Dalla guerra alla pace, Sarajevo trent'anni dopo: nella capitale bosniaca inaugurata la mostra di Franco Giuliano
Il percorso espositivo è tratta dall'omonimo volume di Giuliano ed è stata allestita nel Centro Scolastico Cattolico "Sv. Josip"
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Dalla guerra alla pace, Sarajevo trent'anni dopo: nella capitale bosniaca inaugurata la mostra di Franco Giuliano
di Lorenzo GilibertiIl percorso espositivo è tratta dall'omonimo volume di Giuliano ed è stata allestita nel Centro Scolastico Cattolico "Sv. Josip"
È tornata nel luogo in cui una parte di quella storia era cominciata. Nel chiostro del Centro Scolastico Cattolico “Sv. Josip” di Sarajevo è stata inaugurata ieri, venerdì 29 maggio, la mostra “Sarajevo, dalla guerra alla pace. Trent’anni dopo”, tratta dal volume di Franco Giuliano, edito da Cacucci. Un percorso di immagini, documenti e testimonianze che ricostruisce il legame nato durante la guerra in Bosnia-Erzegovina tra la capitale bosniaca e la Puglia.
La scuola cattolica di Sarajevo, durante il conflitto del 1992-1995, fu uno dei luoghi del dialogo multietnico e anche il punto di riferimento di iniziative umanitarie arrivate dall’Italia. Per questo l’inaugurazione non ha avuto soltanto il valore di una commemorazione. Ha riportato la mostra dentro uno spazio attraversato, trent’anni fa, dalla guerra e dalla solidarietà: qui furono accolti aiuti, lettere, testimonianze; qui passarono bambini e famiglie segnati dall’assedio più lungo della storia recente europea.
All’evento hanno partecipato studenti di religioni diverse che frequentano l’istituto, la direttrice Marina Pregernik, il cardinale Vinko Puljić e rappresentanti dell’Ambasciata d’Italia a Sarajevo. «Un’occasione straordinaria — ha detto il cardinale Puljić — che, a trent’anni di distanza, ci ricorda il grande rapporto che questo Paese ebbe con l’Italia e, in particolare, con la Puglia già durante la guerra». Nelle immagini esposte, ha aggiunto, «ci sono ricordi che io stesso avevo dimenticato». Ma non il ruolo avuto dall’Italia negli anni del conflitto: «Quello che invece ricordo benissimo è ciò che l’Italia ha rappresentato per questa città e per il popolo martoriato durante l’assedio».
Il cardinale ha richiamato anche il grido d’aiuto rivolto al mondo in uno dei momenti più drammatici della guerra, poi rilanciato dalla stampa internazionale. «Siamo felici per questa iniziativa — ha sottolineato la direttrice Pregernik — che, a trent’anni di distanza, ci ricorda la nostra storia in un momento straordinariamente delicato per l’umanità». Anche il primo segretario culturale dell’Ambasciata d’Italia a Sarajevo, Giuseppina Gioia Salzano, ha evidenziato il valore dell’appuntamento come conferma dei rapporti profondi tra Italia e Bosnia-Erzegovina.
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso dodici totem. Raccontano la tragedia della guerra, ma anche il filo di relazioni che si costruì intorno alla scuola e ai suoi studenti. Alcuni di quei bambini sono stati rintracciati e intervistati nel libro di Giuliano, con testimonianze raccolte anche grazie alla collaborazione dell’Università di Bari e di aziende italiane.
«È stata una scelta precisa inaugurarla proprio in questa scuola — ha spiegato Franco Giuliano, autore del volume e curatore della mostra —. È il luogo dove tutto ebbe inizio: qui fui ospitato per tutto il tempo come inviato; qui arrivarono i doni, sette tir di aiuti, inviati dai coetanei pugliesi che risposero alle lettere dei bambini bosniaci».
Quelle lettere, tradotte e pubblicate negli anni della guerra, sono oggi parte del materiale documentario della mostra: non solo memoria privata, ma traccia concreta di una mobilitazione civile nata mentre Sarajevo era ancora sotto assedio. Dopo l’apertura nel Centro Scolastico Cattolico “Sv. Josip”, la mostra resterà a Sarajevo prima del trasferimento previsto nell’ex Biblioteca universitaria Vijećnica, monumento nazionale e simbolo della città ferita dalla guerra. Il percorso continuerà poi anche in Puglia, con una nuova tappa prevista a metà giugno nel Palazzo del Rettorato del Politecnico di Bari.
Vai a tutte le notizie di Bari
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Mezzogiorno Puglia
30 maggio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Bakari Sako, l'invisibile ucciso dall'indifferenza
Hai una storia da segnalare sul tuo territorio?
ScriviciIscriviti alla newsletterCorriere del Mezzogiorno
Le news principali sul Mezzogiorno
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione