Il nuovo Archivio all'Arsenale, Buttafuoco: «Questo sarà un centro di produzione culturale»
Corriere della Sera - Cultura

Il nuovo Archivio all'Arsenale, Buttafuoco: «Questo sarà un centro di produzione culturale»

Martedì 2 giugno 2026
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Presentata la sede della raccolta storica delle arti della Biennale, che torna a Venezia. Il sindaco Venturini: «Conoscenza è futuro»

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Il nuovo Archivio all'Arsenale, Buttafuoco: «Questo sarà un centro di produzione culturale»

di Sara D'Ascenzo

Presentata la sede della raccolta storica delle arti della Biennale, che torna a Venezia. Il sindaco Venturini: «Conoscenza è futuro»

Là dove un tempo si fabbricavano le navi, ora si fabbricherà sapere. Un sapere che, come sovente accade per Venezia, zampilla da una fonte antica, ma guarda ostinatamente al futuro. Oltre due anni di lavori hanno trasformato cinque edifici storici dell’Arsenale Sud accorpati insieme, paralleli alle Corderie per una lunghezza di duecento metri, nel nuovo Asac - l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale - al quale si è aggiunta l’identità di Centro Internazionale della Ricerca sulle Arti Contemporanee. 

«Un’operazione di “reshoring”» - l’ha definita il neo sindaco di Venezia Simone Venturini, vicepresidente della Biennale, alla sua prima uscita pubblica dopo l’insediamento a Ca’ Farsetti, per sottolineare come l’Archivio, fondato nel 1928 e prossimo ai cento anni di storia, da Porto Marghera tornerà a Venezia, dove, negli ottomila metri quadri di spazio ricavati dai lavori, saranno custoditi il Fondo Storico - tutti i cataloghi delle attività della Biennale, un patrimonio di oltre 164.000 volumi e 3.200 periodici, oltre 10.000 fascicoli, affiancati da una ricchissima fototeca, mediateca, Fondo Artistico, manifesti, rassegne stampa e materiali vari tra cui fotografie, carteggi, audiovisivi, partiture, opere d’arte e vinili - e la Biblioteca, ora ospitata ai Giardini. 

L’opera ha richiesto un investimento complessivo di oltre 38 milioni di euro stanziati dal Ministero della Cultura: 20 milioni dai fondi «Grandi Progetti Beni Culturali» – stanziati nel 2019 –, 18 milioni dal Piano Complementare al Pnrr nel 2021. A questi vanno aggiunti altri 5 milioni per la digitalizzazione dei Fondi. Per festeggiare l’apertura - che andrà a regime all’inizio del prossimo anno, quando saranno finiti i lavori di allestimento e il trasloco dal Vega all’Arsenale - ieri la presentazione con le autorità e i due presidenti della Biennale che erano in carica quando è cominciato il percorso del nuovo Asac, oltre all’attuale, Pietrangelo Buttafuoco: Roberto Cicutto e Paolo Baratta. Poi un programma di performance curato dai direttori dei settori - Wayne McGregor, Willem Dafoe, Alberto Barbera, Caterina Barbieri, Wang Shu e Lu Wenyu che proseguirà anche oggi (su invito), mentre domani, dalle 11 alle 19 l’Archivio sarà aperto al pubblico.

I nomi delle sale mantengono viva la memoria del luogo in cui siamo: il pubblico potrà consultare documenti e materiale di diverso tipo nei Magazzini del Ferro, dove spicca ancora la scritta «Vincere», retaggio del periodo fascista in cui l’Arsenale era usato per fabbricare armi oltre che navi e dove verrà anche realizzato un nuovo ristorante. Quello che un tempo era l’Edificio Congegnatori e Aggiustatori sarà il cuore pulsante dell’Asac, un cuore di cui già ieri si intravedevano i «ventricoli» rossi: in una sala i «compattabili» accoglieranno tutta la parte cartacea con un sistema di chiusura automatica per preservare le condizioni dei documenti, mentre nella seconda sala i box accoglieranno i diversi fondi, mantenuti alla temperatura più adeguata. 

Ma l’archivio non sarà un museo o il deposito di un museo «ma un luogo aperto tutto l’anno - come spiega la direttrice dell’Archivio Debora Rossi, «ci saranno laboratori per fare lavori di restauro, catalogazione. Questo è veramente essere a disposizione di tutti quelli che passano in città o che ci vivono e che vogliono approfondire un tema di ricerca». I posti per la consultazione del materiale - su prenotazione - saranno una trentina nella prima sala, nella seconda sala il piano terra rimane multifunzionale per una mostra o un workshop del College, mentre i soppalchi saranno per 25 postazioni in residenza. «Il nuovo Archivio Storico è il risultato di un progetto - ha detto Buttafuoco - la cui istruttoria è stata di consapevolezza nel dare qualcosa di cui tutti abbiamo bisogno: un centro studi, un centro di produzione culturale. È il frutto di un’illuminata intuizione che segue il percorso di almeno tre ministri della Cultura che voglio ringraziare. Dario Franceschini, Gennaro Sangiuliano e Alessandro Giuli (assente, ndr), che accoglie, accompagna e condivide il lavoro. Un lavoro memore di quel discorso che Gabriele d’Annunzio fece a Venezia nel 1895 a conclusione della prima Biennale Arte, ovvero che Venezia è la città dove le libertà mentali, lo spirito critico, la dialettica e dunque anche la disobbedienza, accompagnano la creatività e il senso responsabile di un’identità viva». 

Termine non usato a caso, quello di «disobbedienza», dopo il clamore suscitato nelle settimane scorse dal caso Russia alla Biennale. Caso non ancora chiuso. Il 28 maggio la Biennale ha inviato all’Unione Europa la seconda tranche dei documenti richiesti per scongiurare la sospensione del finanziamento da 2,3 milioni di euro. Ora sarà l’Europa a fare le sue valutazioni, entro il 4 giugno. Per Venturini, nel nuovo Arsenale «le persone non faranno soltanto estrazione di sapere, ma anche raffinazione, trasformazione ed esportazione della conoscenza. In un’epoca in cui si parla tanto di terre rare, forse la vera materia rara del futuro sarà la conoscenza», mentre Baratta e Cicutto hanno ripercorso, ciascuno col proprio stile, la storia di un’opera salutata dal direttore generale della Creatività contemporanea del MiC Angelo Piero Cappello come «un impegno tradotto in realtà: le discipline artistiche contemporanee sono al centro di una ricerca culturale che affonda le radici nel proprio passato per essere trasmessa alle future generazioni».

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