«Private Collections», la mostra che svela una parte del patrimonio di 15 collezionisti altoatesini
Da Gilbert&George a Bonazza, a Castel Tirolo un percorso espositivo nel gusto degli altri. Visite fino all'8 novembre
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«Private Collections», la mostra che svela una parte del patrimonio di 15 collezionisti altoatesini
di Silvia M.C. SenetteDa Gilbert&George a Bonazza, a Castel Tirolo un percorso espositivo nel gusto degli altri. Visite fino all'8 novembre
Il collezionismo d’arte, quando non è vissuto come speculazione economica o sfoggio di lusso, è una disposizione dell’anima guidata da curiosità, responsabilità e da un intimo desiderio di condivisione. Attorno a questa visione gravita la mostra «Private Collections. Arte & Passione» inaugurata lo scorso fine settimana a Castel Tirolo, dove rimarrà allestita e visitabile fino all’8 novembre. La rassegna apre una prospettiva inedita sulla dimensione privata di quindici collezionisti altoatesini, svelando un patrimonio sommerso che per la prima volta si offre allo sguardo della collettività.
Tra i protagonisti spiccano i nomi di Ivo Barth, Antonio Dalle Nogare, Eva Eccel, Klaus Faller, Heinrich Gasser, Federico Giudiceandrea, Martin Leitner, Arnaldo Loner, Karl Mayr, Maria Niederstätter, Hans Oberrauch, Joachim Rubner, Michael Seeber, Siegfried Unterberger e un appassionato che ha scelto l’anonimato. Dalle loro testimonianze di collezionismo emerge la costante di un legame viscerale tra l’attività imprenditoriale o scientifica e la ricerca di un equilibrio intellettuale. Spesso estranei alle mode del mercato, questi mecenati contemporanei hanno non di rado coltivato nel tempo rapporti diretti e duraturi con gli artisti, sostenendo i giovani talenti e dando vita, a partire dagli anni Novanta, a fondazioni e gallerie private che integrano e stimolano l’offerta dei musei pubblici del territorio.
Le 58 opere
L’allestimento a Castel Tirolo si sviluppa attraverso 58 opere firmate da 44 autori, coprendo un arco temporale che spazia dall’arte storica tirolese alle avanguardie internazionali. Sotto un suggestivo arco in pietra spiccano due grandi dipinti barocchi incorniciati ed esposti in pendant: si tratta di «Davide con la testa di Golia» e del suo speculare «Giosuè», tele realizzate tra il 1665 e il 1670 dal pittore trentino Andrea Pozzo. Il contrasto cromatico si accende nella sezione del primo Novecento, dove su una parete di un giallo intenso risalta il celebre dipinto del 1909 «Sulla barca» - noto anche come «Sull’Adige» - di Luigi Bonazza: ritratto di una donna con cappello di paglia sospesa sul fiume. La modernità dialoga senza timori con il contemporaneo nel salone centrale; teche in vetro su piedistalli gialli circondano la monumentale xilografia in bianco e nero «More (with the head)», opera del 2008 del duo britannico Gilbert & George, strutturata sulla loro inconfondibile griglia geometrica a figure specchiate. Il percorso si completa con installazioni concettuali, dipinti espressionisti, sculture lignee, video d’arte e complessi assemblati materici.
Iniziativa privata e identità locale
Il connubio tra iniziativa privata e identità locale assume significato politico e civile, inserendosi nel dibattito culturale a ottant’anni dalla firma dell’Accordo di Parigi, il documento cardine che ha avviato l’autonomia dell’Alto Adige. La mostra dimostra infatti come il collezionismo privato abbia storicamente sostenuto la formazione culturale della regione, interpretando l’arte come un processo vivo capace di custodire il passato e interrogare il presente.
L'esperienza estetica
A Castel Tirolo l’esperienza estetica si completa con una seconda mostra temporanea ospitata fino all’8 novembre: «Esther Stocker. Atlas». L’esposizione si muove su un rigoroso linguaggio geometrico dominato dal bianco, dal nero e dal grigio. Attraverso l’uso di griglie modulari aperte, l’artista sudtirolese con base a Vienna crea minimi slittamenti e sovrapposizioni reticolari generando un disordine calcolato che mette l’immagine in movimento e destabilizza la percezione visiva. Il fulcro dell’esposizione è l’installazione site-specific a grandezza naturale intitolata proprio «Atlas», richiamo geometrico al titano mitologico condannato da Zeus a sorreggere la volta celeste. Qui la struttura geometrica avvolge lo spazio come un corsetto di coordinate geografiche, creando un effetto camouflage che confonde i confini tra superficie e volume corporeo.
28 maggio 2026
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