Robert Mapplethorpe, duecento foto in mostra nel Museo dell'Ara Pacis: nudi virili e un pantheon di ritratti glamour
Corriere della Sera - Cultura

Robert Mapplethorpe, duecento foto in mostra nel Museo dell'Ara Pacis: nudi virili e un pantheon di ritratti glamour

Venerdì 29 maggio 2026
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Dopo Venezia e Milano anche Roma ospita l'antologica dedicata all'artista newyorchese morto a soli 42 anni, con un'inedita sezione dedicata all'Italia

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Robert Mapplethorpe, duecento foto in mostra nel Museo dell'Ara Pacis: nudi virili e un pantheon di ritratti glamour

di Edoardo Sassi

Dopo Venezia e Milano anche Roma ospita l'antologica dedicata all'artista newyorchese morto a soli 42 anni, con un'inedita sezione dedicata all'Italia

Robert Mapplethorpe, Derrick Cross, 1985 © Robert Mapplethorpe Foundation

C’è una galleria di autoritratti, disposti in ordine cronologico, che in maniera anche struggente evoca lo spirito di un’intera epoca, quella di cui la New York anni 80 fu simbolo ed epicentro. Un’epoca nella quale glamour, bellezza, trasgressione e tragedia generazionale si intrecciarono. Robert Mapplethorpe, che con il suo obiettivo e i suoi bianchi e neri di quella stagione fu il grande cantore, l’angelo ribelle, vi si mostra in una parabola che va al di là dell’autobiografia e si fa prototipo di un tempo perduto: lui, bello, bellissimo, in giubbino di pelle e con sigaretta pendula tra le labbra, in una foto del 1980; e lui con il volto scavato dalla malattia mentre — poetico e autoironico fino all’ultimo — impugna un bastone che ha un teschio come pomo, pochi anni dopo: 1988.

L'artista morì di Aids nel 1989

Robert Michael Mapplethorpe, che era nato a New York, nel Queens, il 4 novembre 1946, morirà a soli 42 anni, per complicazioni dovute all’Aids, il 9 marzo 1989 all’ospedale di Boston. Ora una mostra, che in gran parte si è già vista a Venezia e a Milano, inaugurata il 28 maggio nel Museo dell’Ara Pacis, ne racconta il cammino grazie a oltre duecento fotografie che ne descrivono il cammino dagli esordi, negli anni Sessanta, agli ultimi scatti. E in linea con ciò che accade da tempo — e sulla scia di quanto in Italia fece Germano Celant, il primo nel 2005 a rileggere Mapplethorpe provando a sottrarlo all’etichetta di fotografo gay, alfiere fallocentrico di esibite nudità virili — anche qui si racconta che Mapplethorpe fu tanto altro.

Corpi virili senza censure

L’elemento «scabroso» c’è, e non poteva non esserci (impossibile riassumere qui tutte le polemiche del passato, le vicende giudiziarie, le accuse e le messe all’indice per pornografia...). Ma ridotto al minimo essenziale: i corpi statuari di uomini, spesso di pelle nera, in pose adamitiche ed estetizzanti; i sessi che si mostrano senza censure; sé stesso ritratto (nel 1973) nudo, con collare e altri aggeggi masochistici.

Dieci sezioni e tante «forme di bellezza»

Il resto è tutto (l’altro) Mapplethorpe. Quello arcinoto e quello meno conosciuto. Suddivise in una decina di sezioni si possono infatti ammirare le tante Forme della bellezza, titolo scelto per questa antologica curata da Denis Curti e realizzata con la Mapplethorpe Foundation di New York.

I collage pittorici degli esordi, il sodalizio con Patti Smith

Ci sono i collage pittorici e multi-materici degli esordi, che provocatoriamente mischiano simboli religiosi e ritagli di giornali erotici; c’è il racconto del sodalizio con Patti Smith negli anni in cui soggiornarono insieme nel leggendario e «maledetto» Chelsea Hotel («i miti che sono stati infranti... tutto ciò che abbiamo affrontato... ogni abisso esplorato...» canterà lei in Wild Leaves, ballata del 1988). Ci sono i nudi, i fiori, le statue, la serie dedicata a Lisa Lyon — icona dalla bellezza androgina, campionessa di body building e una tra le muse di Bob — è c’è (tra le novità di questo allestimento romano) una sezione sull'Italia, con Capri, Napoli, sculture barocche e altro: serie di scatti commissionati all’artista dal gallerista napoletano Lucio Amelio .

New York centro del mondo

E ci sono, soprattutto, i tanti ritratti — posati, estetizzanti — di celebrities che fanno di Mapplethorpe uno degli interpreti-ermeneuti del gran pantheon internazionale con base, sia pur non esclusivamente, nella Grande Mela, in anni in cui New York era il centro del mondo, di vari mondi: underground, pittura, letteratura, musica, cinema...

I mille volti da Andy Warhol a Isabella Rossellini

Composizione scultorea, contrasti, erotismo e ironia — di volta in volta, da soli o insieme — animano volti e cipigli di «tutti»: Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Bob Wilson, Truman Capote, Marisa Berenson, Paloma Picasso, Yoko Ono, David Hockney, Grace Jones, Richard Gere, Arnold Schwarzenegger, Laurie Anderson, Leo Castelli, Glenn Close, Peter Gabriel, Donald Sutherland, Isabella Rossellini, Susan Sontag, Keith Haring, Joseph Kosuth, Bruce Chatwin, Chuck Close, Philip Glass, Francesco Clemente, Sandro Chia, Roy Lichtenstein, Willem de Kooning, Tom of Finland, Susan Sarandon, Cindy Shermann, Christopher Lambert...

Info

Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza, Museo dell’Ara Pacis, lungotevere in Augusta (angolo via Tomacelli), via di Ripetta. Dal 29 maggio al 4 ottobre. Orari: tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30. Ingresso intero: € 15. Mostra promossa da Roma Capitale, con Marsilio Arte (editore del catalogo) e The Robert Mapplethorpe Foundation, New York. Info: 060608, arapacis.it

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