La crisi dell'industria può attendere
Corriere della Sera - Cultura

La crisi dell'industria può attendere

Giovedì 28 maggio 2026
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L’allarme lanciato da Confindustria all’assemblea annuale è di quelli che suonano una volta sola. Eppure pare che si intenda difendere quello che resta di un mondo che sta finendo pittosto che giocarsi il tutto per tutto per costruirne uno nuovo

Cos'è successo a Sinner, oggi: la lotta con il suo «fantasma», le urla di Vagnozzi, il devastante effetto a catena. «Non è solo il caldo»

La crisi dell'industria può attendere

Rita Querze | 28 maggio 2026

L’allarme lanciato da Confindustria all’assemblea annuale è di quelli che suonano una volta sola. Eppure pare che si intenda difendere quello che resta di un mondo che sta finendo pittosto che giocarsi il tutto per tutto per costruirne uno nuovo

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L’industria sta sparendo, i cinesi ci spazzano via dai mercati, le fabbriche presto diventeranno luoghi del c’era una volta… L’allarme lanciato da Confindustria all’assemblea annuale è di quelli che suonano una volta sola: la seconda potrebbe essere tardi. Eppure non ha scalfito la cortina dell’indifferenza. L’impressione è che si parli dei massimi sistemi, sì, ma i veri interessi sono di più piccolo cabotaggio. E questo vale sia per la politica che per la rappresentanza. 

Meglio difendere quello che resta di un mondo che sta finendo che giocarsi il tutto per tutto per costruirne uno nuovo.
Il 29% della capitalizzazione del listino di Borsa è espresso da
aziende a partecipazione pubblica. Sono le grandi contributrici di Confindustria e non hanno interesse a che si stressi il rapporto con palazzo Chigi. D’altra parte le grandi imprese private da tempo hanno ridotto il loro impegno nell’associazione a una consuetudinaria presenza all’assemblea. Comprensibile: quello che si decide in Italia influenza sempre meno i loro destini. E si capisce così perché dopo Giorgio Squinzi i big non hanno più espresso un presidente. A chi guida viale dell’Astronomia non resta che il pragmatismo del «portare a casa»: la revisione della 231, il cloud e il software nell’iperammortamento, l’apertura sulla spending review… Tutto utile ma non sufficiente a salvare la nostra industria.

P.s. Non si era mai visto che fosse un presidente degli industriali a lanciare l’allarme «stipendi bassi». Una palla che i sindacati, Cgil in primis, rilanceranno non contro le imprese ma per chiedere la restituzione del fiscal drag. D’altra parte il sindacato ha iniziato a sostenere istanze confindustriali come l’abbassamento del costo dell’energia. Forse è questa la vera novità della presidenza Orsini: un dialogo con i sindacati che può spingersi fino alla condivisione di istanze da porre al governo. Perché due debolezze insieme possono fare una forza.

28 maggio 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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