Dipendenza da device digitali, Paolo Siani: «Al Santobono di Napoli più ricoveri, allargato il reparto di Neuropsichiatria infantile»
Corriere della Sera - Cultura

Dipendenza da device digitali, Paolo Siani: «Al Santobono di Napoli più ricoveri, allargato il reparto di Neuropsichiatria infantile»

Giovedì 4 giugno 2026
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Il pediatra ed ex deputato, neo Commendatore della Repubblica, pubblica una guida all’uso consapevole di tablet e smartphone tra bambini e ragazzi: «Rischi mentali e fisici, servono i "patti digitali" già adottati in altre città»

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Dipendenza da device digitali, Paolo Siani: «Al Santobono di Napoli più ricoveri, allargato il reparto di Neuropsichiatria infantile»

di Chiara Marasca

Il pediatra ed ex deputato, neo Commendatore della Repubblica, pubblica una guida all’uso consapevole di tablet e smartphone tra bambini e ragazzi: «Rischi mentali e fisici, servono i "patti digitali" già adottati in altre città»

«Sto tornando proprio ora da un incontro sul cyberbullismo con tre classi, in una scuola di Caserta. Negli ultimi anni ne ho fatti decine e decine. La conoscenza dei rischi che corrono i ragazzi a causa di un uso scorretto dei device digitali è fondamentale. Servono consapevolezza ed equilibrio. Ma non bisogna essere né apocalittici né integrati». 
Paolo Siani, già primario di Pediatria all’Ospedale Santobono di Napoli ed ex deputato, cita Umberto Eco e il suo celebre saggio, chiarisce che «demonizzare è sbagliato» e si appella al pragmatismo che da sempre contraddistingue il suo impegno etico e sociale. Lo stesso per il quale, lo scorso 2 giugno, ha ricevuto l’onorificenza di Commendatore della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella. Il suo ultimo libro, «Benessere digitale» (Giannini Editore), è un’interessante guida all’uso consapevole dei device, console per videogames, tablet, smartphone, con tanto di fumetti e infografiche su rischi connessi e strategie per contenerli, decaloghi comportamentali, proposte, un dizionario minimo per la comprensione della vasta e nuova tematica e un Qr code finale per scaricare tutto il materiale. Perché, appunto, il nemico non è certo la tecnologia, ma la sottovalutazione dei danni che un uso precoce o eccessivo dei device può creare in bambini e adolescenti.

Parliamo di danni in aumento? Qual è la prospettiva dal suo osservatorio?
«Negli ultimi anni, dal Covid in poi, abbiamo riscontrato un tale incremento del disagio psichico negli adolescenti da rendere necessario l’ampliamento dei posti per il ricovero nel reparto di Neuropsichiatria infantile del Santobono. Nella maggior parte dei casi dietro questo malessere c’è anche la dipendenza dai device digitali. E noi, in ospedale, vediamo solo la punta dell'iceberg».

Come si arriva alla dipendenza? E quali sono gli altri rischi? 
«L’uso precoce e non regolato dei device digitali in età evolutiva influenza lo sviluppo cerebrale e può avere conseguenze rilevanti sulla salute fisica e mentale. Disturbi del sonno, ansia, difficoltà di concentrazione, tendenza all’isolamento sociale, riduzione dell’autostima, obesità, fino ad una forma di dipendenza con caratteristiche comuni a quella da sostanze stupefacenti».

I ragazzini sono più a rischio in Campania che altrove? Alcuni dati citati nel libro sembrano suggerire questo.
«Esatto. Nelle regioni del Sud ci sono livelli di esposizione più elevati: tra i bambini di 11-15 mesi, la percentuale che trascorre almeno 1-2 ore al giorno davanti a uno schermo varia tra il 5,2% di Trento e il 34,3% della Calabria. In Campania è il 19,8%. Numeri che naturalmente crescono con l’aumentare dell’età. Laddove il disagio economico e sociale è maggiore, minori sono gli strumenti culturali in mano ai genitori, primi attori per una gestione consapevole dei device digitali nei minori».

Eppure è Milano la città d’Italia con il maggior numero di scuole ad aver siglato con le famiglie i “patti digitali”: possono servire?
«Ne sono convinto, lo propongo nel libro. Tutti possono e devono diventare soggetti promotori di un accordo, sul territorio, per un uso più sano del digitale: famiglie, scuole, amministratori, condomini, coach sportivi, locali pubblici. Pensiamo, ad esempio, se alcuni ristoranti e pizzerie avessero aree “device free” dove possono ritrovarsi le famiglie che scelgono di non fare usare tablet e smartphone ai figli: uno spazio dove i bambini non si sentano discriminati dal divieto imposto dai genitori e trovino giochi alternativi, kit per il disegno, mattoncini Lego. Il 18 giugno, nella Municipalità del Vomero, lanceremo la proposta per siglare i primi “patti digitali” del quartiere: speriamo aderiscano in tanti».

Cellulari vietati a scuola: è d’accordo?
«La semplice proibizione per qualche ora non basta. È necessario che la scuola si impegni a creare le condizioni perché i ragazzi sperimentino un benessere reale durante quelle ore “disconnesse”: relazioni più autentiche, maggiore attenzione, partecipazione, capacità di ascolto e concentrazione. Fornire un’alternativa, anche ai più piccoli, è sempre fondamentale».

Consigli in pillole? 
«Evitare l’accesso non supervisionato a internet prima dei 13 anni, come indica la Società italiana di Pediatria. Poi tra 0-6 anni non utilizzare dispositivi digitali se non per videochiamate, sempre accanto ai genitori. E anche per i nonni ho un suggerimento: invece di usare i dispositivi con i vostri nipoti, raccontate loro come trascorrevate i pomeriggi dopo la scuola. I giochi, gli amici, i luoghi: offrite loro un’alternativa concreta e viva».

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4 giugno 2026 ( modifica il 4 giugno 2026 | 09:36)

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