L’addio della città a Michele Lanzinger: «Riusciva a guardare lontano»
Il padre del Muse è morto ieri a 69 anni. Ha collaborato con l’architetto Renzo Piano per realizzare l’edificio delle Albere
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L’addio della città a Michele Lanzinger: «Riusciva a guardare lontano»
di Carla IalentiIl padre del Muse è morto ieri a 69 anni. Ha collaborato con l’architetto Renzo Piano per realizzare l’edificio delle Albere
«Uno scienziato visionario»: questo è stato Michele Lanzinger, morto il 30 maggio a 69 anni. Ha lasciato una inestimabile eredità culturale non solo alla città di Trento: il Muse (Museo delle Scienze). Una struttura fatta crescere con cura e passione assieme all’architetto di fama mondiale, Renzo Piano, dalla cui matita è uscito un disegno architettonico rivoluzionario. Lanzinger si è distinto anche come presidente di Icom Italia, la più importante organizzazione internazionale dei musei, e in qualità di presidente del Conservatorio Bonporti.
La fondazione del Muse
Prima della carriera scientifica, si era diplomato al liceo musicale di Trento, suonando il violino e la viola. Poi la laurea in Geologia e il dottorato in Antropologia. Nel 2013 fondò il museo delle Scienze, dando una nuova casa alle opere del Museo tridentino di scienze naturali, di cui Lanzinger fu direttore dal 1992. I musei da lui diretti non furono soltanto luoghi di fruizione da parte del pubblico, ma anche veri e propri centri di ricerca. L’idea era quella di un luogo che sapesse coniugare la conservazione allo sviluppo sostenibile. Attento all’ambiente e al cambiamento climatico nel 2013, a tre mesi dall’inaugurazione sotto la sua direzione, il Muse fu insignito del premio «Eco and the city – Giovanni Spadolini». Nei primi dieci anni ben 4 milioni di visitatori apprezzarono la proposta museale che puntava alla salvaguardia del pianeta.
La malattia e il ricordo
Michele Lanzinger se ne va, dopo una lunga malattia, lasciando la moglie Giuliana, i figli Sofia e Leonardo e la comunità che lo ricorda come «uomo visionario e animo garbato». Alberto Pacher, già sindaco di Trento ed ex presidente della Provincia, e Michele Lanzinger erano profondamente legati: «Perdo un caro amico, la città e il Trentino perdono un figlio di grande valore che ha dato tanto alla sua terra e per la crescita del territorio — ha detto Pacher —. Grazie a lui la città ha vissuto una fase di rinascita. Michele aveva la capacità di vedere lontano. Era curioso: ecco perché ha saputo reinventare il Muse». Non solo uno scienziato di fama internazionale, l’ex primo cittadino ne ricorda anche lo spessore umano: «Una persona di particolare sensibilità: sono grato di essere stato suo amico».
«Sapeva guardare lontano»
Alberto Pattini, ex presidente del Consiglio comunale di Trento, ricorda così l’amico di lunga data: «Abbiamo giocato insieme da bambini e fatto insieme l’università a Ferrara. Insieme ci siamo incontrati nella malattia. Buon viaggio caro Michele sei stato un grande direttore». Un saluto affettuoso anche dal mondo della cultura. Il direttore della Fondazione Museo storico del Trentino, Giuseppe Ferrandi, come Pacher, ricorda «la capacità di guardare lontano» di Lanzinger grazie alla quale «ha segnato il sistema museale. Una perdita non solo a livello nazionale, ma internazionale». Il padre del Muse «era un maestro generoso, dispensava sempre consigli ai suoi colleghi». Oltre alla stima a livello professionale, «era un amico che ha lasciato tanto in chi l’ha conosciuto: il vuoto che mi resta con la sua scomparsa è difficile da colmare». Una figura apprezzata dalla comunità: «Faremo di tutto affinché resti un punto di riferimento».
