L'impresa eccezionale
L'impresa eccezionale
di Massimo Gramellini | 30 maggio 2026I tuoi preferiti
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«Davvero» dice un amico «vuoi scrivere un Caffè sul tizio che ha restituito un mazzo di chiavi? Ma è normale!»
Certo che lo è. Mica ha fermato un drone russo o riaperto lo stretto di Hormuz con la sola forza del pensiero. È normale che un milanese parcheggi la sua bici all’alba davanti alla Centrale per correre a un treno, e che nella fretta le chiavi gli scivolino sulla catena. È normale che un passante veda le chiavi e, anziché tirare dritto o usarle per aprire il lucchetto e rubare la bici, le porti alla polizia ferroviaria che dista mezzo chilometro e lasci un biglietto per informare il proprietario. Ed è normale che costui, rientrando a Milano verso sera, si accorga di aver perso le chiavi e poi scorga il biglietto. È normale che vada alla polizia, che ringrazi l’agente e che costui gli risponda: «Non è me che deve ringraziare». Ed è normale che, non sapendo come rintracciare il benefattore, il ciclista racconti la storia al Corriere. Però è anche normale che ci colpisca. Perché - ha scritto il collega Paolo Foschini - è avvenuta in un luogo che associamo all’insicurezza suprema, la stazione. E perché, nell’era della Narcisismo & Associati, i protagonisti hanno scelto di restare anonimi. E di investirci del tempo, aggiungo io: uno dei due per andare alla polizia e l’altro per scrivere una lettera al giornale.
Tutto questo sarà pure normale, ma ricordate Lucio Dalla? «L’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale». Ed era il 1977. I poeti certe cose le capiscono prima.
Milano, sicurezza in Centrale, l'angelo anonimo delle chiavi «Le avevi lasciate sulla bici»
30 maggio 2026
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