Giulio Cesare, un «cervello politico»: con il «Corriere» il libro di Luciano Canfora
Corriere della Sera - Cultura

Giulio Cesare, un «cervello politico»: con il «Corriere» il libro di Luciano Canfora

Lunedì 2 febbraio 2026
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Dal 3 febbraio per due settimane in edicola con il quotidiano il primo dei 25 libri di una nuova serie firmata da Luciano Canfora. Qui narra la storia del condottiero che allargò i confini di Roma

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Giulio Cesare, un «cervello politico»: con il «Corriere» il libro di Luciano Canfora

di ANTONIO CARIOTI

Dal 3 febbraio per due settimane in edicola con il quotidiano il primo dei 25 libri di una nuova serie firmata da Luciano Canfora. Qui narra la storia del condottiero che allargò i confini di Roma

Luciano Canfora nel giugno 2019 ospite della trasmissione Rai «L’Approdo» condotta da Gad Lerner (foto di Alessandro Di Marco / Ansa)

Non sempre i ricordi di scuola aiutano. Chi ha frequentato il liceo parecchi anni fa (ma forse anche più di recente) in linea di massima è abituato a considerare la campagna di Giulio Cesare in Gallia, che allargò parecchio i possedimenti di Roma, come un’impresa gloriosa, oltre che naturalmente molto brillante sotto il profilo della strategia militare. Ma è ben diverso e niente affatto trionfalistico il giudizio che esprime Luciano Canfora nella sua biografia del grande condottiero, in edicola il 3 febbraio con il «Corriere», come prima uscita della collana dedicata alle sue opere.

L’autore scrive che fu una guerra di conquista «provocata a freddo, senza un vero pericolo, una vera minaccia». Aggiunge che ne conseguì una strage «di impressionanti proporzioni». E sottolinea che lo scopo del comandante romano non era altro che «la cinica utilizzazione di un siffatto genocidio per la lotta politica interna». L’epopea vittoriosa delle legioni viene così trasfigurata in un’aggressione brutale, motivata per giunta da ragioni di smodata ambizione personale.

Ciò non deve stupire, perché il connotato più importante dell’opera di Canfora, uno dei massimi studiosi dell’antichità che il nostro Paese possa vantare, è appunto lo spirito critico con cui guarda alle vicende del passato remoto e ce ne restituisce la realtà spesso molto cruda, sfatando l’immagine edulcorata e oleografica che di solito viene trasmessa al pubblico dai mass media circa la civiltà classica.

A tal proposito un ulteriore aspetto sottolineato nel libro Giulio Cesare. Il dittatore democratico riguarda la competizione per il potere a Roma, che ai tempi del brillante condottiero, assassinato al culmine della sua carriera, «nella pratica quotidiana, aveva un continuo bisogno di denaro». Le personalità in ascesa nella vita pubblica s’indebitavano fino al collo per comprare voti e reclutare adepti. Quindi, scrive Canfora, il fenomeno della corruzione va considerato «come elemento sostanziale della prassi politica romana».

Cesare, per nulla estraneo a questo genere di comportamenti alquanto disinvolti, di suo non disponeva di molti quattrini ed era perciò braccato dai creditori. Ma riuscì a supplire stringendo le alleanze giuste — in particolare il triumvirato con Gneo Pompeo e con il ricchissimo Marco Licinio Crasso — e intraprendendo in Gallia la guerra di conquista di cui si è detto, feroce quanto foriera di prestigio e di ingenti risorse economiche.

Canfora non presenta certo Cesare nelle vesti del predestinato al potere assoluto, anzi ricorda i tanti episodi che, dalla giovinezza avventurosa alla difficile guerra in Spagna contro i figli di Pompeo, videro la sua sorte appesa a un filo. Tuttavia gli riconosce indubbie qualità di «cervello politico», capace di un’accorta tessitura finalizzata a infoltire il proprio seguito, appoggiandosi in prevalenza sulle masse popolari, ma rivolgendo l’opportuna attenzione ai «vecchi ceti dirigenti». E anche esercitando verso gli ex avversari una «clemenza» con cui si differenziò volutamente dalla condotta efferata di Silla, dominatore di Roma in un’epoca di poco precedente e responsabile di gravissime atrocità.

