Lo Smemorato di Collegno, il mistero che divide l’Italia da 100 anni: chi era davvero? Carlo Lucarelli riapre il caso
A cento anni dalla vicenda che sconvolse l’Italia, Carlo Lucarelli ricostruisce il caso dell’uomo senza memoria conteso da due famiglie: professore disperso in guerra o pregiudicato?
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Lo Smemorato di Collegno, il mistero che divide l’Italia da 100 anni: chi era davvero? Carlo Lucarelli riapre il caso
di Luca CastelliA cento anni dalla vicenda che sconvolse l’Italia, Carlo Lucarelli ricostruisce il caso dell’uomo senza memoria conteso da due famiglie: professore disperso in guerra o pregiudicato?
«Sono contento, perché per una volta mi occuperò di un caso in cui nessuno si fa male». Carlo Lucarelli, scrittore, conduttore televisivo e radiofonico, narratore per antonomasia dell’Italia più dark, sarà la ciliegina sulla torta della Fol Fest, che si apre domani (giovedì 4 giugno) al Parco della Certosa Reale di Collegno e culminerà domenica con il suo racconto del più famoso paziente dell’ex ospedale psichiatrico un tempo attivo nel parco: lo Smemorato di Collegno.
Chi era costui?
«Un mistero. Un signore affetto da amnesia che esattamente cento anni fa compare a Torino, viene arrestato e rinchiuso nel manicomio di Collegno. A un certo punto si fanno avanti due famiglie che affermano di riconoscerlo. Per la prima si tratta del professor Giulio Canella, stimato professore di filosofia e ufficiale dell’esercito italiano scomparso durante la Prima guerra mondiale; per la seconda è invece Mario Bruneri, un pregiudicato con un sacco di problemi. Da quel momento, come accade ancora oggi, l’opinione pubblica italiana si spacca in due fazioni».
Due immagini dello Smemorato di Collegno
La giustizia alla fine lo identifica come Bruneri.
«Ma i Canella non si arrendono. Riescono a farlo liberare, forse anche grazie a interventi politici, visto che a difenderlo fu Roberto Farinacci, potentissimo uomo del regime fascista. Lo Smemorato si trasferirà in Brasile e vivrà una bella vita come Giulio Canella».
Quali sono gli elementi più interessanti della vicenda?
«L’intreccio tra le varie coincidenze e gli indizi raccolti dalle due parti. Questo è un caso accompagnato da tantissimo materiale documentale e sto cercando di capire se qualcosa potrà essere mostrato domenica a Collegno, per accompagnare il mio racconto. Un altro aspetto forte è proprio la capacità dello Smemorato di dividere il pubblico in due squadre, quasi fosse un derby. E poi il fatto che sia un grande mistero che ruota attorno ai temi dell’identità e della verità».
Parlerà anche dell’impatto che il caso ebbe nell’immaginario collettivo, generando libri, film, drammi teatrali, serie tv?
«Certo, citerò naturalmente il film Lo smemorato di Collegno con Totò, ma sottolineerò anche come la vicenda generò un modo di dire molto diffuso. Io stesso mi ricordo che quando non ricordavo qualcosa i miei nonni mi chiedevano: chi sei? Lo smemorato di Collegno?».
In un certo senso, riporterà la storia nel luogo in cui si svolse la sua parte più importante.
«Questo aggiungerà una spezia speciale, anche solo a livello di atmosfera. Gli ex manicomi sono luoghi carichi di tracce del loro passato, lo so bene visto che vivo vicino a uno dei più grandi d’Italia, l’Osservanza di Imola. Se uno crede ai fantasmi, lì dentro ne trova tantissimi. E se non ci crede, ne riceve comunque le suggestioni».
Con impronte digitali, analisi del Dna e una sorveglianza tecnologica sempre più sofisticata, oggi una storia come quella dello Smemorato di Collegno sarebbe impossibile?
«Impossibile forse no, di sicuro più difficile. Se arrivassi dal nulla e dicessi che mi chiamo Giulio Canella, mi farebbero tanti di quei test che mi smaschererebbero subito. All’epoca si era solo agli inizi con le impronte digitali. Però, anche di fronte alle prove più schiaccianti, avremmo comunque qualcuno che sui social alzerebbe la mano e direbbe che gli esami non sono stati fatti bene, che è tutto un complotto, che la verità è altrove. Nonostante i risultati negativi di un esame del Dna sui discendenti, gli stessi Canella oggi continuano a difendere la loro teoria. Questo è il bello dello Smemorato di Collegno, oltre al fatto che è una storia in cui nessuno si è fatto male, non stiamo parlando di un serial killer o di un Mengele in fuga: è un mistero ancora vivo».
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3 giugno 2026
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