Shoah, ricordare l’orrore. Nei dettagli
I treni, lo smistamento, i forni: lo sterminio deciso da Hitler si basava su una precisa organizzazione. Una scrittrice ragiona su quello che è stato, e non dovrà più essere
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Shoah, ricordare l’orrore. Nei dettagli
di DACIA MARAINII treni, lo smistamento, i forni: lo sterminio deciso da Hitler si basava su una precisa organizzazione. Una scrittrice ragiona su quello che è stato, e non dovrà più essere
Hadasa, figlia dell’artista polacco Joseph Bau (1920 – 2002), mostra la copia di un disegno realizzato dal padre con la mappa del lager di Płaszów, dove fu internato. Bau fu uno degli ebrei salvati (foto Epa / Abir Sultan)
Si è celebrata la giornata della memoria con una giusta attenzione nei riguardi delle scelte politiche ed etiche. Io vorrei portare il ricordo sui dettagli più minuti che molti non conoscono e sono secondo me preziosi per capire un fenomeno unico nella sua perversione sistematica.
Partiamo da un treno che arriva nel campo. La prima cosa, appena i viaggiatori che hanno trascorso da due a quattro giorni su un vagone chiuso spartendosi un pezzo di pane, qualche goccia d’acqua e un secchio per i bisogni di una trentina di persone, le SS dividono con sistematica precisione coloro che giudicano utili per il lavoro del campo da quelli che sarebbero subito stati liquidati perché inservibili (a che servono infatti i bambini e gli anziani che non possono lavorare?).
Bambini e anziani vengono così spinti da una parte, qualche volta assieme con le mamme, soprattutto quando gridano che non vogliono essere separati. Altrimenti, soprattutto quando si tratta di donne giovani e belle, vengono spinte verso il gruppo che verrà risparmiato, per lo meno per qualche tempo. Naturalmente la ragione di questo smistamento non è nota ai nuovi arrivati. Era stato loro detto che nel campo li aspettava il lavoro, non la morte.
Per non creare panico e resistenze, ai bambini, alle madri e agli anziani vengono consegnati un asciugamano e un pezzetto di sapone. Siate pronti per una doccia, dicono con voce suadente, dopo la sporcizia di un vagone è necessaria un poco di pulizia, no? I bambini e le loro madri seguono docilmente il giovane SS che li conduce nella camera a gas. Una volta dentro, vengono chiuse le porte doppie blindate. Gli altri, intanto, quelli salvati, verranno fotografati, rapati e costretti a indossare una specie di pigiama a righe dopo avere ricevuto un numero tatuato sul braccio.
La cosa grottesca è che coloro che entrano denudati nella camera a gas credendo di andare a fare una doccia in effetti si trovano dei bocchettoni ad altezza uomo da cui vengono fuori dei forti getti d’acqua. I bambini felici si buttano a ingurgitare quell’acqua che è stata negata per giorni nell’interno del vagone. Le mamme prendono a lavarsi. Non si accorgono che nel frattempo sul soffitto si aprono delle fessure da cui comincia a venire giù una polvere azzurra che si chiama Zyklon B, una versione rafforzata di un veleno per topi.
La polvere quando tocca il pavimento bagnato si trasforma in un vapore che si alza verso le bocche e il naso dei bambini i quali cominciavano a sentire un bruciore terribile alle narici e poi un pugno in gola che li fa subito vomitare. Le madri si chinano senza capire, ciascuna pensando che il suo piccolo stia semplicemente risentendo del lungo viaggio nel vagone soffocante. Ma nel frattempo il vapore velenoso sta salendo dall’altezza dei bambini a quella degli adulti e anche le donne e gli anziani cominciano a lacrimare e a sentirsi soffocare. Finalmente capiscono che quel vapore azzurrognolo che monta dal pavimento ha qualcosa di pericoloso. Allora si buttano sulla porta sperando di aprirla e uscire fuori, ma la porta è chiusa ermeticamente e ormai il vapore venefico ha invaso tutta la sala. Alcuni bambini si torcono nella sofferenza buttati sul pavimento, le madri li afferrano ma cadono per terra anche loro. Comincia così l’agonia di piccoli e grandi che dura una decina di minuti.
Tutto questo viene registrato dallo sguardo freddo e calcolatore di una SS che attraverso un oblò segue il processo della gassazione.
Ricordiamo che all’inizio i soldati di Hitler avevano l’ordine di fucilare le persone raccolte in Europa secondo i piani di eliminazione delle razze inferiori. Ma sembra che soprattutto la pratica di sparare sui bambini creasse dei problemi ai militi delle SS per quanto fossero allenati a considerare di uccidere. Ma sparare a un bambino inerme era comunque difficile. Per questo i chimici si erano messi in moto per trovare un metodo veloce che permettesse di uccidere tante persone senza disturbare la sensibilità dei massacratori. . .
