Bologna, il Biografilm sfida la crisi del cinema: «Le storie come forma di sopravvivenza. Accendiamo i fari sui diritti umani»
Corriere della Sera - Cultura

Bologna, il Biografilm sfida la crisi del cinema: «Le storie come forma di sopravvivenza. Accendiamo i fari sui diritti umani»

Domenica 31 maggio 2026
3 visualizzazioni

Dal 5 al 15 giugno la nuova edizione con il terzo anno di direzione affidata a Massimo Benvegnù e Chiara Liberti: «Bologna è un'eccellenza in un settore in crisi. Il nostro ruolo è aprire a film che non trovano spazio». Ecco cosa si potrà vedere quest'anno.

Rinnovabili? Troppa energia nelle ore sbagliate: l'Europa va in «over generation» e lo spreco è pari ai consumi di tutta la città di Londra

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Bologna, il Biografilm sfida la crisi del cinema: «Le storie come forma di sopravvivenza. Accendiamo i fari sui diritti umani»

di Piero Di Domenico

Dal 5 al 15 giugno la nuova edizione con il terzo anno di direzione affidata a Massimo Benvegnù e Chiara Liberti: «Bologna è un'eccellenza in un settore in crisi. Il nostro ruolo è aprire a film che non trovano spazio». Ecco cosa si potrà vedere quest'anno.

«Angelo, principe del vintage», tra le storie del Biografilm 

Le storie di vita del Biografilm sono pronte a tornare per l’edizione numero 22 dal 5 al 15 giugno prossimi con programma completo su biografilm.it. Il festival incentrato sul cinema del reale e ideato da Andrea Romeo è diretto da tre anni da Massimo Benvegnù e Chiara Liberti. 

Quali le novità di questa edizione? 
Benvegnù: «La situazione dell’ecosistema cinema è abbastanza fragile. Ci sono problemi con il Fondo cinema, con il tax credit le piccole produzioni indipendenti, che sono quelle che producono documentari in Italia, vivono una situazione difficile, mentre il pubblico vorrebbe invece storie e novità. Viviamo con questi grandi soggetti multinazionali e il Biografilm sta diventando uno spazio di sopravvivenza. Bologna è un’eccellenza nel cinema ma attorno a noi c’è crisi». 

Da vetrine i festival si sono trasformati in occasioni uniche per vedere determinati film? 
Benvegnù: «Tutto è cambiato, una volta i festival erano fari nell’oceano, adesso c’è una saturazione di contenuti. Ma il nostro ruolo come presidio annuale è aprire a film che non trovano spazio. Oggi l’idea del festival è creare una comunità». 

Quali sono i nodi tematici di questa edizione? 
Liberti: «Il coltivare la complessità rimane, così come l’impegno a tenere accese le luci su tematiche come i diritti umani, la Palestina, l’urgenza climatica. Partendo da storie di vita che diventano veicoli per raccontare vicende complesse. Teniamo molto al film di apertura Broken English, a Venezia l’anno scorso, di cui ci riappropriamo. Una biografia-non biografia su Marianne Faithfull, che incarna la vulnerabilità di un’artista schiacciata nei confini maschilisti come compagna di Mick Jagger e che è stata invece un’artista infinitamente più complessa, scomparsa dopo il film». 

Il film di chiusura sarà invece di Joshua Oppenheimer. 
Benvegnù: «È un corto di 24 minuti, The Revolution Against Death, che racconta una comunità in California di persone benestanti e avanti negli anni che cerca di non morire grazie a scienza, chimica, vitamine e pillole».

Quali libertà vi siete presi in fase di selezione dei film? 
Liberti: «La libertà più grande è il racconto di un super microcosmo, il maestro romagnolo della costruzione di giocattoli attraverso il riciclo o il rapper ungherese della generazione Z. Il mio film del cuore è Everybody to Kenmure Street di Felipe Bustos Sierra, spagnolo ma scozzese d’adozione. Rispetto a tanti film che oggi sembrano fatti con lo stampino, parla di un evento a Glasgow nel 2021 che a fine Ramadan ha visto una forma di resistenza collettiva e pacifica nei confronti di un blitz anti-immigrati di una polizia in stile Ice». 

Ci saranno anche premi alla carriera. 
Benvegnù: «C’è Sguardi in camera che racconta la storia del ‘900 con la voce di Milena Vukotic, a cui daremo il premio alla carriera. Bonnie Tinnermann è stata invece la più grande casting director di Hollywood negli anni ’80 e ’90. E poi la tunisina Kaouther Ben Hania, che racconta i conflitti partendo non dall’alto ma dal basso, dalle persone. Per me La voce di Hind Rajab è l’Anna Frank del ventunesimo secolo. Dalla pagina scritta di un diario a frammenti audio sulla vita di una bambina che soffre e muore a causa di un conflitto, ci fa capire lo strazio e la ferocia di barbariche azioni umane barbariche».

Vai a tutte le notizie di Bologna

Iscriviti alla newsletter del Corriere di Bologna

31 maggio 2026 ( modifica il 31 maggio 2026 | 13:28)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Kimi Antonelli, bagno di folla in Romagna: tifosi a caccia di un selfie e un autografo

Il pilota della Mercedes a Brisighella (Ravenna) dove ha ricevuto il premio Bandini

L'informazione nella tua mail

Corriere di Bologna

Le news principali su Bologna
Ogni giorno alle 18, a cura della redazione

IscrivitiLA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo