5 giugno: festa dell'Arma dei Carabinieri
Corriere della Sera - Cultura

5 giugno: festa dell'Arma dei Carabinieri

Giovedì 4 giugno 2026
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Sono i 212 anni dalla fondazione, le celebrazioni  a Reggio Calabria. Il  corpo fu voluto dal re Vittorio Emanuele I. La missione principale, ieri come oggi, è stare in mezzo alla gente

VENERDì 5 GIUGNO 2026

5 giugno: festa dell'Arma dei Carabinieri

Sono i 212 anni dalla fondazione, le celebrazioni  a Reggio Calabria. Il  corpo fu voluto dal re Vittorio Emanuele I. La missione principale, ieri come oggi, è stare in mezzo alla gente

di ANDREA GALLI

Dapprincipio i carabinieri, nati 212 anni fa e dei quali venerdì 5 giugno ricorrela festa per la fondazione, con la cerimonia organizzata a Reggio Calabria, furono appena 803. Fra le qualità dominanti che dovevano per forza possedere ai fini d’esser reclutatinel nuovo corpo voluto dal re Vittorio Emanuele I, v’erano la capacità di leggere e di scrivere, magari anche con una certa arte, non in modo raffazzonato, ecco, poi una precedente carriera militare, meglio se significativa, ad esempio nella rinomata cavalleria sabauda che complimenti aveva meritato nell’Europa intera per preparazione e disciplina, ma questo sembrava (parimenti) scontato, e una sopraffina condotta morale.

Quei carabinieri vennero raggruppati nelle prime stazioni – le caserme –, comprese tra le settanta e le novanta unità, ricavate dove capitava, cascine da ristrutturare, fattorie in disuso, casette dismesse purché con camere o meglio camerate, così da farli dormire tutt’insieme, un’ampia cucina, meglio se con una posizione logistica centrale nei paesi, infine delle scuderie così da tenerci i cavalli. Per lavoro e missione i carabinieri andavano infatti soprattutto in sella,i compiti non variavano granché dalle quotidiane incombenze che li han caratterizzati nei due secoli a venire, fino a oggi: garantire la sicurezza del popolo – allora si era nel Regno di Sardegna – e pertanto dare la caccia ai malviventi in voga, dai banditi ai truffatori ai ladri.

In verità quel magnifico loro outfit, divenuto iconico, di profonda eleganza, un perfetto italian style ante-litteram, potremmo scrivere, intendendo le uniformi blu scuro (bottoni argentati e bordature rosse), appunto i cavalli, le sciabole, il cappello e quella sua coccarda sabauda più il pennacchio, e ancora gli stivaloni neri da equitazione, le carabine – da qui il nome di carabinieri –,ebbe come iniziale effetto, nei contadini e negli allevatori che li vedevano comparire solenni, in gruppo, un minimo di preoccupazione, casomai fossero gli ennesimi predatori venuti a svuotar loro le dispense. Non ci volle però molto tempo perché l’operato dei carabinieri generasse, anzi diffondesse fiducia nelle comunità, e cementasse quel che era, rimane e rimarrà, ne prendano atto le nuove generazioni magari eccitate dalle investigazioni solo e soltanto tecnologiche, il principale modus operandi d’un carabiniere: stare in mezzo alla gente, respirarla, guardarla,aderire a essa. 

«La Lettura» ha appena incontrato il brigadiere capo Emanuele Gentile, 62 anni e in congedo da 2 dopo una carriera esemplare, fra i primissimi carabinieri delle squadriglie, le formazioni create per contrastare l’odioso fenomeno dei sequestri di persona sull’Aspromonte, in Calabria;ebbene, Gentile ha tenuto a ricordare che ogni qualvolta lo s’incaricava di ascoltare conversazioni e telefonate intercettate, lui si metteva prima a pedinare i protagonisti di quei colloqui, stava loro dietro, s’accompagnava mentre facevano la spesa, o mentre fumavano dentro a un bar, sempre in disparte, defilato, chiaro, di nascosto, di soppiatto. Ma perché mai? Semplice, per entrare da subito nel loro mood, studiarne la camminate, le pose, l’eloquio, collegarsi alle loro esistenze, sentirseli insomma addosso, starci incollato, vivere in simbiosi, fare il carabiniere. 

Nell'immagine: «La notifica» di Raffaello Tancredi (1837–1916), il dipinto, che presenta due carabinieri che stanno notificando un atto giudiziario a un uomo circondato da alcune donne, è conservato al Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri, in piazza del Risorgimento a Roma

Su «la Lettura» #757 disponibile in edicola e in questa App, il reportage di Andrea Galli da Reggio Calabria: l'Aspromonte è stato un territorio centrale nella storia dell'Arma dei Carabinieri durante la stagioni dei sequestri e poi nelle guerre a 'ndrangheta e narcotraffico

4 giu 2026 | 20:41

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