Poplar Utopia Festival, melodie «aliene» e maschere a pois: al Mart gli «Angine de Poitrine»
Corriere della Sera - Cultura

Poplar Utopia Festival, melodie «aliene» e maschere a pois: al Mart gli «Angine de Poitrine»

Sabato 30 maggio 2026
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L'organizzatore Bocchio: «Non erano ancora famosi, li ho visti e me li sono aggiudicati. Magnetici e incredibili»

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Poplar Utopia Festival, melodie «aliene» e maschere a pois: al Mart gli «Angine de Poitrine»

di Mario Parolari

L'organizzatore Bocchio: «Non erano ancora famosi, li ho visti e me li sono aggiudicati. Magnetici e incredibili»

Sotto la cupola del Mart di Rovereto oggi, sabato 30, arriva un evento mai visto prima in Italia. Tra melodie aliene, maschere a pois, chitarre a doppio manico e progressioni microtonali, al Poplar Utopia festival la prima e unica data italiana degli Angine de Poitrine, il duo canadese di math rock che ha sconvolto gli algoritmi di tutto il mondo. Sconosciuti lo scorso autunno, dopo una rapida ascesa negli ascolti trainata dai social, «Khn» e «Klek» hanno scelto di suonare a Rovereto. «Artisti famosi italiani ci hanno chiesto i biglietti - racconta Luca Bocchio, che coordina la direzione artistica di Poplar Festival - ,. Sarà un grande viaggio. Abbiamo costruito la serata con un flusso di artisti performativi per stupire il pubblico».

Bocchio, quante richieste avete avuto per gli Angine de Poitrine ?
«I biglietti sono finiti da settimane. Li abbiamo venduti in quattro minuti. La capienza dello spazio del Mart è di 2.500 persone. La magnitudine del fenomeno è significativa, avremo gli stessi numeri tutto il fine settimana».

Come si inserisce una band internazionale come gli Angine de Poitrine con il Poplar Utopia Festival?
«Dal 2017 puntiamo a scoprire progetti emergenti destinati a diventare grandi. Nella prima edizione abbiamo lanciato i Pinguini Tattici Nucleari, allora sconosciuti. Negli anni abbiamo collezionato esordi poi risultati vincenti, dai Coma Cose a Fulminacci, da Giorgio Poi a Margherita Vicario. Siamo sempre stati bravi ad intercettare le tendenze del futuro. Chi viene ai nostri concerti ascolta la musica di domani».

Come nasce l’idea di invitare gli Angine a Rovereto?
«Dal 2023 abbiamo iniziato a internazionalizzare i cartelloni. La nostra reputazione è cresciuta anche all’estero e le band internazionali ci cercano. Siamo entrati in una rete di addetti ai lavori e di scambio di talent. Così abbiamo conosciuto l’agente degli Angine de Poitrine».

Come è avvenuta la proposta?

«Non appena l’agente ha messo la band sotto contratto mi ha mandato un video degli Angine che suonano in piedi per strada di fronte a venti persone. Erano cinque mesi fa, la band aveva pochissimi ascoltatori. Li ho trovati subito assurdi e incredibili. Ho visto il video e ho accettato subito».

Cosa vi ha convinto?

«Vedere questi personaggi magnetici sul palco, che riuscivano a tenere alta l’attenzione dal vivo. Le persone attorno si muovevano e saltavano nonostante si trovassero per strada. Era tutto molto spontaneo. Se succede vuole dire che la band funziona al primo ascolto».

La loro popolarità inaspettata ha cambiato i vostri piani?
«All’inizio volevamo fare esordire gli Angine al Poplar di settembre, con uno slot da artisti emergenti e un’offerta per coprire le spese. Poi però è uscito il video della loro esibizione per la radio Kexp. Grazie a quel video in un attimo sono diventati virali, soprattutto all’estero e la band ha lanciato un tour europeo a fine maggio. Il nostro evento aveva già in lineup progetti internazionali, che mescolano suoni diversi, dalla tradizione napoletana all’ispirazione della musica araba. Il rock microtonale degli Angine era sullo stesso filone, così gli abbiamo proposto di suonare».

Perché Poplar Utopia al Mart è l’unica data italiana degli Angine?
«In quel momento gli Angine non erano ancora virali in Italia, gli abbiamo fatto una proposta per noi impegnativa, scommettendo sulla band. Abbiamo chiesto però che Poplar Utopia fosse l’unica data italiana. Hanno rinunciato ad offerte in altre città e a riempire spazi molto più grandi, è stata una scelta loro».

Perché hanno accettato?

«Perché non vogliono diventare i nuovi Foo Fighters, ma semplicemente emergere e vivere suonando. Sono molto alla mano, apprezzano contesti e situazioni genuine, in cui le persone mettono al primo posto socialità e passione per la musica. Tra noi c’è sintonia. Non puntano al mainstream, ma a un pubblico indipendente. Sono passati da suonare nei pub a essere futuri headliner di festival internazionali. Nei prossimi anni li vedremo al Primavera e a Glastonbury».

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30 maggio 2026 ( modifica il 30 maggio 2026 | 18:32)

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