Una Repubblica al femminile
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Lunedì 1 giugno 2026
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Ottant’anni fa l’Italia faceva la scelta più importante per il suo futuro grazie alle donne che votarono per la prima volta

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Letizia Moratti * e Pina Picierno ** | 1 giugno 2026

Ottant’anni fa l’Italia faceva la scelta più importante per il suo futuro grazie alle donne che votarono per la prima volta

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La Festa della Repubblica che si celebra oggi non è soltanto una ricorrenza civile. È il momento in cui una comunità nazionale si riconosce nei propri valori fondanti: libertà, democrazia, responsabilità e partecipazione. Una ricorrenza in cui, al di là delle legittime differenze, politiche e culturali, gli italiani riconoscono le basi del patto che li unisce: la Costituzione repubblicana.
È il giorno in cui ricordiamo la scelta compiuta dag-li italiani il 2 giugno 1946 e, insieme, il primo voto delle donne italiane, che entrarono pienamente nella vita democratica del Paese. Le due vicende sono inseparabili. La nascita della Repubblica coincide infatti con l’ingresso delle donne nella cittadinanza politica piena. Non come semplici destinatarie di diritti, ma come protagoniste di una stagione costituente che avrebbe cambiato per sempre il volto dell’Italia. Per comprendere il significato di questa giornata è importante ricordare il ruolo delle Madri Costituenti. Donne provenienti da culture politiche diverse — cattoliche, socialiste, comuniste, liberali e azioniste — che contribuirono a ridefinire il concetto stesso di cittadinanza. Portarono nell’Assemblea Costituente la consapevolezza che una democrazia non può dirsi compiuta se una parte della società rimane esclusa o invisibile.

Il loro contributo andò ben oltre i diritti femminili. Contribuirono a costruire una Repubblica fondata sull’uguaglianza dei cittadini, sulla dignità della persona, sul valore del lavoro e sulla partecipazione democratica. Pur partendo da esperienze differenti, seppero collaborare per un obiettivo comune, offrendo una lezione di responsabilità istituzionale e di dialogo che conserva ancora oggi una straordinaria attualità.
A ottant’anni da quella stagione possiamo affermare che il cammino compiuto è stato straordinario. Le donne hanno assunto responsabilità sempre più rilevanti nelle istituzioni, nella magistratura, nell’università, nell’impresa, nella diplomazia e nelle professioni. L’Italia ha visto donne ricoprire le più alte cariche dello Stato e guidare importanti istituzioni nazionali ed europee. Accanto a queste figure, migliaia di amministratrici locali, sindache e rappresentanti delle autonomie territoriali contribuiscono ogni giorno a rendere concreta la presenza delle istituzioni nella vita dei cittadini.

Oggi la leadership femminile non rappresenta più un’eccezione, ma una componente essenziale della qualità democratica delle nostre istituzioni. La presenza delle donne nei luoghi decisionali ha contribuito a rendere il Paese più moderno, più aperto e più competitivo. L’esperienza di questi decenni dimostra che ogni volta che le donne hanno conquistato nuovi spazi di partecipazione e responsabilità, ne ha beneficiato l’intera comunità nazionale.
Per questo promuovere una presenza femminile sempre più ampia e qualificata nella vita pubblica non è una questione che riguarda soltanto le donne. È una scelta che rafforza la democrazia, rende le istituzioni più rappresentative e amplia il patrimonio di competenze che contribuisce alle decisioni pubbliche. Significa, in definitiva, rendere più forte la Repubblica.

Naturalmente il percorso non può dirsi concluso. Persistono ancora disuguaglianze, ostacoli culturali e difficoltà di accesso ai ruoli apicali in diversi settori. Per questo il 2 giugno deve essere anche un’occasione di riflessione sul valore del merito e sulla necessità di creare condizioni realmente inclusive, capaci di valorizzare talenti e competenze senza barriere.
È importante soprattutto trasmettere alle giovani donne un messaggio di fiducia. La Repubblica ha bisogno del loro talento, della loro preparazione e della loro libertà di pensiero. Ha bisogno di cittadine consapevoli, protagoniste e partecipi. La sfida del nostro tempo è costruire istituzioni sempre più credibili e vicine ai cittadini, e questo obiettivo passa anche attraverso una piena valorizzazione della presenza femminile nella vita pubblica.
Il 2 giugno ci ricorda che la democrazia non è mai acquisita una volta per tutte. È una responsabilità quotidiana che ogni generazione è chiamata a custodire e rinnovare. Le Madri Costituenti ne furono tra le prime e più coraggiose interpreti. La loro eredità appartiene all’intera Repubblica e continua a ricordarci che istituzioni più forti nascono da una partecipazione più ampia, da diritti più estesi e dalla capacità di trasformare le differenze in una risorsa comune.
*Presidente Consulta nazionale di Forza Italia, europarlamentare Ppe
**Vicepresidente Parlamento Europeo, europarlamentare S&D

1 giugno 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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