Il Bosco Bello della famiglia Carrère sulle colline di Firenze
Emmanuel Carrère il 3 giugno inaugura «La città dei lettori» alla Pergola. Parlerà di «Kolchoz» (Adelphi), il romanzo in cui racconta la storia della madre Hélène Carrère d’Encausse, e delle due famiglie da cui discendeva, quella russa e quella giorgiana. Pubblichiamo l’estratto in cui si sofferma sulla tenuta a San Domenico dove visse la bisnonna. E dove lui tornerà
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Il Bosco Bello della famiglia Carrère sulle colline di Firenze
di Emmanuel CarrèreEmmanuel Carrère il 3 giugno inaugura «La città dei lettori» alla Pergola. Parlerà di «Kolchoz» (Adelphi), il romanzo in cui racconta la storia della madre Hélène Carrère d’Encausse, e delle due famiglie da cui discendeva, quella russa e quella giorgiana. Pubblichiamo l’estratto in cui si sofferma sulla tenuta a San Domenico dove visse la bisnonna. E dove lui tornerà
Siamo nel 1895. La famiglia Komarovskij è solita passare l’inverno a Mosca, l’estate sotto il cielo infinito della tenuta di Gorodnja, l’autunno e la primavera in varie località di villeggiatura europee: Interlaken, Biarritz, Baden-Baden... A Baden-Baden la figlia nata dall’unione dei due ritratti ovali, la giovane contessa Ol’ga Komarovskij, incontrerà il futuro marito.
In quali circostanze? Le immagino, forse a torto, mondane e banali: un’escursione, una partita a whist, una serata danzante al casinò. Abbiamo intravisto Victor von Pelken bambino, nella sua livrea da paggio a casa di suo zio, il principe di Wied.
Nel frattempo ha prestato servizio per una decina d’anni nell’esercito prussiano, nel 1887 come vessillifero, nel 1893 come sottotenente del Quarto reggimento della Guardia, poi come tenente in un altro reggimento, e in seguito si è tranquillamente accasermato a Coblenza, dove conduce la vita piacevole e vacua di un ufficiale nobile in tempo di pace — gioca a car te, beve punch e strapazza il suo attendente. Doveva comunque avere un certo fascino, visto che affascina questa giovane contessa russa che è più ricca e anche più bella di lui.
Ho una loro foto risalente al tempo in cui si sono conosciuti, lui nell’uniforme che non porterà ancora per molto, lei con cappello, parasole, manicotto di pelliccia, in effetti piuttosto bella, ma con un’aria cattiva, trovo — probabilmente perché lo diceva mia madre, sua nipote.
Ol’ga e Victor non hanno voglia di vivere in Germania e nemmeno in Russia, dove risiede tutta la famiglia di Ol’ga, quindi comprano — o, meglio, lei compra — a San Domenico, vicino a Firenze, una villa del XVI secolo, circondata da un parco di dodici ettari.
Questa imponente dimora, un tempo appartenuta ai Medici, si chiamava Bosco Bello, e quando un secolo dopo, a metà degli anni Novanta, i miei genitori hanno venduto la casa, ribattezzata Gorodnja, che avevano acquistato sulla costa basca, diventata troppo piccola per una famiglia ingrandita da molti nipoti, e — avendo ora maggiori risorse — hanno acquistato nell’Île de Ré una casa non più bella ma più adeguata al loro nuovo status sociale, con la stessa combinazione di snobismo e candore le hanno subito messo nome Bosco Bello.
Per acquistare e mantenere il primo Bosco Bello, che ho provato a visitare due volte senza che mai mi venisse aperto il portone, bisognava essere veramente molto ricchi, e quando Ol’ga e Victor ne prendono possesso lui pensa in grande. Non ho nessuna informazione su come, per quali suggestioni, sia nato nella testa di un soldato da parata prussiano un simile progetto, fatto sta che ordina di costruire cinquemila metri quadrati di serre e assume una mezza dozzina di giardinieri per coltivare orchidee, sperando di farne sia un’occupazione per sé sia una fonte di entrate che integrino quelle provenienti dai possedimenti di Ol’ga. Il progetto sarà un fiasco totale, come tutti quelli intrapresi da queste persone prive di senso pratico e di pazienza.
Le serre diventeranno una voragine finanziaria, ma finché affluiscono le entrate delle terre russe nessuno se ne preoccupa troppo. La coppia conduce una brillante vita mondana: riceve molto, aristocrazia italiana ed europea. Cosima Wagner, figlia di Liszt, vedova del Mago di Bayreuth e futura groupie di Hitler, è di casa. Un giorno viene inseguita e messa con le spalle contro un albero da uno dei mastini di Victor, che si rassegna ad abbatterlo a colpi di revolver.
***
L’infanzia di Nathalie, mia nonna, aveva tutto per essere meravigliosa. Residenza principesca, vasta tenuta, animali da compagnia — che lei amerà per tutta la vita — istruzione raffinata. Quando scrivo «istruzione raffinata», non mi riferisco solo all’insegnamento in casa, ma alle sei governanti di diversa nazionalità che si alternavano per parlare con i bambini in tedesco il lunedì, in russo il martedì, in italiano il mercoledì, in inglese il giovedì, in francese il venerdì, in spagnolo il sabato — la domenica era libera.
L’infanzia di Nathalie, però, non è felice. Se il padre la ama, non lo manifesta, e le capacità di amare della madre, che non dovevano essere enormi, si concentrano interamente sul fratello Woldemar, nato cinque anni dopo Nathalie. Una foto eloquente li mostra tutti e tre nel parco di Bosco Bello. Ol’ga, con un corpetto plissettato, il colletto chiuso da un cammeo, una treccia a corona, il viso duro, potrebbe es- sere uno di quei personaggi di matrigna pronti a dare staffilate immaginati da Dickens, Daudet o Madame de Ségur.
Tiene in braccio e cova con gli occhi il bimbo dai capelli ricci e nerissimi, e dà le spalle alla bambina che rimane in secondo piano, con il viso grazioso e straordinariamente triste — una graziosa tristezza che l’ha accompagnata per tutta la vita. I genitori non vanno d’accordo e, anche se lo tengono nascosto a Nathalie, non è un mistero per nessuno che Woldemar sia figlio del capogiardiniere napoletano assunto da Victor per le sue faraoniche serre. Da gran signore, Victor riconosce il bambino. Resta a Firenze ancora un anno, per salvare le apparenze, poi chiede il divorzio, cosa rara a quell’epoca e nel loro ambiente, e torna a Berlino, dove morirà nel 1937, ventisette anni dopo avere lasciato l’Italia, senza aver mai rivisto la figlia.
Nathalie non conoscerà nessun membro della famiglia paterna, e non ne conosce nessuno nemmeno della famiglia materna finché Ol’ga, la cui vita mondana dopo il divorzio è molto meno vivace, non sente nostalgia del suo paese e nel 1913 decide di riallacciare i rapporti con la Russia trascorrendovi le vacanze estive con i figli.
© 2025 p.o.l. éditeur
© 2026 adelphi edizioni s.p.a
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28 maggio 2026
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