Avevano provato anche a cacciarli dentro un camion e poi mandare loro addosso il gas di scarico, ma ci voleva troppo tempo per raggiungere la morte e la gente urlava, e creava troppo confusione. Bisognava trovare un sistema piu rapido. Uno dei chimici propone di provare con un veleno che si è dimostrato velocissimo nell’uccidere i ratti. Infine, quando dal lunotto hanno controllato che siano tutti morti, viene aperta la porta blindata. Ma il fetore è disgustoso.
Le SS si allontanano dopo avere chiamato gli uomini del Sonderkommando. Dei giovani appena arrivati costretti alle funzioni piu odiose che le SS non volevano compiere. Dovevano tirare fuori dalla camera a gas i corpi coperti di vomito e di feci. Pulirli alla meglio, tagliare loro i capelli che servivano per fare parrucche o riempire cuscini. Altri erano addetti a strappare con le pinze i denti d’oro dalle bocche degli anziani, tutto per le casse del Reich.
Infine si dovevano issare quei corpi nudi sui carrelli e portarli ai forni crematori. Ogni corpo veniva spinto dentro con precisione, in modo da non ingorgare il forno. Che però spesso si occludeva in effetti. Ci sono le lettere ancora oggi leggibili che testimoniano le proteste degli addetti ai forni del campo nei riguardi delle aziende che li avevano costruiti. Le aziende rispondevano che se i forni venivano usati giorno e notte, era normale che si bloccassero. Basterebbero queste lettere per smentire qualsiasi negazionista.
Le persone che venivano risparmiate, come spiega bene anche Primo Levi, erano i giovani o i competenti in qualche materia. Persone robuste, ragazze giovani e belle che a volte venivano usate per soddisfare sessualmente i soldati, qualche medico, qualche cuoco. L’unico esempio di una scelta umana era quella di risparmiare i musicisti perché allietasse il campo con delle suonate. In molti campi c’era addirittura una orchestrina che aveva il diritto di qualche pezzo di pane in più per potere avere la forza di suonare uno strumento.
Ciascuno faceva il suo dovere. Non era possibile disobbedire. E il campo funzionava come un orologio.
Chiedersi come sia possibile che la paranoia di un criminale seriale abbia potuto incantare e sedurre un intero Paese, è utile ma nessuno ha saputo dare una risposta. Io penso che come nella vita individuale ci si può innamorare della persona sbagliata, magari proprio della persona che ti odierà e ti ucciderà, così un popolo può perdere la testa per un criminale assetato di sangue senza rendersi conto del male che sta facendo al suo stesso Paese. Ci sono degli incantesimi, quasi delle magherie, che possono stravolgere persone sane e trasformarle in crudeli torturatori. Ricordo che i perseguitati non erano solo ebrei, ma omosessuali, rom, comunisti, dissidenti e anche qualche prete. Tutti coloro che nella mente malata del führer non facevano parte della razza ariana, bianca, superiore o che in qualche modo si opponevano ai suoi voleri da alienato. Ricordiamo che le prime eliminazioni sono state compiute sugli stessi tedeschi affetti da menomazioni fisiche o psichiche, perché il Paese doveva ospitare solo persone sane, pronte al saluto col braccio alzato davanti al loro brutale, spietato piccolo padre.
Certo c’erano anche molti tedeschi che non approvavano e non partecipavano, ma il sistema di repressione era tale che era impossibile protestare. Bastava una parola per essere messo a morte. Oggi ci chiediamo se sia stata più la paura o la seduzione nazionalistica a rendere molte persone complici di tanto abominio. La risposta sta nel complicato e misterioso animo umano che, proprio come sta succedendo ora, perde di vista la ragione e il buonsenso per seguire il pifferaio magico che li porterà ad affogare tutti insieme nel grande mare del nulla.
L’autrice e la detenzione in Giappone Scrittrice e saggista, Dacia Maraini è nata a Firenze nel 1936. Figlia dello scrittore
e antropologo Fosco Maraini e dell’artista Topazia Alliata, da bambina
ha vissuto in Giappone. Dopo l’8 settembre ’43 i genitori rifiutarono di giurare fedeltà alla Repubblica di Salò e con Dacia e le altre due figlie vennero internati in un campo di prigionia: la scrittrice ha raccontato la detenzione in «Vita mia» (Rizzoli, 2023).
30 gennaio 2026 (modifica il 30 gennaio 2026 | 12:27)
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