Giardini paradisiaci del futuro, Biennale Gherdëina al via: arte contemporanea, natura alpina e riflessione ecologica
Dal 30 maggio al 13 settembre gli eventi in Val Gardena, le Dolomiti come scenario. Una trentina gli artisti in arrivo da tutto il mondo
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Giardini paradisiaci del futuro, Biennale Gherdëina al via: arte contemporanea, natura alpina e riflessione ecologica
di Camilla BertoniDal 30 maggio al 13 settembre gli eventi in Val Gardena, le Dolomiti come scenario. Una trentina gli artisti in arrivo da tutto il mondo
Arte contemporanea, natura alpina e riflessione ecologica si incontrano a Biennale Gherdëina, quest’anno con il titolo di (Future) Paradise Gardens, giardini paradisiaci del futuro. La decima edizione della mostra di arte diffusa, nata e cresciuta in Val Gardena è stata presentata a Ortisei dove domani alle 10, nella sala Trenker, sarà ufficialmente inaugurata. Una manifestazione che parla quattro lingue, italiano, tedesco, inglese e ladino, dove l’arte contemporanea è chiamata a confrontarsi con il paesaggio delle Dolomiti patrimonio Unesco e con il patrimonio di cultura e tradizioni ladino.
Gli artisti presenti
Una trentina gli artisti provenienti da vari Paesi, tra i quali Chanelle Adams, Giulia Cenci, Sandra Knecht, Lydia Ourahmane, Bosco Sodi, Álvaro Urbano, Evelyn Taocheng Wang, Yuyan Wang. Grande l’attenzione a artiste e artisti del territorio, con la presenza di Judith Neunhäuserer, originaria di Brunico, Walter Niedermay e Gabriela Oberkofler di Bolzano, Gregor Prugger con la figlia Leonora Prugger, della Val Gardena. Il progetto «Dormancy», dell’artista italiano Jacopo Belloni, vincitore della 14ª edizione dell’Italian Council 2025 del Ministero della Cultura, sviluppato tra Ginevra, Marsiglia, Porto e la Val Gardena, entrerà successivamente a far parte della collezione permanente della GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo. Diciotto sono le installazioni distribuite in spazi esterni e interni a Ortisei, tre quelle esposte nel paesaggio della località Pilat, raggiungibile esclusivamente a piedi da Ortisei o Santa Cristina, paese dove sono quattro invece le installazioni, tre all’interno e una all’esterno. Tutto è visitabile a piedi, in bicicletta, con l’auto o i mezzi pubblici.
Un giardino tra le montagne
«C’è qualcosa di improbabile e al tempo stesso necessario nell’immaginare un giardino tra le montagne – ha spiegato il curatore Samuel Leuenberger -. Improbabile, perché il giardino viene solitamente visto come uno spazio racchiuso nel quale l’intenzione umana incontra la vitalità della natura e quantomeno temporaneamente, sembra guidarla. Necessario, perché in un paesaggio montuoso come quello della Val Gardena dove l’altitudine, l’esposizione, il clima imprevedibile ricordano che c’è un limite alla possibilità di coltivare l’idea del giardino si spoglia di ogni forma di presunzione. In questo luogo, il giardino diventa qualcosa di più fragile e urgente, in bilico tra la grandezza selvaggia della natura e la cultura antropizzata». Sono le riflessioni da cui ha preso origine questa edizione che il curatore definisce «un’esplorazione visionaria tra ecologia, comunità e immaginazione, un paesaggio poetico e politico insieme, per invitare il pubblico a immaginare nuove forme di coesistenza tra essere umani, piante, animali e ambiente».
La mostra diffusa
La mostra diffusa si dipana attraverso una serie di capitoli che esplorano il tema del giardino, «Commoning», ovvero la capacità di mettere in comune, «Divine Love and Growth», l’amore divino, «Violent Garden», il giardino violento, «Queer Ecology» e «Botanical», l’ecologia ibrida e la botanica, «Gardens as Spaces for Reflection ad Poetry», il giardino come spazio per la riflessione e la poesia, affrontando al contempo le forze industriali ed estrattive che si pongono in contrapposizione a tali visioni. «Le Dolomiti offrono uno scenario di grande ispirazione, ricco di bellezza naturale, tradizioni artigianali e narrazioni montane senza tempo – conclude il curatore Samuel Leuenberger -. Questi giardini sono concepiti non solo come rifugi per flora e fauna, ma anche come spazi che riflettono le nostre aspirazioni collettive verso un futuro che si fonda su giustizia ed equità».
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29 maggio 2026 ( modifica il 29 maggio 2026 | 19:06)
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