Canfora mostra una considerazione positiva per il talento di Cesare, specie nel gestire la sua immagine pubblica senza farsi cogliere in fallo: «La bravura di un politico — scrive — consiste per l’appunto nel diramare una propaganda alla quale dimostrare coi fatti di essere stato lealmente coerente». Però dalla biografia, come abbiamo visto, non esce certo una figura idealizzata. Semmai un personaggio contraddittorio: «Un impasto di meschinità e di grandezza».

In effetti Cesare, di fronte alla crisi galoppante dell’assetto repubblicano tradizionale di Roma, colse l’urgenza di una svolta profonda, ma non seppe darle la veste istituzionale necessaria per legittimarla. E lui, che in qualche modo era stato coinvolto nelle precedenti trame di Catilina, finì poi vittima di un complotto, trafitto da una ventina di pugnalate. In fondo, riflette Canfora, la parabola del conquistatore della Gallia fu l’espressione di un’epoca intensamente tormentata: «Se la sua carriera è racchiusa tra due congiure in mezzo alle quali c’è una interminabile guerra civile, questo percorso sanguinoso e violento raffigura adeguatamente la pena con cui la repubblica aristocratica e imperialista ha ceduto il passo, vendendo cara la pelle, al potere personale».

Non toccò quindi a Cesare, ma ad Ottaviano Augusto, l’erede che aveva adottato, portare a termine la dolorosa transizione. Un principe che finse di restaurare l’assetto repubblicano, ma di fatto governò come un autocrate e designò il proprio successore Tiberio con una scelta insindacabile. A lui è dedicato il terzo libro della serie in edicola con il «Corriere», Augusto figlio di Dio.

Saggi di storia e antichità: i bestseller e gli «introvabili»

La copertina del primo volume in vendita con il «Corriere» Il «Corriere della Sera» inaugura una nuova collana, I libri di Luciano Canfora. Si tratta di 25 volumi firmati dal filologo classico, grecista, storico, saggista, anche volto televisivo, classe 1942, uno degli intellettuali più importanti del panorama contemporaneo, oltre che firma del nostro giornale. A partire da martedì 3 febbraio, sarà possibile acquistare i libri in edicola, uno ogni settimana fino al 21 luglio, insieme al «Corriere della Sera» — oppure a scelta anche in abbinamento a «La Gazzetta dello Sport» — al prezzo di 10,99 euro oltre al consueto costo del quotidiano. Il primo libro rimarrà in edicola due settimane, gli altri una. La collana raccoglie le opere più importanti di Canfora, bestseller come ad esempio La grande guerra del Peloponneso e Giulio Cesare, o chicche che non sono più a catalogo, quali la Filologia e libertà e La biblioteca del patriarca. Si parte con Giulio Cesare. Il dittatore democratico, la storia dagli esordi politici fino alla tragica fine dell’uomo destinato a cambiare la storia di Roma, nell’interpretazione originale del professore emerito dell’Università di Bari, città dove Canfora è nato. Nel testo scopriamo come in ogni momento l’azione politica e militare di Cesare fu esposta agli esiti più diversi. Alla fine, è naufragato nell’azione più spettacolare: la congiura dei suoi. Eppure Cesare ha serbato un prestigio postumo inesausto e una forza di suggestione di lunghissima durata, che ne fa, già nel nome, un archetipo. In apertura del primo volume il lettore troverà inoltre una novità: un Invito alla lettura dell’opera, che fa quindi da introduzione all’intera collana, firmato da Antonio Carioti.

2 febbraio 2026 (modifica il 2 febbraio 2026 | 21:35)

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