Cinema, «Tuner - L'accordatore» è un'esplosione di suoni. Tra amore, ladri e pianoforti da sogno
Corriere della Sera - Cultura

Cinema, «Tuner - L'accordatore» è un'esplosione di suoni. Tra amore, ladri e pianoforti da sogno

Venerdì 29 maggio 2026
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Il debutto nel film di finzione del regista premio Oscar per «Navalny» è una storia di formazione con Dustin Hoffman e Leo Woodall. Con molte svolte ma tutte creative

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Cinema, «Tuner - L'accordatore» è un'esplosione di suoni. Tra amore, ladri e pianoforti da sogno

di Sara D'Ascenzo

Il debutto nel film di finzione del regista premio Oscar per «Navalny» è una storia di formazione con Dustin Hoffman e Leo Woodall. Con molte svolte ma tutte creative

Dustin Hoffman e Leo Woodall in «Tuner - L'accordatore»

«Tuner - L'accordatore» di Daniel Roher

Racconta Daniel Roher che dopo l'Oscar stretto tra le mani e alzato al cielo a 29 anni per il docufilm per «Navalny», si è sentito come inaridito, prosciugato. Come se, passato l'Oscar, in lui non fosse più rimasto nulla. E allora che cos'è un artista senza il suo talento? «Tuner», storia dell'accordatore Niki White ex enfant prodige del pianoforte che per colpa di un'iperacusia si ritrova a dover fare l'accordatore, per Roher è un film su un uomo che perde il suo talento. O meglio che non può più vivere seguendo la rotta che quel talento aveva rabdomanticamente tracciato per lui fin dalla nascita. Lo dice lui stesso, interpretato dal bravo Leo Woodall, in un confronto serrato con la ragazza che faticosamente ha conquistato, interpretata da Havana Rose Liu, pianista anche lei e decisa a seguire il suo sogno: diventare una compositrice. Ma «Tuner» non è solo questo. Per le tante svolte narrative il film è come contenesse altri film al suo interno: il romanzo di formazione di Niki, la storia d'amore, il suo mentore interpretato da un gigione Dustin Hoffman e naturalmente quella criminale. Perché quando una banda di ladri scopre il talento naturale di Niki per l'ascolto dei rumori del mondo, niente di più facile che chiedergli di usarlo per aprire la cassaforte nelle case dei ricchi di Manhattan. Il film di Roher ha un andamento sincopato, con un montaggio serrato che ricorda lo stile dei docufilm «on the road», ma ha anche l'incedere nella commedia romantica, frutto di pennellate, più che di veri e propri affondi nel romanticismo, il che lo salva dal cadere nello scontato o nel registro melenso. E qualche colpo di scena - tenete a mente i pesci - lo eleva decisamente dalla media dei prodotti americani degli ultimi tempi. Un film godibile, adatto a tutti e con un deciso gusto visivo.
Voto: 7. Commedia ma non solo commedia, crime, ma non solo, jazz. Tanti ingredienti per un buon risultato, da non perdere. 

«Il silenzio degli altri» di Eva Libertad

Ángela e Hector stanno per avere un figlio. La loro vita in un angolo di campagna spagnola è scandito dal lavoro - lei è ceramista - dalle visite degli amici - soprattutto quelli di lei - dal rapporto a tratti complesso di lei con i genitori. Quando la bambina nasce tra loro si rompe qualcosa. O forse diviene visibile ciò che prima non lo era. Un muro tra loro che li separa inesorabilmente, ogni giorno di più, ogni passo in più della bambina nel loro mondo: Ángela è sorda, Hector no. E la bambina neanche. Inizia così per Ángela (la bravissima attrice, sorda anche lei, Miriam Garlo, è la sorella della regista) un percorso dentro di sé, dentro la sua paura di rimanere sola dentro un mondo che pensa che lei non sia adatta a fare la madre, e una sorta di ribellione ai ritmi che la nuova famiglia impone. Il film - opera prima della regista - scende tutti i gradini delle difficoltà di una neo-mamma, che per Ángela sono sicuramente maggiori che per altre donne, ma che non sono così distanti dai sentimenti di inadeguatezza che molte provano dopo aver partorito e nei primi anni dei figli. In questo il film ha un approccio laico, mai pietistico alla malattia, anzi, non cerca trionfalismi, non cerca mezzucci di compensazione, è attento solamente a entrare passo dopo passo nella mente della protagonista, con primi piani ravvicinati dell'attrice, con i suoi gesti nel linguaggio dei segni che a ogni inquadratura si fanno più
disperati o rabbiosi. E lo spettatore si inabissa con lei, capendola o non capendola, comprendendola o giudicandola, con quella libertà che il buon cinema lascia a chi lo guarda.
Voto: 7. Raccontare la malattia raccontando altro. Raccontare la maternità raccontando la sordità. Con uno sguardo che va oltre il semplice racconto di cronaca.

«L'amore che resta» di Hlynur Pálmason

Anna e Maggi si stanno separando. Il teatro delle loro «scene da un matrimonio» è un'Islanda terra desolata dove i tre figli - che sono i figli reali del regista - trascorrono molto tempo in libertà e solitudine, parlando in modo ingenuo di sesso tra i genitori e di come la vita fosse più divertente quando i due si toccavano e sembrava piacergli. La vita di questa famiglia è un elastico tirato: la madre è un'artista «iperemotiva» che non riesce a trovare una galleria (e quindi una qualche consacrazione), il padre è continuamente imbarcato in pescherecci in mezzo ai mari del Nord, la figlia grande mette all'angolo padre e madre, i due piccoli sono sempre lì lì per farsi malissimo (e in qualche modo ci riescono). La scena iniziale è di per sé un annuncio di poetica: una casa vuota, senza più nemmeno muri divisori, più vicina a un capannone e un tetto che, sradicato, si mette a volare. Il film di Hlynur Pálmason è poetico e surreale, lunare e stralunato, con piani sequenza preziosi e scene girate con la stessa inquadratura ma con l'alternanza di luci del giorno fino all'inizio della notte, di stagioni e di climi. C'è la struggente nostalgia di ciò che si perde in questa crisi di coppia che non vuole lasciare indietro i figli, perché forse sono davvero la parte più buffa e divertente di una vita che si complica anche solo per rimanere in piedi, senza fare necessariamente granché. Gli attori hanno una naturalezza che aiuta questo affresco a imprimersi negli occhi dello spettatore, con la grazia brutale di un bagno nell'acqua gelata quando fuori è ancora più freddo.
Voto: 7,5. Poesia al servizio di immagini, immagini e musica che toccano il cuore. Con una bella dose di verità nel descrivere le famiglie infelici a modo loro (e non solo loro).

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29 maggio 2026 ( modifica il 29 maggio 2026 | 19:41)

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