Se n'è andato Fabrizio Plessi, l'artista visionario che reinventò Brixia
Corriere della Sera - Cultura

Se n'è andato Fabrizio Plessi, l'artista visionario che reinventò Brixia

Domenica 23 agosto 2026
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Nato a Reggio Emilia, aveva compiuto 86 anni lo scorso aprile. Nel 2023, in occasione di Brescia Bergamo Capitale della Cultura, aveva immaginato «Plessi sposa Brixia», la grande mostra fatta di percorsi, portali e installazioni allestita fra Parco Archeologico e Museo Santa Giulia.

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Se n'è andato Fabrizio Plessi, l'artista visionario che reinventò Brixia

di Ilaria Bignotti

Nato a Reggio Emilia, aveva compiuto 86 anni lo scorso aprile. Nel 2023, in occasione di Brescia Bergamo Capitale della Cultura, aveva immaginato «Plessi sposa Brixia», la grande mostra fatta di percorsi, portali e installazioni allestita fra Parco Archeologico e Museo Santa Giulia.

Diceva sempre che una volta avute delle idee grandi, la mente non può più tornare indietro a pensare in piccolo. Ora lui è tornato all'origine, al nucleo, al gorgo nero dal quale ha saputo far scintillare con la sua luce in movimento tantissime immagini, tantissima vita, tantissima energia, donando a tutti noi, di qualunque razza, sesso, religione, l'amore per il pensiero libero, aperto, per la fantasia, per la filosofia, per la bellezza, per il bene.

Fabrizio Plessi, nato a Reggio Emilia il 3 aprile 1940, aveva trovato nella mobile laguna di Venezia, dove l'acqua continua a cambiare il volto delle cose e ci ricorda che siamo tutti immersi in un fluido meraviglioso di incontri e possibilità, la sua terra ideale per disegnare, inventare, comporre e scomporre immagini, Odisseo instancabile nel suo peregrinare curioso e infaticabile tra le visioni.

Fabrizio Plessi ha fondato un nuovo modo di intendere le arti visive, usando televisori e lastre di marmo, costruendo barche e grandi anelli con i quali sposare tutto il mondo dello scibile e anche dell'invisibile.
Per chi, come me, ha avuto l'immenso privilegio di stargli accanto, riordinare l'archivio, progettare mostre che sono mondi, sapere che oggi, 23 agosto 2026, all'età di 86 anni e un po' di mesi, se n'è andato, è ricevere un colpo basso, un pugno in faccia, quel pugno forte e violento che in ben altro modo, con la sua elegante visionarietà, sapeva sferrare con le sue opere.

Fabrizio Plessi ha inventato percorsi, portali, antri e installazioni fatto di materiali poveri e video, schermi e musica, suoni e silenzi; disegnava ovunque, fazzoletti, tovagliette di bar, tovaglie e soprattutto disegnava nel suo studio, sui suoi amatissimi fogli in formato A3 dove la matita e i pennarelli, che teneva in scala cromatica come un arcobaleno infinito, li colmavano di immagini e parole che già erano l'opera: dal pensiero e dal progetto alla forma compiuta.

Fabrizio Plessi ha con me costruito la grande mostra PLESSI SPOSA BRIXIA, inaugurata nel giugno 2023 a Brescia, pensata come un canto polimorfo per la Città di Brescia, il suo Parco archeologico, i suoi beni.
Si era letteralmente innamorato delle teste degli imperatori, delle cesellature dei bronzi, del monastero di San Salvatore, di Santa Giulia Crocifissa.

Sapeva piangere di commozione per sua moglie Carla, anche e solo nel vederla sfiorare la porta dello studio, e per i suoi figli Maria Sole e Rocco.
Sapeva amare senza mezzi termini. E piangeva, anche, davanti a una colonna e di fronte al mare in tempesta. Sapeva avere la forza di un leone se qualcuno gli chiedeva di ridimensionare un'opera.

Fabrizio non aveva mezzi termini.
I suoi cataloghi dovevano essere sfavillanti, grandi-grandissimi, come le sue opere. Eppure, anche quando si passava la lingua sulle dita per sfumare un piccolo disegno su un taccuino, lì condensava tutta la potenza delle grandiose installazioni. Parlare con lui, confrontarsi con lui, camminare in un luogo con lui era un'avventura: perché lui, come tutti i grandi Artisti, sapeva vedere oltre la dimensione e la finitezza delle cose. Mi ha dato, ci ha dato, tantissima luce, forse anche troppa: a volte avevo bisogno di stare da sola, di allontanarmi, per rielaborare l'impatto che avevano nella mia mente le sue parole, le sue idee.

Non ha mai sbagliato nulla. Ogni progetto è stato meraviglioso: la mostra al Broletto di Como, in ottobre 2024, aveva condensato tutta la sua idea sul senso di attraversare la soglia del visibile. Le barche conficcate nella Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale, prima ancora, erano dei cunei pronti a scavare nel mare della storia, delle ferite delle guerre.

Fabrizio mi ha insegnato, ci ha insegnato, ad avere coraggio.
Saltava sui traghetti, saltava da un treno all'altro, saltava da un aereo all'altro.
E guardava tutto, aveva sempre un pensiero rivolto ai giovani artisti, non aveva nessun problema a dire "questo è uno bravo davvero". Non l'ho mai sentito lamentarsi del troppo lavoro, dello sforzo per fare le cose.
Si lamentava se stava fermo. Se non poteva disegnare, se non poteva vedere ancora qualcosa. E vedeva tutto, prima che accadesse, nella sua mente libera e aperta, dove ci sono stati oltre sedicimila schizzi e disegni, dove ci sono ancora tantissime cose.

Perdere la sua presenza ruggente nella scena dell'arte italiana, e internazionale, è un pugno al cuore - e l'ho già scritto. Mi mancherà ogni istante, mancherà a tutti i sognatori, a tutti i coraggiosi, a tutti i visionari. Mancherà a tutti i bambini e le bambine che guardavano stupefatti il grande anello nuziale dove scorreva l'oro, il suo ultimo grande compagno di visioni, nel Museo bresciano.

Ora stava lavorando tra le trasparenze del vetro, a Murano da Barovier & Toso, e il nero, il nero scuro e profondo dove non riesco a credere sia finito.
In fondo a questo gorgo nero io so che c'è la sua mano nodosa, con le dita che fremono, che vogliono disegnare ancora qualcosa di nuovo. Qualcosa di bello. Qualcosa di grande. Grazie Fabrizio Plessi.

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23 agosto 2026 ( modifica il 23 agosto 2026 | 23:36)

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