Marcinelle, il minatore-partigiano che morì per un cambio di turno
Enrico Del Guasta fu una delle vittime della strage di Marcinelle l'8 agosto del 1956. Membro della Resistenza, era stato l’eroico comandante Franz della Brigata Garibaldi marchigiana
Domenica 1 giugno 2026
Marcinelle, il minatore-partigiano che morì per un cambio di turno
Enrico Del Guasta fu una delle vittime della strage di Marcinelle l'8 agosto del 1956. Membro della Resistenza, era stato l’eroico comandante Franz della Brigata Garibaldi marchigiana
di PAOLO DI STEFANONon è stato l’unico a morire per un turno scambiato all’ultima ora. Enrico Del Guasta, nato il 17 febbraio 1920 a Pettori, nel comune di Cascina, provincia di Pisa, dove i tedeschi fecero stragi e rastrellamenti, era stato l’eroico comandante Franz della Brigata Garibaldi marchigiana,nonché fondatore del Partito comunista di Fossombrone.
Finita la guerra, già sposato con la staffetta partigiana Ivonne Truffi e padre di quattro figli, Enrico decide di partire per il Belgio nell’ottobre 1952. Lavorerà al Bois du Cazier di Marcinelle. Dopo Libero, Gianfranco, Graziella e Umberto, in Belgio nascerà Yvette nel 1954. La famiglia Del Guasta abita nella baracca 32 del campo di Saint Nicolas,dove l’acqua disponibile per lavarsi è quella della fontanella di fronte all’ingresso. Quelle baracche hanno ospitato durante la guerra i prigionieri polacchi. Per quattro anni, l’ex comandante Franz ha sempre lavorato di notte come rabasneur (una specie di carpentiere), ma la mattina dell’8 agosto 1956 accetta di scambiare il turno con un compagno belga la cui bambina, Colette, non sta bene e ha bisogno di lui.
Dunque, alle sette del mattino Enrico, appena uscito dal lavoro notturno, scende di nuovo in miniera, dove nel giro di mezz’ora le fiamme, scatenate a 975 metri sottoterra,invadono i vari piani senza lasciare scampo a 262 dei 274 minatori presenti nelle gallerie e nei cunicoli. È stato Umberto, il quarto figlio di Enrico e oggi cuoco in una trattoria di Vicopisano, nel Valdarno inferiore, a consegnarmi i documenti che ricostruiscono la storia tragica di suo padre.
Quello scambio di turno è stato, dice Umberto, «un gesto di umanità diventato destino». E nessuno può dargli torto. Il destino di suo padre, della giovane vedova Ivette e quello di cinque bambini, che sarebbero cresciuti orfani. Eppure, lo stesso destino che si fa beffe di grandi e piccoli, qualche volta restituisce loro qualcosa. E così un giorno Umberto conosce su Facebook un tale Jean-Pol Serre di Bastogne, che racconta la storia del suo padrino di battesimo, sopravvissuto alla catastrofe di Marcinellegrazie a un italiano di nome Enrico che quella mattina aveva preso il suo il suo posto.
Jean-Pol era un ex comandante della Nato in pensione, che grazie ai suoi buoni uffici sarebbe riuscito a ottenere i documenti relativi a Del Guasta. Anche basandosi su quelle carte, Umberto ha scritto un memoriale in cui ricorda la storia di suo padre e gli anni di Marcinelle,i giochi infantili, le colonie estive, i salsicciotti e le frites con la mostarda che piacevano ai bambini, il trenino di legno ricevuto a Natale, le passeggiate nei boschi con suo padre, i tempi poveri e felici prima dell’incidente.
La sua è una delle poche testimonianze di vita quotidiana narrate attraverso gli occhi di un bambino figlio di minatore. E poi il fumo di quella «maledetta mattina», i presentimenti, la paura di Umberto e Gianfrancoche stanno camminando verso la colonia quando il cielo si oscura, la corsa a casa, l’attesa davanti ai cancelli della miniera, i pianti, le urla. Quaranta giorni dopo la «catastròfa», il 17 settembre, mamma Ivette viene chiamata per il riconoscimento del corpo di suo marito: lo riconosce per una cicatrice di cinque centimetri sul ginocchio destro, residuo di una ferita che il comandante Franz si era procurato quando era partigiano nei boschi sopra Fossombrone.
Nei documenti manoscritti reperiti dall’ex colonnello Serre è segnato tutto: anni 36, altezza 1 metro e 83, la cicatrice, quasi nessun dente, capelli castani chiari e abbondanti,un orologio placcato oro, un braccialetto di cuoio, lampada numero 639.
Nell''immagine grande in alto: targa a Vicopisano (Pisa) che ricorda Enrico Del Guasta.
Su «la Lettura» #757 nell'App e in edicola un articolo di Demetrio Paolin sul libro di Paolo Di Stefano «La catastròfa. Marcinelle 8 agosto 1956» (nuova edizione accresciuta, Sellerio, pp. 322, euro 16), disponibile a partire dal 2 giugno.
30 mag 2026 | 19:24
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