«Rischiamo lo stato-azienda che ci vuole mezzi uomini e mezzi robot». Il saggio di Serena Mazzini contro la «sudditanza digitale»
Magnifica Humanitas presentato allo spazio Comala. «Ci siamo già fatti fregare con i social. Vent’anni di Far West normativo e ecco i risultati. Non possiamo ripetere lo stesso con l'Ai. Ma conme oggi c'è solo il papa»
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«Rischiamo lo stato-azienda che ci vuole mezzi uomini e mezzi robot». Il saggio di Serena Mazzini contro la «sudditanza digitale»
di Francesca AngeleriMagnifica Humanitas presentato allo spazio Comala. «Ci siamo già fatti fregare con i social. Vent’anni di Far West normativo e ecco i risultati. Non possiamo ripetere lo stesso con l'Ai. Ma conme oggi c'è solo il papa»
Sono in due a crederci veramente. Che questa nostra «misera» vita di piccoli e «inutili» esseri umani vada preservata rispetto a questo immenso ragno che è l’intelligenza artificiale. Sono in due: Papa leone con la sua Enciclica Magnifica Humanitase Serena Mazzini con il suo nuovo saggio (Rizzoli) La tua solitudine è il nostro business, che presenta il 30 maggio allo spazio polifunzionale Comala. Sembra uno scherzo. Non lo è.
Mazzini, cosa pensa dell’Enciclica?
«Il Papa è l’unico capo di stato che la pensa come me. C’è un punto in cui praticamente riassume il mio libro e ci mette in guardia dalla Valley. Parla anche di transumassimo».
Cosa è il transumanesimo?
«Transumanesimo e Postumanesimo comprendono una pluralità di correnti e sensibilità. Al centro: la tecnologia e il sogno di oltrepassare i limiti della condizione umana. Il transumanesimo immagina un potenziamento dell’essere umano attraverso le tecnologie (biomedicina, ingegneria del corpo, dispositivi, algoritmi), con l’aspirazione a incrementare prestazioni e capacità. Il postumanesimo, soprattutto nelle sue versioni più radicali, si spinge oltre: critica l’antropocentrismo e prospetta una forma di ibridazione tra essere umano, macchina e ambiente, fino a immaginare un passaggio di soglia in cui l’umanità supererà se stessa entrando in un nuovo stadio evolutivo. Anche quando queste ipotesi restano in larga parte speculative, esse acquistano rilevanza, perché modificano l’immaginario collettivo e, di conseguenza, orientano le scelte sociali, economiche e politiche».
Il problema è quindi anche politico?
«Gli Stati Uniti stanno entrando in una fase che io definisco “militare-industriale-tecnologica-religiosa”. Esiste una connessione fortissima tra industria tecnologica, governo e alcune correnti ideologiche e religiose. Peter Thyel è stato il primo finanziatore di Trump e di Vance. Ci sono connessioni tra la Silicon Valley e il transumanesimo».
Ritiene che la democrazia sia a rischio?
«Se chi controlla queste tecnologie pensa che la democrazia sia incompatibile con il progresso tecnologico e immagina uno “stato-azienda” guidato da un CEO non eletto, allora dobbiamo iniziare a porci delle domande. Io non metto in dubbio che ChatGPT possa aiutare nel lavoro. Metto in dubbio il fatto che dietro ci siano accordi con il governo e l’esercito statunitense e che tutto questo venga raccontato pochissimo».
Siamo già al punto di non ritorno?
«No, ma ci siamo già fatti fregare una volta con i social. Abbiamo lasciato vent’anni di Far West normativo e oggi vediamo i risultati. Non possiamo ripetere lo stesso errore con l’intelligenza artificiale».
Perché si risponde sempre che l’Ai non si può normare?
«Big tech e Trump hanno fatto la più pervasiva opera di lobbying nella storia con l’AI Act europeo. Con le minacce di dazi e le continue pressioni e i viaggi delle big tech a Bruxelles. Tant’è che l’AI Act aveva al suo interno alcuni articoli che riguardavano i chatbot e adesso stanno preparando il Digital Omnibus che andrà a limitare o ribaltare alcune cose che erano state proposte. È una battaglia prevalentemente politica, è molto difficile».
Esiste una forma di resistenza?
«La vedo soprattutto nei lavoratori delle aziende tecnologiche. Dentro Google, Amazon, Microsoft stanno nascendo sindacati e collettivi che si oppongono all’utilizzo militare delle tecnologie. Molti dipendenti hanno iniziato a chiedere a cosa serva davvero il loro lavoro, soprattutto dopo aver visto il supporto tecnologico dato a Israele. La battaglia principale oggi è quella della sovranità digitale. Dobbiamo chiederci perché abbiamo accettato una totale sudditanza tecnologica. La tecnologia deve tornare a essere uno strumento pubblico, non soltanto privato e commerciale»
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30 maggio 2026
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