vi costringono i suoni e i significati a definire ciò che un giorno sarà solo recinto oppure ombra del costruito.

Via, via! La vita è per la via…

Ecco Elea, la città del tempo e patria: qui, gli amici armati di sorrisi, canti e sonagli, di libri e poeti, di “gatti e vespe d’oro”, di temi, di convegni, lettere sempre pronte e paradossi. Scoprirsi qui, poeta o uccello d’acqua dolce, aperto al volo, all’imperterrito stremo di correnti e venti, al ricciolo d’onda in cui incaglia la risacca, nella puntura di vespa sotto il piede, l’unica dello sciame che s’attarda e s’impantana alla spiaggia, invece di correre a sfidare Viola, spugna di mare, che da sola avanza e s’allontana.

Ecco Elea, con la sua acropoli così vicina al mare e alla tovaglia, e la sua torre molto lontana dal contrappunto e dal barocco per cui tra giovani e non giovani si litiga e si infiamma, si mette mano fonda a molta scienza e conoscenze, anche con cipigli che sfiorano talvolta la saccenza, fino a che il giorno cede, e scioglie e appiana divergenze, mentre “perennemente Lucio accorda la chitarra e Peppe come sempre polemizza”, e il bimbo spuntato dagli scavi, tra muri erosi e colonnati sfranti, dall’alto del masso urla e scandisce; batte la canna: «Io, uno romano!».

Scrive Franco Cassano, autore molto amato: «Il pensare non è indipendente dal mondo in cui nasce, dalla luce o dalle ombre che trova: il pensiero meridiano è quello che ha conosciuto il sole che interseca il mare, che ha assaporato l'amore per la bellezza, la forza e la sofferenza degli eroi, il loro essere sfida al cosmo e di esso partecipe».

Addio, amico mio: finiscono qui, le parole.

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24 agosto 2026 ( modifica il 24 agosto 2026 | 20:28)

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