Il delitto di Francesca Alinovi e la Bologna vivace e sperimentatrice degli anni 70 nel romanzo di Maurizio Garuti
L'autore presenta il libro il 29 maggio alle 18,30 al Grand Hotel Majestic, in dialogo con Gianni De Plato e Matteo Bortolotti e letture di Saverio Mazzoni
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Il delitto di Francesca Alinovi e la Bologna vivace e sperimentatrice degli anni 70 nel romanzo di Maurizio Garuti
di Piero Di DomenicoL'autore presenta il libro il 29 maggio alle 18,30 al Grand Hotel Majestic, in dialogo con Gianni De Plato e Matteo Bortolotti e letture di Saverio Mazzoni
Aveva portato un turbinio fresco e disordinato nell’ambiente accademico di Bologna, nella città del post-punk e della new wave, dove la sperimentazione era di casa e i talenti spuntavano ovunque. La sua attenzione era rivolta soprattutto all’underground newyorchese, con cui Francesca Alinovi aveva intrecciato rapporti intensi. Una intellettuale militante dai capelli che l’hair stylist bolognese Marco Orea Malià le tingeva di nero e blu, un taglio elettrico che rimandava a Siouxsie Sioux. La sua tragica fine nel 1983, assassinata con 47 coltellate nel suo appartamento di via del Riccio 7. Un delitto per cui venne condannato un suo studente, Francesco Ciancabilla, a cui era legata da una morbosa e conflittuale amicizia. Una vicenda reale al centro del romanzo Il caso Alinovi. Quando il cielo precipitò su Bologna (Minerva) di Maurizio Garuti, che lo presenterà il 29 maggio alle 18,30 al Grand Hotel Majestic già Baglioni di via Indipendenza. In dialogo con Gianni De Plato e Matteo Bortolotti, con letture di Saverio Mazzoni.
Garuti, che era coetaneo di Alinovi, non la conosceva pur avendo frequentato la stessa facoltà. Ha così costruito una narrazione noir seguendo l’indagine del commissario Otello Mariani, personaggio letterario chiamato a far luce sul feroce omicidio. Intorno a lui si muove una Bologna sospesa tra gallerie d’arte, il Dams, il decadimento della spinta del ’77, le memorie ancora vive della strage alla stazione. Alinovi viveva in un appartamento al secondo piano di via del Riccio, che le aveva comprato la famiglia. A due passi da Palazzo Marescotti, allora casa del Pci cittadino e oggi sede del Dams, dove ospitava in continuazione artisti e amici. Aveva saputo riconoscere fenomeni artistici nella loro fase embrionale, facendo dialogare autori provenienti da ambiti differenti come l’arte figurativa, il graffitismo, la musica, la performance, il fumetto e il teatro.
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29 maggio 2026
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