Il grido delle Madonne nere
Così gli artisti contemporanei hanno riletto la tradizionale iconografia della Vergine dalla pelle scura facendone un potente simbolo di resilienza e di sfida alle convenzioni
GIOVEDì 4 GIUGNO 2026
Il grido delle Madonne nere
Così gli artisti contemporanei hanno riletto la tradizionale iconografia della Vergine dalla pelle scura facendone un potente simbolo di resilienza e di sfida alle convenzioni
di STEFANO BUCCINel panorama dell'arte contemporanea, la rappresentazione della Madonna nera con Bambino si è evoluta come un potente strumento di rivendicazione e di esplorazione delle questioni di razza, identità e storia. Artisti di tutte le discipline hanno scelto di reinterpretare questa figura sacra per sottolineare l'importanza della diversità e per sfidare le convenzioni culturali e religiose che hanno a lungo marginalizzato le identità afrodiscendenti. Un modo per «rimuovere» i veli dell'iconografia tradizionale, trasformando la Madonna nera in un simbolo di resilienza, maternità e sacralità condivisa,in grado di parlare alle problematiche sociali attuali in modo potente.
Uno dei nomi più controversi e innovativi nel contesto di questa rivisitazione è Chris Ofili (Manchester, Gran Bretagna, 1968). Con il suo celebre lavoro del 1996, The Holy Virgin Mary (1996, acrilico mixed media, New York, Moma) Ofili ha immediatamente suscitato un acceso dibattito globaleper aver raffigurato la Madonna come una figura sensuale e meticcia, proiettata su uno sfondo dove alla patina d’oro si contrappone lo sterco di elefante. Un’opera che mette in discussione le rappresentazioni sacre convenzionali, approcciando la spiritualità da una prospettiva che fonde cultura pop, sesso e sacro, conferendo alla Madonna una dimensione terrena e umana, che vuole smascherare l’apparato patriarcale e razzista che la circonda.
Con le sue (Nassau, Bahamas, 1979) esplora il rapporto tra memoria e sacralità. Le sue opere dedicano attenzione alle narrazioni storiche spesso ignorate, offrendo un’interpretazione più complessa della figura della Madonna nera come simbolo di sofferenza e memoria collettiva. Attraverso la rielaborazione di immagini e frammenti storici, Strachan vuole ristabilire una connessione emotiva tra passato e presente, riconoscendo l'importanza delle esperienze delle comunità nere nel definire il ruolo della maternità e della divinità in contesti moderni.
Con la mostra Black Madonna del giugno-ottobre 2018 al Kunstmuseum di Basilea, Svizzera, l’artista e intellettuale Theaster Gates (Chicago, Stati Uniti, 1973) ha di fatto riportato in auge l’immagine della Madonna nera come veicolo di guarigione e terapia sociale. La sua arte si concentra sull’intersezione tra storia globale, spiritualità e trauma collettivo, collegando la figura della Madonna a divinità dell’antico Egitto,come Iside, simbolo di cura materna e resistenza. Con installazioni e performance, Gates invita a riflettere sulla forza della maternità come gesto di resilienza collettiva, e sfrutta le iconografie religiose per affrontare le ingiustizie sociali.
Mark Steven Greenfield (Los Angeles, Stati Uniti, 1951) si è a sua volta distinto per aver riletto le icone medievali attraverso un approccio ironicoe contemporaneo. La sua serie Black Madonna (2020, acrilico su tela) serve a spiegare come la rappresentazione iconografica possa essere ricolma di significati nuovi, capaci di mettere in discussione il peso storico della violenza e della schiavitù. Greenfield utilizza la fusione tra immagini antiche e simboli moderni per evidenziare come l’arte possa essere uno strumento di critica sociale e di riscatto culturale, riflettendo sui traumi collettivi e sulla speranza di rinascita.
Un esempio di rinnovata esteticità e provocazione è dato da Qualeasha Wood (Long Branch, New Jersey, Stati Uniti, 1996) con il suo progetto The Black Madonna / Whore Complex (2021). Attraverso un avatar digitale che combina elementi di iconografia sacra, selfie e cultura pop, Wood crea con il tessuto un’immagine che sfida le rappresentazioni stereotipate delle donne nere,spesso ridotte a oggetti di desiderio o peccato. La sua figura, adornata di stimmate e cuore sacro, si propone come un atto di autoaffermazione, capace di rovesciare le dinamiche di fetishizzazione e di portare al centro l’autentica autodefinizione. Affermando come la venerazione di sé possa diventare uno strumento di resistenza e di critica sociale, oltre a creare uno spazio sacro per le identità marginalizzate, aiutando a decostruire le narrazioni storiche di esclusione e oppressione.
Il motivo ricorrente di queste opere è la capacità di riscrivere e di arricchire il classico simbolo della Madonna nera (Loreto, Guadalupe, Czestochowa, Montserrat) adattandolo alle sensibilità contemporanee e alle lotte sociali globali. La rielaborazione artistica delle icone religiose in chiave moderna diventa così un atto di rinnovamento spirituale e culturale, in grado di aprire spazi di dialogo e di riconoscimento delle identità multiple.Attraverso l’arte, ciascun artista contribuisce a creare un lessico visivo che invita alla riflessione, alla comprensione e alla solidarietà, utilizzando il potere evocativo di immagini sacre per mettere in discussione gli stereotipi e valorizzare l’esperienza «black» come fonte di sacralità e di dignità universale.
Nell'immagine: particolare dell'opera di Chris Ofili «The Holy Virgin Mary» in mostra al Brooklyn Museum of Art di New York nel 1999 (Ap / Diane Bondareff)
Su «la Lettura» #757, in edicola e nell'App, la graphic novel di Renato Ciavola dedicata alla Madonna nera del santuario di Viggiano, in Basilicata
4 giu 2026 | 09:05
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