Resistenza di famiglia, il podcast dei tre fratelli trentini in prima linea contro il nazifascismo
La storia dei fratelli Gozzer raccontata nel podcast di Fondazione Museo storico del Trentino. Lo storico Leveghi: «Cresciuti nelle organizzazioni giovanili fasciste l’8 Settembre 1943 i tre si opposero al regime»
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Resistenza di famiglia, il podcast dei tre fratelli trentini in prima linea contro il nazifascismo
di Roberto BrumatLa storia dei fratelli Gozzer raccontata nel podcast di Fondazione Museo storico del Trentino. Lo storico Leveghi: «Cresciuti nelle organizzazioni giovanili fasciste l’8 Settembre 1943 i tre si opposero al regime»
La terza serie del podcast di Fondazione Museo storico del Trentinorivela, 81 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, la storia di tre fratelli trentini nella Resistenza. 1945. Fratelli è il titolo delle quattro nuove puntate del podcast della Fondazione Museo storico del Trentino che svelano la vicenda di Giuseppe, Giovanni e Vittorio Gozzer, in prima linea nella lotta al nazifascismo. Nelle fasi della Liberazione Giovanni Gozzer fu presidente del Comitato di Liberazione Nazionale di Trento, Vittorio (il più giovane) combatté con gli inglesi nel Feltrino. E Giuseppe, dopo essere stato volontario nella guerra in Etiopia e in Spagna, fu tra i responsabili comunisti a Roma e poi in Friuli. È proprio di Giuseppe la storia più drammatica: catturato due volte dai tedeschi, morì fucilato nel lager di Flossenburg. Il podcast parte dalla lunga intervista che nel 1999 Vittorio Gozzer (detto Tito), il più tenace difensore della memoria della Resistenza, rilasciò al Museo storico del Trentino. 1945. Fratelli è frutto di un lavoro collettivo all’interno del progetto History Lab. La serie patrocinata dall’Istituto Nazionale Ferruccio Parri è scritta da Tommaso Baldo, Federica Chiusole e Davide Leveghi, con la collaborazione di Lorenzo Gardumi, Denis Pezzato, Michele Toss e Sara Zanatta, voce narrante Federica Chiusole, musiche originali di Angelo Naso, registrazione, editing e sound design di Denis Pezzato. Un progetto che illustra Davide Leveghi, storico e ricercatore della Fondazione Museo storico del Trentino.
Leveghi, dove parte la storia di Giuseppe, Giovanni e Vittorio Gozzer?
«Cresciuti nelle organizzazioni giovanili fasciste e indottrinati come tutti gli italiani, l’8 Settembre 1943 i tre fratelli si opposero al regime».
Perché i tre fratelli trentini hanno scelto la Resistenza?
«Le loro sono tre storie diverse. Giuseppe, il primogenito, dopo il seminario parte volontario con i fascisti in Etiopia e poi in Spagna, è nella guerra spagnola che inizia a vacillare la sua fede nel fascismo. Rientrato, da paracadutista, dopo l’8 Settembre ‘43 diventa partigiano. Quando risale l’Italia, a Roma in piazza Colonna ritrova Vittorio, già attivo nella Resistenza. Vittorio aveva da sempre un antifascismo viscerale, nato forse nelle tante adunate a Trento e in particolare in quella del 31 agosto ’35 quando il suo capo gli diede un calcio per un mancato applauso al Duce. Nel ’31 Omar Al Mukhtar, capo dei ribelli libici, fu fatto impiccare dal generale Graziani. La conversione di Giovanni non si sa quando avvenne: insegnava al Prati di Trento e dopo essere sfuggito all’eccidio del 28 giugno ’44 partecipò al governo della transizione in cui il Cln si impose, in contatto con gli alleati».
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Ci sono elementi peculiari rispetto alla storia di altri resistenti?
«Negli anni sono usciti solo articoli del direttore del Museo Storico del Trentino Giuseppe Ferrandi e qualche pubblicazione scritta dai due fratelli sopravvissuti al conflitto. Più che di eccezionalità, visto che di fratelli nella Resistenza ce n’erano tanti, parlerei di esemplarità».
Dove avete trovato gli elementi per ricostruirne le gesta?
«Fondamentale è stato sentire il racconto diretto di Vittorio, il più giovane. Poi oltre ai memoriali, nel podcast abbiamo inserito le interviste a Chiara Colombini dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea, Lorenzo Gardumi della Fondazione Museo storico del Trentino, Paolo Pezzino dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri e Gabriele Mastrolillo dell’Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea del Friuli-Venezia Giulia».
Quali sono gli episodi più significativi delle loro vite?
«Vittorio che aveva studiato lingue, come elemento di collegamento tra partigiani e angloamericani si fa paracadutare a Feltre e più tardi dirà di essere stato il primo ad accogliere a Roma i Black Davis canadesi, anticipando la loro colonna per prepararne il benvenuto. Sempre a Roma Giuseppe è tra i leader del Pci e frequenta Francesco Trombadori e Renato Guttuso, combatte a Trento finché la Gestapo lo prende e lo tortura. Conosce Erich Priebke, ma non parla. Dopo alterne vicende, nel ’45 viene paracadutato in Friuli, dove riorganizza le scuole e si batte per abolire la pena di morte nella Repubblica libera di Carnia: area che poche settimane dopo viene presa da tedeschi e cosacchi. Lui, catturato a Chievolis (Pordenone), finisce la sua vita: da lì non rientrerà più nemmeno il suo corpo».
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