Il museo del cioccolato, dal cacao come moneta alla tavoletta moderna: storia, profumi e degustazioni a Dimaro Folgarida
La struttura punta a raggiungere le 35mila presenze: «Abbiamo ricostruito una vera e propria foresta amazzonica, tra suoni e piante è un’esperienza immersiva»
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Il museo del cioccolato, dal cacao come moneta alla tavoletta moderna: storia, profumi e degustazioni a Dimaro Folgarida
di Lorenzo PadoanLa struttura punta a raggiungere le 35mila presenze: «Abbiamo ricostruito una vera e propria foresta amazzonica, tra suoni e piante è un’esperienza immersiva»
Tabasco in Louisiana e mostarda in Wisconsin, vodka e videogiochi arcade sovietici a Mosca, instant noodles a Yokohama, patatine fritte a Bruges. Il mondo è pieno di musei che trasformano prodotti e consumi popolari in racconto e, da qualche giorno, alla lista si è aggiunto anche il Museo del cioccolato di Dimaro Folgarida. Quattrocento metri quadrati per raccontare migliaia di anni di storia del cibo più amato al mondo, per seguire migliaia di chilometri di filiera: dai campi dell’Uganda o dell’India, dell’Ecuador o del Brasile fino alle montagne del Trentino. Perché il cacao non può crescere nelle Dolomiti, ma può arrivarci, essere lavorato in quota e diventare un prodotto di montagna.
Un ecosistema di successo
Può diventare «Ciocomiti», la realtà trentina di cioccolato artigianale che, in poco più di dieci anni, ha creato un ecosistema di successo e dà lavoro a decine di persone: «Questo inverno eravamo in 59», afferma Matteo Fedrizzi, maître chocolatier, fondatore e ceo dell’azienda. Lavorazione bean to bar, negozi, café, prodotti affinati in quota. Ora è la volta di un museo «esperienziale». «L’idea nasce per fare un po’ di cultura sul mondo del cioccolato», spiega il founder. Nel museo troverà spazio anche il tema più scomodo della filiera: le condizioni di lavoro nei Paesi del cacao. «Ci affidiamo a importatori o produttori diretti che garantiscono l’assenza di sfruttamento minorile e lavoro mal pagato. Ci sarà un focus su questo», racconta il ceo, che certo non difetta di ambizione: «Crediamo e speriamo di riuscire a fare 25.000-35.000 presenze all’anno».
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La foresta Amazzonica
Il museo di Dimaro, nelle sue quattro stanze, è storia e viaggio, impresa e Trentino. La prima è dedicata ai millenni del cioccolato. Le origini mesoamericane, l’uso del cacao come moneta, l’arrivo delle fave in Europa, la trasformazione del cioccolato da bevanda a prodotto solido, fino alla tavoletta moderna. Poi si viaggia nel cuore del Sudamerica: «Abbiamo ricostruito una vera e propria foresta amazzonica, tra suoni e piante è un’esperienza immersiva», spiega il fondatore. Si prosegue con la sala della trasformazione, si entra nel processo tecnico. Fedrizzi definisce l’ambiente «una rappresentazione un po’ giocosa», adatta anche ai più piccoli. Tubi colorati, macchine, leve da azionare per seguire i passaggi della lavorazione. Tostatura, decorticazione delle fave, premacinazione, macina a pietra, concaggio, temperaggio. È la «Fabbrica di cioccolato». L’ultima sala porta in Trentino, «si parla di Ciocomiti», afferma Fedrizzi. È anche lo spazio della degustazione guidata in realtà aumentata dei quattro monorigine Altapietra, i cioccolati macinati a pietra e affinati in alta quota che rappresentano uno dei prodotti più identitari del marchio.
Prospettive di crescita
Parlando del museo, da anni obiettivo dell’azienda, Fedrizzi fa il punto anche sulle prospettive di Ciocomiti, ormai stabilmente nelle prime 250 posizioni nella classifica «Leader della crescita» stilata da «Il Sole 24 Ore»: «A breve apriremo altri negozi, a Riva del Garda e a Modena. Per l’inverno prossimo apriremo anche un franchise a Courmayeur». Fedrizzi spiega come creare una cultura del cioccolato in Trentino possa diventare un asset: «In provincia troviamo scuole professionali dove i ragazzi vengono istruiti sulla cucina, ma meno sulla pasticceria e sul cioccolato. La speranza è che il museo porti un po’ di interesse rispetto al nostro mondo, invogliando percorsi formativi, stage e altro». Purtroppo, trovare lavoratori specializzati trentini, afferma Fedrizzi, è un problema che non riguarda solo il cioccolato: «Abbiamo avuto, ad esempio, difficoltà a trovare giovani specializzati in marketing, e so, parlando con altri imprenditori, che è un problema comune. In generale nei giovani di oggi manca un po’ di voglia di mettersi in gioco». Il maître, tuttavia, è netto sul legame indissolubile tra territorio e Ciocomiti: «Anche in caso di espansione sul mercato, la produzione vogliamo che rimanga in Val di Sole. Sempre».
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