Spaccarsi dentro all’improvviso
Spaccarsi dentro all’improvviso
di Massimo Gramellini | 29 maggio 2026I tuoi preferiti
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Come gli eroi dell’epica e della tragedia, Jannik Sinner è un paradosso vivente: in lui convivono potenza e precarietà. Se fosse un bolide di F1, diremmo che ha ricevuto in dotazione un motore di cilindrata sproporzionata rispetto al telaio. Consuma più degli altri ed è forse per questo che ogni tanto rimane di colpo senza benzina. Ma chi è un eroe? Una creatura senza punti deboli? No, quello è un dio. L’eroe è per sua natura imperfetto. Ha una ferita dentro di sé che non si cicatrizza mai e può sanguinare all’improvviso. Perciò avanza inesorabile e provvisorio, sempre in bilico tra il trionfo e la disfatta: «Questi due impostori», li apostrofava Kipling nel verso di «If» che campeggia sopra l’ingresso-giocatori del Centrale di Wimbledon.
Prendersela con il caldo è riduttivo, e infatti Sinner non lo ha fatto neanche ieri. Certo, ci sarà una ragione se nei circoli di tennis nessuno prenota il campo nelle ore in cui il sole è cocente, ma non ci si è mai posti il problema quando il mezzogiorno di fuoco riguardava Nadal, Djokovic o Alcaraz. Di solito un campione si ferma a un game dalla vittoria solo perché si spacca un gomito o un ginocchio. Sinner, invece, perché si spacca qualcosa dentro. Questa misteriosa e imperscrutabile fragilità, se da un lato preoccupa, dall’altro aggiunge fascino all’epopea del nostro mingherlino bombardiere. E quel suo restare comunque in campo, a bere fino in fondo l’amaro calice, lo rende ancora più completo. Non invincibile, ma irraggiungibile.
29 maggio 2026
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