Il dovere della responsabilità
Il Papa: Non lasciamo spazio a chi soffia sul fuoco della disperazione perchè il futuro è una promessa, non una minaccia
Il dovere della responsabilità
Ferruccio De Bortoli | 22 agosto 2026Il Papa: Non lasciamo spazio a chi soffia sul fuoco della disperazione perchè il futuro è una promessa, non una minaccia
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Quando il Papa parla di pace e fratellanza reagiamo con una corale partecipazione. Corale ma, siamo sinceri, un po’ formale e rassegnata. Diciamo sempre: meno male che c’è la sua voce, la sua alta figura morale. Ma poi veniamo immediatamente catturati, al di là della nostra fede (quando c’è), dalla dura realtà della geopolitica, dalla ineluttabilità delle guerre, dalla difesa degli interessi che prevale su quella dei valori. «Il falso realismo che riarma le menti, le parole e le nazioni», ha detto il Papa. Volgiamo, spesso, lo sguardo altrove. «Il futuro è una promessa, non una minaccia» ci rincuora Leone XIV.
Questo dovrebbe essere il titolo del nostro quotidiano breviario laico. I tanti giovani che, al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, lo hanno ascoltato e applaudito non sono, per fortuna loro e nostra, rassegnati. Il messaggio di tanti volontari è stato semplicemente meraviglioso. E se vogliamo aiutare veramente i nostri pochi giovani, dare sostanza alle parole del pontefice, dovremmo rivalutare, in una società anziana ed egoista, l’importanza di ogni piccolo gesto lungo la strada accidentata, faticosa, dell’impegno civico e della solidarietà verso chi è vittima di ingiustizie.
Se si pensa, per fare un semplice esempio, che la forza sia ormai destinata a prevalere sul diritto, che non ci sia più nulla da fare, e che la tutela di interessi di parte o nazionali giustifichi ogni affronto alla dignità degli altri, certamente non li si aiuta.
«Se vogliamo cambiare il mondo — ha detto il Papa ai giovani, citando sant’Agostino — cominciamo da noi stessi». Vale per tutti.
Viviamo una fase della nostra storia il cui il cinismo è l’ingrediente apprezzato della grinta identitaria. Suscita ammirazione perché promette di agire, proteggere, garantire. Senza tante premure per il prossimo. Le democrazie sono più deboli, i loro valori incerti, il diritto umanitario è stato gettato alle ortiche.
Tutto quello che sta accadendo intorno a noi solleva, di conseguenza, qualche interrogativo. Anche la nostra dimensione civica è profondamente cambiata? Si è indurita troppo la nostra pelle e resa più arida la nostra anima?
«È l’ora della responsabilità specialmente per chi molto ha ricevuto da una millenaria tradizione di fede che si fa cultura — ha ricordato nel suo intervento Leone XIV — prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone. Questa consapevolezza è al cuore del Cristianesimo: il male non si combatte col male».
Se la cultura cattolica propone il «realismo della misericordia», tutto il mondo laico dovrebbe sentire, fortissimo, il dovere civico della responsabilità. «Occorrono pionieri coraggiosi», incalza il Papa. Se no vi sarà soltanto spazio e, purtroppo consenso e ammirazione, per chi «soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione». E ancora: «Liberiamo la convivenza dal sospetto».
Richiamando la figura carismatica di don Luigi Giussani, il pontefice ha sostenuto che il «metodo educativamente più capace di bene non è quello della fuga dalla realtà, ma quello che vive della promozione del bene nel mondo». Queste parole, probabilmente, nelle prossime ore si dissolveranno nella normalità della vita di tutti i giorni. Belle, bellissime, ma sospese in una dimensione spirituale, forse più personale che collettiva. Se solo avessero però l’effetto di farci temere che un’invisibile patina di indifferenza possa svilire le nostre vite — e pregiudicare quelle dei nostri figli e nipoti — allora avrebbero una loro autentica forza rivoluzionaria. Speriamo. Il futuro non è una minaccia.
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