Elly Schlein lasci perdere la patrimoniale
Elly Schlein lasci perdere la patrimoniale
di Ferruccio de Bortoli | 1 giugno 2026I tuoi preferiti
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Il grande peso delle tasse in Italia grava sul lavoro, non sui redditi da capitale. L’Irpef è pagata soprattutto da dipendenti e pensionati che avrebbero diritto anche loro, visto l’andazzo, a una flat tax come gli autonomi. L’ingiustizia fiscale è sotto gli occhi di tutti. Giusto. Nella mobilità internazionale dei capitali però l’idea di una patrimoniale è di fatto irrealizzabile. Perché i grandi capitali se ne vanno all’istante o se ne sono già andati da tempo. E quelli medi o addirittura più piccoli, magari non toccati dall’eventuale provvedimento, non si sentono tanto tranquilli. E si comportano come se la patrimoniale li riguardasse. Non hanno fatto un trust come i super ricchi, hanno una o due case e si sentono, di conseguenza, in trappola. Piaccia o no questa è la realtà.
L’Italia ha bisogno di attrarre capitali, non di respingerli. Tra l’altro come si concilierebbe un’eventuale patrimoniale con il fatto che siamo diventati una sorta di paradiso fiscale per i miliardari di tutto il mondo? Misura, quest’ultima, presa da un governo di centro-sinistra, con alla guida Matteo Renzi. Elly Schlein si è detta non contraria all’introduzione di un’imposta sul patrimonio, magari con un avallo europeo o internazionale (del tutto irrealistico). Insistere sul tema è il modo migliore per perdere le elezioni. Varie le ragioni.
Prima di tutto perché alcune patrimoniali ci sono già, come l’Imu. In secondo luogo è del tutto sconsigliabile parlarne alla vigilia di un grande passaggio di patrimoni, non tutti di miliardari, vista l’età avanzata di molti boomer, ovvero i nati nell’immediato Dopoguerra. Lo documenta anche l’ultima relazione della Banca d’Italia. Nella campagna elettorale del 2006 il programma dell’allora Unione di centrosinistra (281 pagine), prevedeva una serie di riallineamenti nella tassazione di capitali e nel trattamento dell’Ici.
La maggioranza uscente, agitando lo spettro della patrimoniale, recuperò quasi del tutto l’ampio scarto rilevato dai sondaggi. Prodi ebbe grandi difficoltà a spiegare che non avrebbe toccato i piccoli risparmi. Vinse su Berlusconi per pochissimi voti (24.755) che fecero scattare alla Camera il «premio» elettorale. Quello di cui si parla, con annesse polemiche, anche oggi.
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1 giugno 2026
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