Liliana Segre: «Perché non si può usare Gaza contro il Giorno della Memoria (e per chi è, davvero, questa giornata)»
Corriere della Sera - Cultura

Liliana Segre: «Perché non si può usare Gaza contro il Giorno della Memoria (e per chi è, davvero, questa giornata)»

Martedì 27 gennaio 2026
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Pubblichiamo il testo integrale del discorso tenuto dalla senatrice a vita Liliana Segre in Senato il 27 gennaio 2026, in occasione del Giorno della Memoria

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Liliana Segre: «Perché non si può usare Gaza contro il Giorno della Memoria (e per chi è, davvero, questa giornata)»

di Liliana Segre

Pubblichiamo il testo integrale del discorso tenuto dalla senatrice a vita Liliana Segre in Senato il 27 gennaio 2026, in occasione del Giorno della Memoria

Signor Presidente, colleghi senatori,

si celebra oggi la venticinquesima edizione del Giorno della Memoria, che venne istituito con la legge 20 luglio 2000, n. 211. Quella legge fu tenacemente voluta dall’amico onorevole Furio Colombo, il quale ci lavorò per anni finché non riuscì a ottenere che il Parlamento la approvasse all’unanimità, così come erano state votate all’unanimità dalla Camera dei Fasci nel 1938 le leggi razziali.

Personalmente traccio un bilancio dell’applicazione della legge fatto di luci e di ombre. Tra le luci c’è che negli ultimi 25 anni milioni di giovani si sono avvicinati allo studio della Shoah e delle altre deportazioni e persecuzioni perpetrate dal nazifascismo, mentre prima spesso non si arrivava neppure a studiare la seconda guerra mondiale. Tra le ombre c’è il taglio celebrativo, meccanico di una parte degli eventi che vengono organizzati. Sarebbe preferibile concentrarsi su poche iniziative di qualità e davvero sentite, evitando i riti e gli atti dovuti. Però, come ho detto questa mattina al Quirinale rispondendo alle domande dei giovani, negli ultimi anni abbiamo un problema più serio.

«Il tragico conflitto a Gaza, con le enormi sofferenze subite da tanti innocenti, ha fatto riesplodere un antisemitismo che prima sembrava sopito. Il principio cardine, come per tutti i razzismi, è quello della colpa collettiva. Una colpa che si propaga nel tempo e nello spazio, per cui l’accusa di deicidio rivolta agli antenati è stata usata nel corso dei secoli contro tutte le generazioni successive; e le malefatte (vere o presunte) di ogni singolo ebreo sono state usate per alimentare l’ostilità e il pregiudizio contro tutti gli ebrei ovunque nel mondo. Oggi siamo arrivati ad una espansione ulteriore, per cui la colpa addirittura risale a ritroso la linea del tempo e ci tocca leggere frasi tipo “le vittime di allora hanno perpetrato un nuovo genocidio oggi”. Un pensiero delirante e ripugnante, che è alla base delle ritorsioni – non saprei come chiamarle diversamente – che stanno colpendo il Giorno della Memoria. Se mi chiedono “si può parlare di Gaza nel Giorno della Memoria ?”, rispondo che certamente se ne può parlare. Il valore universale degli insegnamenti che derivano dalla Shoah ci porta a riflettere sempre sulle tragedie e i crimini che ancora dilagano nel mondo. Si può, si deve parlare di Gaza, di Iran, di Ucraina, del Venezuela, del Sudan e di tutto ciò che offende l’umanità e chiama in causa la nostra responsabilità di cittadini di un mondo globale.

Il problema è un altro. Non si può usare Gaza “contro” il Giorno della Memoria, tentare di oscurarlo, alimentare o lasciar correre ossessivi tentativi di banalizzazione, di distorsione e di inversione della Shoah; non si può accettare che diventi occasione di una vendetta sulle vittime di allora. Quello che ancora non tutti sembrano avere capito è che il Giorno della Memoria non è per gli ebrei, è principalmente per tutti gli altri. Serve per ricordare la nostra storia, quello che fece l’Italia fascista di allora, quello che fecero la Germania nazista e molti Stati europei contro le “razze” considerate inferiori, contro i più deboli e i diversi, contro l’umanità. Il Giorno della Memoria è per ricordare i carnefici, ma anche quelli che si opposero e i Giusti che tentarono a costo della vita di salvare i perseguitati».

Questa rinascita virulenta dell’antisemitismo ha spinto diversi gruppi di senatori a presentare proposte di legge per contrastare il fenomeno. Non è questa la sede per entrare nel merito di tali proposte. Mi limito perciò a esprimere due raccomandazioni.

La prima è che si arrivi presto anche su questo tema ad una convergenza trasversale, la più ampia possibile. L’antisemitismo non dovrebbe essere né un terreno di speculazioni di parte, né un argomento che riguarda una specifica minoranza. Riguarda la qualità della nostra democrazia, riguarda la civile convivenza, dunque tutta la società.

La seconda è che venga affrontato finalmente – come auspicato da tempo dalla commissione contro l’istigazione all’odio che ho l’onore di presiedere – lo spinoso problema della regolamentazione delle piattaforme online di servizi digitali. Non si tratta di limitare la libertà di opinione e di imporre censure, figuriamoci. Si tratta di prendere atto della realtà. In un discorso profetico tenuto nel 2019, l’attore Sacha Baron Cohen disse: «È tempo di chiamare finalmente queste aziende con il loro nome: i più grandi editori della storia. (…) Se esistono standard e prassi per tutto ciò che i cinema e i canali televisivi possono trasmettere, allora sicuramente le aziende che pubblicano materiale per miliardi di persone dovrebbero rispettare gli stessi standard e le prassi di base». E ancora: «Non ci deve sorprendere il fatto che la più grande macchina di propaganda della storia abbia messo in circolazione le più antiche teorie del complotto della storia (…). Provate soltanto a pensare che cosa avrebbe fatto Goebbels con Facebook». Stiamo già vedendo i frutti di una gigantesca campagna di odio che corre senza alcun limite e distrugge le basi del confronto civile. Oggi tocca agli ebrei, ma domani può toccare a qualsiasi gruppo. E dunque un impegno per una lotta comune, condivisa e consapevole contro le forme contemporanee di diffusione dei pregiudizi e dell’istigazione all’odio mi parrebbe un modo degno per onorare il Giorno della Memoria.

27 gennaio 2026 (modifica il 27 gennaio 2026 | 19:02)

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