Roberto Bolle: «Io amato da tutti come Sinner? Essere visti irraggiungibili può essere difficile. A me piace stare tra la gente»
L'étoile porta il suo Ballo in Banco domenica 7 giugno per la prima volta a Torino. E il 2 giugno sarà al Quirinale, «ricorrenza particolarmente significativa oggi, in un mondo in cui tanti valori si stanno sgretolando»
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Roberto Bolle: «Io amato da tutti come Sinner? Essere visti irraggiungibili può essere difficile. A me piace stare tra la gente»
di Francesca AngeleriL'étoile porta il suo Ballo in Banco domenica 7 giugno per la prima volta a Torino. E il 2 giugno sarà al Quirinale, «ricorrenza particolarmente significativa oggi, in un mondo in cui tanti valori si stanno sgretolando»
Domenica 7 giugno Torino avrà, per la prima volta, il suo Ballo in Bianco. Un sogno. Uno degli appuntamenti più iconici della danza mondiale si svolgerà in Piazza San Carlo dove Roberto Bolle, l’ideatore, guiderà la più grande lezione alla sbarra en plein air del mondo, con circa 2000 giovani ballerini provenienti dalle scuole di danza di tutta Italia.
Bolle, qual è il significato della sbarra nel Ballo in Bianco?
«La sbarra è l’inizio di tutto, per l’allievo come per il primo ballerino. Si riparte sempre da lì, è un simbolo. Non rappresenta la performance, la sbarra è: studio, pratica quotidiana, dedizione, impegno, fatica, sudore. Sono valori molto importanti, soprattutto per i ragazzi di oggi. Io la faccio ancora ogni giorno».
Perché ha scelto Torino per la prima volta dell’evento fuori da Milano?
«È stata una scelta naturale e felice, sono profondamente legato a Torino. A dicembre sarò nuovamente al Regio con il Gala Roberto Bolle and Friends. L’amministrazione si è dimostrata entusiasta da subito, avremo il sostegno di Comune, Gruppo Iren e Fondazione Crt».
Cosa rappresenta per lei il Ballo in Bianco?
«Un atto d’amore per la danza. Un modo per dire: noi amiamo quest’arte e siamo qui per raccontare quanto sia forte questo sentimento».
È mutato nel tempo questo amore?
«Quando ero giovane è stato travolgente. Proprio come gli amori giovanili: passione e incoscienza. Tutto quello che è successo nei primi anni, dalla nomina a primo ballerino alle grandi opportunità, una dopo l’altra, spesso mi trovava impreparato. Ero travolto dalle emozioni e faticavo a gustarmi ciò che stavo vivendo. Con gli anni è arrivata la consapevolezza. Oggi provo una grande gratitudine per quello che faccio, assaporo ogni momento prezioso. L’amore è rimasto fortissimo».
È per questo che restituisce così tanto, anche ai giovani?
«Sono una persona che ha avuto delle grandi possibilità e che è riuscita a utilizzarle nel migliore dei modi. Ma quando sei percepito come irraggiungibile, su un altare o su un podio, può essere difficile. A me piace stare tra la gente e sento la responsabilità di fare qualcosa di importante. La riconoscenza e la gratitudine delle persone mi riempiono il cuore. Percepisco il loro affetto in maniera molto forte ed è un motore importantissimo per creare sempre qualcosa di nuovo e per coinvolgere le persone».
Lei è inarrestabile, il suo programma estivo e anche successivo, tra le date del Gala, del tour di Caravaggio, la ripresa di OnDance fotografano un artista sempre in moto. Cosa la muove?
«La passione. E il piacere che provo nel realizzare determinati progetti anche diversi tra loro. L’entusiasmo è una grande forza».
Il 2 giugno, in occasione della Celebrazione degli 80 anni della Repubblica, sarà al Quirinale dove danzerà sulle note del «Va Pensiero». È emozionato?
«Molto. Sono onorato di prendere parte a una celebrazione così importante per il Paese, per la Repubblica e per il presidente Mattarella, che stimo infinitamente. È una ricorrenza particolarmente significativa oggi, in un mondo in cui tanti valori si stanno sgretolando. È importante fermarsi a riflettere sul significato della democrazia, sulle libere scelte dei cittadini e su quei valori che sono alla base della nostra convivenza. A maggior ragione in una fase storica così instabile, in un mondo che cambia rapidamente e, per certi aspetti, in maniera drammatica».
A chi deve i suoi valori solidi?
«I miei genitori, l’etica e la danza hanno contribuito a costruire il mio carattere».
Lei e Jannik Sinner siete gli unici che gli italiani amano e non criticano (quasi) mai.
«È un bellissimo paragone, grazie. Non è facile essere un numero uno ed essere amato da tutti. Si entra nel cuore della gente facendo sempre del proprio meglio, creando qualcosa di bello e di inclusivo che emozioni e coinvolga i giovani».
Vai a tutte le notizie di Torino
Iscriviti alla newsletter di Corriere Torino
31 maggio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA