«Il ricatto della bellezza», dietro le quinte della diplomazia
La pellicola è pronta a svelare il valore e i misteri della diplomazia culturale italiana in un thriller scritto e diretto da Claudio Rossi Massimi e prodotto da Lucia Macale con il sostegno del Ministero degli Esteri
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«Il ricatto della bellezza», dietro le quinte della diplomazia
di Irene ChieliLa pellicola è pronta a svelare il valore e i misteri della diplomazia culturale italiana in un thriller scritto e diretto da Claudio Rossi Massimi e prodotto da Lucia Macale con il sostegno del Ministero degli Esteri
Foto Pietro Nissi
È a Roma che la Imago Film è nata, più di venti anni fa, ed è a Roma che ora, dopo aver realizzato più di 50 opere tra documentari, corti e lungometraggi, batte il primo ciak del nuovo film. In autunno nelle sale cinematografiche, la pellicola «Ricatto della Bellezza» è pronta a svelare il valore e i misteri della diplomazia culturale italiana in un thriller scritto e diretto da Claudio Rossi Massimi e prodotto da Lucia Macale, con il sostegno del Ministero degli Esteri. Nel cast, oltre a Vanessa Gravina e Antonio Catania, anche la giornalista Tiziana Ferrario, nel ruolo di sé stessa, e gli attori Pino Calabrese, Valentina Olla, Biagio Iacovelli, Federica Cifola, Leandro Amato, Federico Perrotta, Lucio Dal Maso, Marco D’Angelo, Rosario Terranova, Sara Bianchi. Arriverà allora sul grande schermo la tensione di un racconto che si muove tra Ambasciate e Istituti di Cultura, indagini di intelligence e segreti diplomatici, in una missione speciale tra Roma e Atene fatta di suspense e colpi di scena.
«Questo film è una operazione di diplomazia culturale importante - spiega Marco Maria Cerbo, Consigliere di Ambasciata e promotore del progetto - che attraverso il mezzo cinematografico riesce sia a raccontarsi che a raccontare alcune bellezze italiane, come la Galleria Borghese o lo stesso Palazzo della Farnesina, capolavoro dell’architettura razionalista, entrambi trasformati per qualche giorno in un set. La diplomazia culturale oggi è anche uno strumento di crescita, perché narrare la nostra arte significa anche avvicinare investitori, turisti e semplici cittadini stranieri al nostro Paese».
E proprio in uno dei momenti di massima tensione degli equilibri internazionali e dei rapporti geopolitici, sarà utile riscoprire il lavoro invisibile ma fondamentale della diplomazia, nella speranza di creare - come suggerisce il film - relazioni pacifiche tra Stati tramite il potere dell’arte e della cultura.
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