Ma Rea, il poeta errante e il blitz a Rovereto: «Appendo versi alle ringhiere, sugli stendini e nei negozi: piccoli gesti contro la volgarità di oggi»
Corriere della Sera - Cultura

Ma Rea, il poeta errante e il blitz a Rovereto: «Appendo versi alle ringhiere, sugli stendini e nei negozi: piccoli gesti contro la volgarità di oggi»

Domenica 23 agosto 2026
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Andrea Masiero, noto per le sue "incursioni" nelle città d'Italia: «Da sempre mi interessa l'arte di strada. MI piace far riflettere e far sorridere. Non deve essere la gente a cercare la poesia, ma il contrario»

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Ma Rea, il poeta errante e il blitz a Rovereto: «Appendo versi alle ringhiere, sugli stendini e nei negozi: piccoli gesti contro la volgarità di oggi»

di Camilla Bertoni

Andrea Masiero, noto per le sue "incursioni" nelle città d'Italia: «Da sempre mi interessa l'arte di strada. MI piace far riflettere e far sorridere. Non deve essere la gente a cercare la poesia, ma il contrario»

Potrà un “deodoerrante” ripulire il mondo? Lo vorrebbe tanto Andrea Masiero, in arte Ma Rea, originario di Padova, ma bolognese da undici anni. Nella vita ha due lavori, entrambi per le vie delle città: autista di autobus da venticinque anni, considera questo il lavoro che gli dà da mangiare e che gli permette di fare l’altro, il poeta errante, quello che lo fa vivere, la sua vera passione. Una delle sue ultime incursioni poetiche urbane, annunciata sui social da una previsione di allerta meteo («attenzione: alta marea di poesia in arrivo!»), è stata a Rovereto, a luglio, dopo una visita al Mart Museo d’arte moderna e contemporanea per omaggiare uno dei suoi riferimenti poetici, Lamberto Pignotti. È in una strada di Rovereto che ha donato al pubblico uno dei suoi “deodoerranti”. 

Ma che cos’è un “deodoerrante”? 
«Hai presente uno di quei deodoranti da wc che si comprano al supermercato? Ecco, al posto della saponetta profumata, inserisco un rotolino di carta con una mia poesia, et voilà! La trasformazione si compie. Appeso a qualche ringhiera, diventa un portatore di poesia errante e la sua ambizione è quella di ripulire il mondo». 

Dalla carta igienica alle fermate dei bus, qualunque supporto può diventare portatore di messaggi poetici? 
«Certamente, la carta igienica con gli scritti poetici, che mi piace mettere nei bagni dei luoghi deputati alla cultura, dalle biblioteche alle università, diventa il mezzo per ripulirsi dalla volgarità. Quelli sulle fermate dei bus sono stati tra i primi miei interventi poetici, ne ho lasciati anche a Rovereto e continuo a lasciarne, così come quelli tra i rifiuti. Una delle mie operazioni più emblematiche è il bucato poetico, poesia intima su biancheria intima, da cui poi è nato il mio pseudonimo di Stendiversomio, una parola che unisce il concetto di versi stesi al sole come su uno stendino, ma anche quello di versorio, parola latina per indicare l’aratro di cui si trova traccia nei dialetti: per me la poesia è un aratro con cui rovesciare le zolle della psiche, mi piace rompere le abitudini, incuneandomi nei territori urbani. Ci sono anche i pesciolini poetici delle scatoline che finiscono nei freezer dei supermercati, in mezzo ai surgelati». 

E le reazioni delle persone quando trovano questi oggetti svuotati dalla loro funzione abituale e ai quali sono affidati altri significati, quali sono? 
«Le reazioni arrivano attraverso i social, la gente di solito si diverte. Da Rovereto finora ho avuto meno riscontri di quanti ne abbia avuti dal mio intervento in Sicilia, a fine luglio, ma a volte bisogna avere pazienza, e aspettare di vedere che le persone scoprano i versi nascosti nelle pieghe della quotidianità. Prima di Rovereto l’incursione era stata a Padova, la mia città natale, dove avevo messo un cartello con i consigli altruisti: imitano messaggi pubblicitari, ma con le parole cambiate, una presa in giro della comunicazione contemporanea, ne ho messi anche a Rovereto. La prossima alta marea poetica sarà a Parigi, in lingua naturalmente». 

Quando ha avuto inizio questa avventura? 
«Dodici anni fa. Considera che io ho smesso di studiare a 15 anni, volevo lavorare, e il mio primo lavoro è stato proprio a Rovereto. Ho ripreso a studiare a 27 anni, mi sono iscritto al liceo delle Scienze sociali a Ferrara, città dove sono rimasto a vivere per dieci anni: mi sono diplomato a 31 e poi mi sono laureato alla triennale in Comunicazione. Ho studiato per scelta, per capire chi ero. È stato al liceo che è nato il mio interesse per la poesia che poi ha assunto una dimensione artistica all’università: la mia tesi l’ho fatta proprio sulla poesia di strada e sui suoi attori più noti, Ivan Tresoldi, Opiemme, Mister Caos, il Mep, ovvero il Movimento per l’emancipazione della poesia di Firenze. Il loro modo un po’ abusivo di attaccare i volantini di notte per le strade mi ha conquistato: non mi bastava la dimensione scritta, e nemmeno l’idea di pubblicare. E dal 2014 ho dato il via alla mia dimensione poetica stradale». 

Crede nel potere della poesia di cambiare il mondo? 
«La poesia riesce a mettere in comune le visioni del mondo, ha una sua forza per la forma in cui sa esprimere certe cose, in un modo più delicato e affascinante. Punto ad attrarre persone sensibili proponendo frammenti di mondo, visioni in una forma di poesia molto breve, cerco di condensare. Non deve essere la gente che va in cerca della poesia, faccio in modo che, viceversa, sia la poesia che cerca la gente».

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23 agosto 2026 ( modifica il 23 agosto 2026 | 13:39)

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