E se togliessimo valore legale alla maturità?
Una proposta che mira a dare valore a ciò che oggi in Italia ha più bisogno di essere rivalutato: lo studio
E se togliessimo valore legale alla maturità?
Giancristiano Desiderio | 22 agosto 2026Una proposta che mira a dare valore a ciò che oggi in Italia ha più bisogno di essere rivalutato: lo studio
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L’ultimo esame di maturità è stato uguale agli anni passati ma con una novità: le commissioni erano composte da 5 docenti e non da 7. Per il resto, eterno ritorno dell’uguale. Invece, per un eterno ritorno del diverso perché non lasciare l’esame di maturità ma privarlo del valore pratico-legale? È una proposta seria che mira a dare valore a ciò che oggi in Italia ha più bisogno di essere rivalutato: lo studio.
Le conseguenze sarebbero almeno tre. La prima: l’esame cesserebbe di essere un esame di Stato e sarebbe effettivamente un esame di maturità. Rimarrebbe cioè una licenza ma non avrebbe più un valore legale spendibile. Rimarrebbe il senso del rito di passaggio e il giudizio della commissione si concentrerebbe sulla maturità del candidato. La scuola ritornerebbe davvero a scuola.
La seconda conseguenza: per iscriversi all’università sarebbe necessario superare uno o più esami per dimostrare di essere preparati per frequentare quel corso di studi. Non ci troveremmo di fronte a nessuna diseguaglianza perché tutti, sia liceali sia i diplomati ai professionali, per iscriversi all’università dovrebbero superare esami d’ingresso. È questa una modalità di accesso agli studi superiori che esiste già. Si tratterebbe di estenderla. Con benefici per tutti. Soprattutto per la serietà degli studi che inizierebbero a ritornare a sé stessi, ossia alla scuola e all’università, e verrebbero sottratti all’eccesso di statalizzazione che li svuota e li trasforma nei presuntuosi «pezzi di carta» di cui parlava giustamente il professor Luigi Einaudi.
La terza conseguenza sarebbe il recupero di un costume su cui insiste spesso su queste pagine Sabino Cassese: i concorsi pubblici per accedere alla pubblica amministrazione. Con una novità: i concorsi dovrebbero essere organizzati come esami di Stato extra-scolastici ossia basati non tanto sui titoli quanto sull’effettivo accertamento delle competenze. Lo Stato è in grado di organizzare concorsi sapendo cosa cerca? Come si vede, cambiare la natura degli esami finali della scuola superiore significa realizzare una riforma anche di università e amministrazione. Per chi conosce il sistema napoleonico dell’istruzione non dovrebbe essere una sorpresa. Cambiare gli studi significa mettere mano agli esami, diceva Salvatore Valitutti.
22 agosto 2026
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