Farzaneh Okhovat: «La rete di biblioteche in Iran insegna la diversità. Leggere porterà la pace»
Insegnante di letteratura, saggista, redattrice dell’Enciclopedia per bambini e adolescenti in Iran e vincitrice del premio nazionale per la divulgazione della scienza, questa donna di Teheran è una delle voci più lucide della mediazione culturale mediorientale
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Farzaneh Okhovat: «La rete di biblioteche in Iran insegna la diversità. Leggere porterà la pace»
di Silvia M. C. SenetteInsegnante di letteratura, saggista, redattrice dell’Enciclopedia per bambini e adolescenti in Iran e vincitrice del premio nazionale per la divulgazione della scienza, questa donna di Teheran è una delle voci più lucide della mediazione culturale mediorientale
«L’abitudine a leggere con continuità porterà una pace sostenibile». In questa equazione, semplice ma rivoluzionaria, c’è tutto il pensiero di Farzaneh Okhovat. Insegnante di letteratura, saggista, redattrice dell’Enciclopedia per bambini e adolescenti in Iran e vincitrice del premio nazionale per la divulgazione della scienza, questa donna di Teheran è una delle voci più lucide della mediazione culturale mediorientale. Nel corso degli anni ha edificato una rete indipendente di oltre cento biblioteche nei territori più complessi del suo Paese: dalle carceri ai villaggi di frontiera, dai centri di recupero per tossicodipendenti agli ospedali pediatrici.
Farzaneh Okhovat, il suo percorso inizia da ragazza. Come è nata l’esigenza di portare libri non scolastici in un liceo d’eccellenza?
«Frequentavo un istituto superiore rigidamente selettivo, le studentesse entravano solo con voti altissimi e vivevano sotto la pressione costante della competizione per accedere alle facoltà di medicina o ingegneria; studiavano persino durante la ricreazione, ma quasi nessuna di loro mostrava interesse o curiosità per le dinamiche sociali. Pensai che l’introduzione di volumi non didattici potesse spostare lo sguardo dai testi d’esame a psicologia, storia e materie umanistiche. Volevo stimolare l’autocoscienza, l’apprendimento tratto dalle esperienze altrui. Con il permesso della direttrice creai un gruppo di discussione; i riscontri positivi di quella prima biblioteca mi diedero la spinta per replicare il modello nei villaggi».
Perché focalizzarsi sulle aree di confine?
«Le popolazioni di frontiera svolgono un ruolo cruciale sia nella protezione dei confini sia nello scambio culturale con i Paesi limitrofi, eppure subiscono uno svantaggio cronico rispetto a chi vive nella capitale. Inaugurare una biblioteca di mille volumi, ordinati secondo criteri precisi, significa lanciare un messaggio chiaro: la monocultura oggi non è più accettabile, è indispensabile accostarsi a pensieri differenti per costruire comprensione reciproca. Nei villaggi utilizzo testi cardine come lo Shahnameh, l’epopea iraniana e l’enciclopedia per ragazzi per cui scrivo, che conta 23 volumi cn approfondimenti dedicati all’arte e alla letteratura italiana».
Il sistema educativo in Iran soffre di forti disparità, specialmente tra metropoli e province. In che modo la sua rete interviene in questo divario?
«L’Iran ha un tasso di alfabetizzazione elevato, ma nelle zone rurali l’obbligo scolastico dai 6 agli 11 anni è spesso disatteso e il divario culturale si accentua a causa delle distanze geografiche. Le nostre cento biblioteche nascono per contrastare l’isolamento: non sono semplici depositi di libri ma centri sociali fruibili dove si proiettano film, si gioca in gruppo e si discute. Internet ci permette di mantenere un legame costante con i presidi locali, superando la complessità logistica».
I testi educativi da lei pubblicati vedono una prevalenza di autrici donne. Perché focalizzarsi sull’universo femminile?
«Il matrimonio e la maternità hanno ridefinito le mie priorità, spostando l’attenzione sui modi e sui bisogni specifici di donne e bambini. Vent’anni fa ho attivato corsi di storia e letteratura rivolti esclusivamente alle casalinghe: lo studio non deve esaurirsi con la scuola o l’università. Poiché le madri plasmano i nuovi esseri umani, la loro istruzione è un pilastro. Una madre consapevole diventa un’ambasciatrice dello sviluppo culturale del territorio».
L’Iran contemporaneo vanta un primato: nelle università le donne superano numericamente gli uomini, a fronte di restrizioni sociali. Come legge questo dato?
«Esiste un allineamento significativo nei livelli di istruzione superiore e l’Iran offre alle donne spazi di formazione importanti. Con i miei figli ho sempre preferito l’esempio concreto alle parole: se una madre conserva la gioia di imparare, i figli la assimilano. Le giovani generazioni oggi risentono delle suggestioni esterne, guardano oltre i confini nazionali in cerca di stimoli e confronti, cercando di mediare tra la nostra millenaria tradizione persiana e le spinte della modernità».
La sua attività è interamente autofinanziata e si basa su personale volontario. Quali gli ostacoli più complessi?
«La gestione poggia sui proventi della mia libreria di Teheran che funge anche da laboratorio dove i volontari catalogano i testi e apprendono il sistema bibliotecario sul campo. Gli ostacoli principali sono due: la persistenza di metodi educativi antiquati all’interno del Paese e una diffusa mancanza di motivazione nell’accedere a informazioni di qualità. Preoccuparsi del contesto politico o burocratico non risolve i problemi; preferiamo muoverci spinti dalla speranza e dal lavoro concreto. La pianificazione dei viaggi, la stima dei costi e il dialogo con le comunità locali restano sotto la mia diretta responsabilità aziendale».
In libreria ospita corsi di alfabetizzazione gratuiti per i migranti afghani. Quale valore assume la letteratura in un contesto geopolitico frammentato?
«L’alfabetizzazione è un diritto umano inalienabile, la base per accedere al patrimonio intellettuale e artistico di una nazione. Iraniani e afghani condividono la stessa lingua e ampi tratti di storia: per ridurre le tensioni in Medio Oriente non servono barriere, ma la diffusione della consapevolezza e la condivisione di visioni diverse. Alfabetizzare i migranti nel nostro piccolo spazio è il nostro modo di creare un dialogo concreto laddove i confini di Stato impongono una divisione».
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28 maggio 2026 ( modifica il 28 maggio 2026 | 19:23)
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