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Lunedì 1 giugno 2026
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A ottant'anni dal referendum, l'Università continua a costruire il futuro della democrazia italiana

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Pierpaolo D'Urso * | 1 giugno 2026

A ottant'anni dal referendum, l'Università continua a costruire il futuro della democrazia italiana

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Ci sono luoghi che custodiscono la memoria di una nazione e, allo stesso tempo, ne preparano il futuro. L’Università è uno di questi. Nel celebrare gli ottant’anni della Repubblica italiana, non si può quindi fare a meno di guardare agli atenei come a uno dei più importanti laboratori della democrazia repubblicana.

La Repubblica nasce il 2 giugno 1946 da una scelta collettiva che segna una svolta nella storia del Paese. Dalle macerie della guerra emerge un’Italia che decide di affidarsi alla partecipazione, alla libertà, ai diritti. È una promessa prima ancora che un ordinamento: la promessa di costruire una comunità fondata sulla dignità delle persone e sulla possibilità per ciascuno di contribuire al bene comune.

In quella promessa l’Università occupa fin dall’inizio un posto centrale.
Non è un caso che la Costituzione repubblicana dedichi attenzione alla scuola, alla cultura, alla ricerca. I Padri e le Madri costituenti avevano compreso che la democrazia non vive soltanto nelle istituzioni, ma nella capacità dei cittadini di comprendere il mondo, di esercitare il pensiero critico, di partecipare consapevolmente alla vita pubblica. 

Una Repubblica senza conoscenza rischia di diventare fragile; una Repubblica che investe nella conoscenza rafforza le proprie fondamenta.
Negli ultimi ottant’anni milioni di studenti hanno attraversato le aule universitarie italiane. Generazioni diverse, provenienti da territori, culture e condizioni sociali differenti, hanno trovato negli atenei un luogo di crescita individuale e collettiva. Qui si sono formati medici, insegnanti, magistrati, ingegneri, economisti, ricercatori, professionisti che hanno contribuito alla modernizzazione del Paese. Ma, prima ancora, si sono formati cittadini.

L’Università repubblicana ha accompagnato tutte le grandi trasformazioni dell’Italia. Ha sostenuto la ricostruzione del dopoguerra, il miracolo economico, l’espansione dei diritti sociali. Ha attraversato le stagioni della contestazione e del cambiamento, i passaggi complessi della globalizzazione, le rivoluzioni tecnologiche che hanno ridefinito il lavoro e la società. Ogni volta ha rappresentato uno spazio di confronto, talvolta di conflitto, sempre di elaborazione culturale.

La sua forza risiede proprio nella libertà. Libertà di insegnamento, di ricerca, di discussione. Libertà di mettere in dubbio le certezze e di cercare nuove risposte. In un tempo segnato dalla velocità delle informazioni, dalla diffusione delle semplificazioni e delle polarizzazioni, l’Università continua a ricordarci il valore del dubbio ragionato, dello studio rigoroso, della complessità.
Oggi gli atenei italiani sono chiamati a confrontarsi con sfide nuove e decisive: le disuguaglianze educative, la rivoluzione digitale, la sostenibilità ambientale, i cambiamenti demografici, la competizione globale per il talento e la ricerca. Sfide che riguardano l’intero Paese e che rendono ancora più centrale il ruolo della formazione superiore e della produzione di conoscenza.

È questa, in fondo, la lezione più preziosa di ottant’anni di vita repubblicana: la democrazia non si eredita, si costruisce. E ogni generazione è chiamata a custodirla, arricchirla e rinnovarla.
In questo compito l’Università continua a svolgere una funzione insostituibile. Non soltanto perché forma competenze e produce conoscenza, ma perché insegna a confrontare idee diverse, a distinguere i fatti dalle opinioni, a esercitare la responsabilità del pensiero critico. È il luogo in cui il sapere diventa cittadinanza e la libertà si traduce nella capacità di comprendere la complessità del mondo.

E forse è proprio questo il significato più profondo di questo anniversario: sapere che il futuro della Repubblica dipende anche dalle donne e dagli uomini che ogni giorno scelgono di studiare, interrogarsi, innovare. Da chi entra in un’aula universitaria con una domanda e ne esce con la volontà di mettere il proprio sapere al servizio della comunità.
Finché nelle università italiane continueranno a nascere idee, competenze e speranze, la Repubblica non celebrerà soltanto la propria storia. Continuerà a scriverla.

* Preside della Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione, Sapienza – Università di Roma

1 giugno 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Editoriali e commenti di oggi di Pierpaolo D'urso *

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