Gaza, i no a Trump ma zero alternative
Corriere della Sera - Cultura

Gaza, i no a Trump ma zero alternative

Mercoledì 27 maggio 2026
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Quando i Paesi del Golfo hanno aperto le loro economie e hanno almeno in parte abbandonato la dipendenza dal petrolio, hanno anche migliorato sensibilmente le condizioni di vita e in parte i diritti civili degli abitanti. Il Board of Peace non è forse la strada giusta, troppo legato agli umori di Trump.

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Gaza, i no a Trump ma zero alternative

Danilo Taino | 27 maggio 2026

Quando i Paesi del Golfo hanno aperto le loro economie e hanno almeno in parte abbandonato la dipendenza dal petrolio, hanno anche migliorato sensibilmente le condizioni di vita e in parte i diritti civili degli abitanti. Il Board of Peace non è forse la strada giusta, troppo legato agli umori di Trump.

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Pare che il Board of Peace per Gaza voluto da Donald Trump non riesca a prendere forma e, soprattutto, a ricevere i denari che erano stati promessi quattro mesi fa per iniziare l’ambiziosa ricostruzione della Striscia. Un paio di dozzine di Paesi avevano promesso sette miliardi di dollari per finanziarlo e Trump aveva sostenuto che ne avrebbe aggiunti dieci. Il Financial Times ha scritto ieri che il fondo finanziario del Board — messo in piedi dalla Banca mondiale su mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite — non ha finora ricevuto soldi. «Sono stati depositati zero dollari», ha detto una fonte al corrente della situazione. È che l’organizzazione è in un pasticcio politico e legale che di fatto blocca l’inizio della ricostruzione della Striscia di Gaza. Qualche donazione in realtà è arrivata ma non direttamente nel fondo d’investimento del Board: su un conto corrente di Jp Morgan, la quale, per quanto banca di massima serietà, non ha gli stessi obblighi di trasparenza della Banca mondiale. Nato come progetto voluto e di fatto imposto da Trump, il Board of Peace ha sin dall’inizio sollevato perplessità in molti governi, i quali probabilmente ora vedono vendicato il loro scetticismo. Il che è forse comprensibile ma è anche segno di visione limitata. Se il Board era condannato in partenza, non è peregrina la sua idea di base: dare una chance economica a Gaza. Uno dei motivi della miseria della Striscia anche prima del 7 ottobre 2023 era l’assoluta mancanza di prospettive di crescita economica e di miglioramento delle condizioni di vita. L’unico datore di lavoro era, di fatto, Hamas: non certo per creare benessere ma per organizzare il controllo dell’area e gli attacchi a Israele. Oggi, sarebbe più che mai necessario dare una prospettiva diversa agli abitanti di Gaza, per permettere loro di avere una vita migliore e di emanciparsi dal terrorismo di Hamas. Quando i Paesi del Golfo hanno aperto le loro economie e hanno almeno in parte abbandonato la dipendenza dal petrolio, hanno anche migliorato sensibilmente le condizioni di vita e in parte i diritti civili degli abitanti. Il Board of Peace non è forse la strada giusta, troppo legato agli umori di Trump. Sarebbe però il caso che qualche altra strada, qualche altra proposta fosse individuata. Ma, per ora, molte critiche al piano di Washington e zero alternative.


27 maggio 2026

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