Biennale, la storia dei cento manifesti dal 1895 al 2024: «E' il racconto dell'evoluzione dell'arte e del design»
La mostra sarà fino al 20 settembre, al Museo Le Carceri di Asiago. Una storia dell’immagine che è anche una storia del gusto e della società. Le 100 locandine saranno esposte in ordine cronologico
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Biennale, la storia dei cento manifesti dal 1895 al 2024: «E' il racconto dell'evoluzione dell'arte e del design»
di Veronica TuziiLa mostra sarà fino al 20 settembre, al Museo Le Carceri di Asiago. Una storia dell’immagine che è anche una storia del gusto e della società. Le 100 locandine saranno esposte in ordine cronologico
In primo piano, adornato di fiori, il ferro di prua, in veneziano fero da próra o dolfin, della gondola, che indica i sestieri della città e porta il leone marciano. Sullo sfondo le sagome delle cupole delle chiese e il campanile di San Marco. Non manca una barca a vela sulla quale è dipinto un occhio. Venezia guarda Venezia. La prima Biennale, nata con ambizioni internazionali, si presenta attraverso i suoi simboli grazie all’affiche realizzata dal pittore e architetto Augusto Sezanne.
La mostra
Fino al 20 settembre, al Museo Le Carceri di Asiago, la mostra, «Un racconto della Biennale Arte in 100 manifesti dall’Archivio Storico della Biennale di Venezia», promossa dal Comune di Asiago in collaborazione con la Biennale, propone una selezione di manifesti originali e copie anastatiche della Biennale Arte dal 1895 al 2024. Una storia dell’immagine che è anche una storia dell’arte e del design, del gusto e della società. «Le 100 locandine esposte in ordine cronologico - sottolinea Debora Rossi, responsabile dell’Asac - consentono di ripercorrere le edizioni storiche dell’Esposizione Internazionale d’Arte, offrendo molteplici percorsi di lettura e testimoniando al tempo stesso il profondo legame tra l’Istituzione e la città lagunare sin dalla prima rassegna del 1895».
La prima edizione
Una prima edizione che vide la presenza dei reali Umberto I e Margherita di Savoia. Nei primi decenni il manifesto è ancora vicino alla pittura. Sezanne - insieme a Bartolomeo Bezzi, Guglielmo Ciardi, Pietro Fragiacomo ed Ettore Tito, fra i primi collaboratori della Biennale d’Arte e parte del comitato organizzativo - porta sulla carta il Liberty, il vedutismo, la tradizione figurativa. Quello del 1914, ancora di Sezanne, è un tripudio di colori, forme e Art Nouveau. È uno degli ultimi di questa stagione ed è anche una soglia: sarà l’ultima Biennale prima della guerra. Tra il 1922 e il 1950 si afferma il sistema dei concorsi e sulla scena entrano cartellonisti come Marcello Dudovich, Brenno Del Giudice e Franz Joseph Lenhart. La grafica comincia a emanciparsi dalla veduta veneziana.
Il secondo dopoguerra
La svolta arriva nel secondo dopoguerra. Entrano in scena Carlo Scarpa, Massimo Vignelli, Bob Noorda. Non più solo un’immagine per attirare l’attenzione, ma un sistema di segni, caratteri, colori, proporzioni. Diventa progetto e una vera identità visiva. E dentro quei fogli entra pure la storia del Paese. Quelli della 34ª Biennale del 1968 sono segnati dalla contestazione. Studenti e artisti accusano la manifestazione di essere un’istituzione elitaria, distante dalla società e troppo legata al mercato. Nel 1974, sotto la presidenza di Carlo Ripa di Meana, la Biennale compie un passo fuori dai confini tradizionali: «Libertà al Cile» trasforma l’istituzione in un luogo di denuncia politica e di solidarietà con la resistenza cilena dopo il golpe di Pinochet. Nel 1980 arriva Milton Glaser, il designer americano autore del celebre logo «I love NY»: è uno dei primi grandi nomi internazionali a firmare la comunicazione della Biennale. Il manifesto è ora oggetto da collezionare. Gli anni Ottanta portano la Transavanguardia italiana, il Neo-Espressionismo tedesco, la Nuova Figurazione. Molti linguaggi, molte voci.
Tra i nomi raccolti nella mostra ci sono Albe Steiner, Heinz Waibl, Mario Cresci, Pierluigi Cerri ed Ettore Sottsass. Il 1995, anno del centenario, porta il peso di un secolo di arte internazionale. I manifesti di «Identità e alterità», curata da Jean Clair, giocano con opere-icona di Fritz Lang, Giorgio de Chirico, Fausto Melotti e Carlo Wulz. Nel 1997 l’immagine guida scelta da Germano Celant e realizzata da Tapiro è una galassia, a restituire l’anelito di «Presente, futuro». Poi arriva Harald Szeemann.
Artisti extraeuropei
Nel 1999, con «dAPERTutto», la Biennale allarga lo sguardo ad artisti extraeuropei, giovani e nuovi linguaggi multimediali. Nel 2013 Massimiliano Gioni costruisce «Il palazzo enciclopedico», un’idea utopica e ossessiva: raccogliere tutta la conoscenza del mondo in un unico edificio immaginario. La grafica di Goto Design ha il fascino di questa ambizione, con tante frecce che partono da una testa. Dal dolfin fiorito del 1895 cambiano le tecniche, i caratteri, i colori, il modo di guardare. Cambia Venezia, cambia la Biennale e cambia il pubblico a cui parla.
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22 agosto 2026 ( modifica il 22 agosto 2026 | 19:30)
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