«Giallo come lo zolfo», l'ultimo romanzo di Giuseppe Di Piazza
Corriere della Sera - Cultura

«Giallo come lo zolfo», l'ultimo romanzo di Giuseppe Di Piazza

Mercoledì 27 maggio 2026
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La presentazione alla libreria NoteBook dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone con Giancarlo Dotto. Letture dell'attrice Silvia Degrandi

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«Giallo come lo zolfo», l'ultimo romanzo di Giuseppe Di Piazza

di Irene Chieli

La presentazione alla libreria NoteBook dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone con Giancarlo Dotto. Letture dell'attrice Silvia Degrandi

Per i Greci era la dimora di Efesto, dio del fuoco; per i pirati saraceni, un covo sicuro; per i normanni e poi per i borboni, una miniera di zolfo; per l’imprenditore scozzese James Stevenson, una parte della sua proprietà privata. Vulcano, la perla inquieta delle Eolie, ha avuto tante identità. E quando sembrava averle perse tutte, dopo essere rimasta deserta e disabitata per le continue eruzioni, il film omonimo interpretato da Anna Magnani ne fece un set a cielo aperto, portando l’isola sul grande schermo. Di un altro passato ancora, turbolento però come la sua terra e suggestivo come le grandi storie, parla il nuovo romanzo di Giuseppe Di Piazza, «Giallo come lo zolfo» (HarperCollins). Il genere, lo dice l’indicazione cromatica del titolo, è quello in cui abita da molto tempo e da molti libri, l’amato protagonista Leo Salinas, il cronista di nera soprannominato Occhi di sonno. Lo conoscono bene i tanti lettori che affollano la libreria Notebook dell’Auditorium, accorsi per partecipare alla prima presentazione del libro: in dialogo con Giancarlo Dotto, l’autore spiega di sé e delle sue pagine, lasciandole all’interpretazione dell’attrice Silvia Degrandi.

Il viaggio a Vulcano

Questa volta, il giovane giornalista palermitano - alter ego dell’autore - si concede una breve pausa dalla redazione per allontanarsi dalla mattanza di Cosa Nostra: lo vediamo approdare a Vulcano per un periodo di vacanza, che ovviamente vacanza non sarà. Ad aspettarlo, un cadavere riverso sulle pietre nere e un mistero parallelo che conduce a un fatto di sangue di fine Ottocento, al tempo cioè in cui l’isola era proprietà dello scozzese Christopher McLoad - e il pronipote Jamie, atti alla mano, è deciso a far luce sulla questione.
La penna di Di Piazza si fa dunque crocevia di passioni creative ed esperienze professionali: la narrazione diventa specchio e ricordo di chi per amore dell’informazione ha dovuto documentare il cuore nero della sua città.
Confessa l’autore: «La mia identità di palermitano è invadente, ma non è la radice della mia scrittura. Amo raccontare storie, quelle degli altri, senza autofiction. Ho un rapporto affettuoso col mio personaggio, gli perdono molte cose: Leo Salinas ha ancora gli occhi sgranati davanti alla realtà, nonostante abbia vissuto in molti miei libri».

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