Una mente poliedrica
Uno sguardo che riusciva a cogliere il presente e il futuro, come sottolinea l’attuale direttore del Muse, Massimo Bernardi: «Michele ha sempre visto oltre. Quella straordinaria capacità di cogliere mutamenti e dinamiche evolutive anche distanti era un tratto distintivo della sua poliedrica mente». Il presidente e la comunità del Muse hanno usato parole precise per salutare il fondatore: «Michele Lanzinger non è stato semplicemente un direttore, è stato il motore di una profonda metamorfosi culturale della nostra istituzione museale. Tutto lo staff del museo piange un leader autorevole, sempre disponibile all’ascolto e al dialogo, una guida e un’instancabile fucina di idee, con una passione contagiosa per la conoscenza».
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Il Mart: «Uomo visionario e innovatore»
Anche il Mart, museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, ricorda l’ex direttore del Muse, «uomo visionario, un innovatore». La sua scomparsa è «una perdita per tutto il panorama nazionale e internazionale». Si unisce al cordoglio anche Giuseppe Putignani, presidente del Centro servizi culturali Santa Chiara: «Una figura che ha saputo trasformare la conoscenza in un bene comune, accessibile e vibrante — ha detto —. Michele non si è limitato a dirigere un’istituzione: ha saputo donare la sua cultura alla cittadinanza, traducendo visioni complesse in idee innovative che hanno cambiato il volto di Trento e la percezione stessa del fare scienza e cultura».
Le istituzioni: «Un punto di riferimento»
Tante le voci istituzionali che hanno ricordato con affetto e stima il fondatore del Muse, dal sindaco di Trento Franco Ianeselli al presidente della Provincia Maurizio Fugatti, dall’assessora provinciale alla cultura Francesca Gerosa, alla consigliera provinciale Lucia Maestri. «Michele è stato non solo un direttore di museo, ma un punto di riferimento per la città — ha detto Ianeselli —, uno scienziato gentile e preparatissimo. Da sindaco c’è una sua esortazione che porto con me: ogni progetto, ogni azione per la città, pensateli in nome di chi deve ancora nascere», le parole del primo cittadino. Il governatore lo ha ricordato come «il motore che ha traghettato il Muse verso la nuova iconica sede, posizionando il museo ai vertici d’Europa per innovazione e visitatori».
Il rapporto con la musica e l'arte
Apprezzato non solo come uomo di scienza, ma anche come musicista: «Ha saputo coniugare mirabilmente il rigore della scienza con la sensibilità dell’arte e della musica. Motivo per cui avevamo voluto affidargli con entusiasmo la presidenza del Conservatorio Bonporti di Trento e Riva del Garda», ha aggiunto Gerosa. Parole di stima anche da parte di Maestri: «È stato un regalo per me poter condividere un pezzo di strada con te e scoprire, grazie a te, che difficilmente ci si deve arrendere. Il Muse rimane la più grande testimonianza del tuo sguardo in alto».
Il Wwf: «Lanzinger attento alla sostenibilità»
Wwf Trentino - Alto Adige e l’organizzazione Italia nostra ricordano il direttore per la sua attenzione all’ambiente e alla sostenibilità: «Il lascito di Michele non vive solo nelle pareti di vetro affacciate sulle Dolomiti. Vive negli occhi di ogni bambino che, attraversando quelle sale, ha imparato che un ghiacciaio è vivo, che una foresta respira, che ogni specie ha il suo posto nel grande equilibrio mutevole della natura di cui siamo parte — le parole di Wwf Trentino Alto Adige —. Vive in tutti coloro che, grazie a lui, hanno smesso di guardare alla montagna come uno sfondo e hanno iniziato a sentirla come un luogo da custodire». La presidente di Italia Nostra, Manuela Baldracchi, rivolge un pensiero a Lanzinger parlando di un «direttore sensibile al tema della sostenibilità e alla salvaguardia dell’ambiente».
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31 maggio 2026
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