Quando c’era Olivetti, la cavalleria di Ivrea
Sinner e il costo della disattenzione. Perché ci riguarda tutti (e come combatterla)
Quando c’era Olivetti, la cavalleria di Ivrea
risponde Aldo CazzulloI tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Caro Aldo,
in una risposta lei accomuna due personaggi che hanno fatto la storia del capitalismo del secolo scorso. Un idealista come Adriano Olivetti e un cinico come Vittorio Valletta. Come potevano andare d’accordo due persone con visioni completamente diverse: impossibile. Valletta osteggiò in tutti i modi Olivetti, cosa che Adriano non fece. Le risulta che ci siano piazze, vie intitolate ad Adriano Olivetti?
Carlo Girola
Caro Carlo,
a Ivrea raccontano che Adriano Olivetti ripetesse spesso al direttore amministrativo Mario Caglieris che gli portava (quasi tutte le sere) i conti in villa: «Cosa sarà di tutto questo, dopo di me?».
Ivrea ha due strade maestre. Via Palestro, nel centro antico, dove sfilano i carri di Carnevale (sospeso una sola volta in alcuni secoli, nel 1960, l’anno della morte di Adriano). E via Jervis, intitolata a un eroe valdese, dirigente Olivetti, alpinista e capo partigiano, torturato dai fascisti, impiccato a un albero, riconosciuto dalla Bibbia che portava con sé, su cui aveva scritto con uno spillo: «Non piangetemi, non chiamatemi povero. Muoio per aver servito un’idea». Adriano Olivetti, uno che in pieno fascismo aveva rischiato la vita per far fuggire Turati, considerò Jervis come un caduto sul lavoro e scrisse alla vedova per chiedere «l’onore di provvedere» a lei e ai figli. Chissà se il presidente del Senato ha mai sentito questa storia, chissà se dopo Almirante vorrà commemorare pure Willy Jervis. Non era neppure comunista ma di Giustizia e Libertà.
«L’unica vera strada rinascimentale d’Italia», così definiva via Jervis Geno Pampaloni, uno dei grandi passati da Ivrea. Là avevano l’ufficio Paolo Volponi e Ottiero Ottieri, lavoravano Franco Fortini e Franco Ferrarotti, tenevano conferenze Moravia e Pasolini, si formavano giovani come Furio Colombo e Gianluigi Gabetti.
Non so se Valletta abbia davvero osteggiato Olivetti. So che dopo l’addio di Valletta gli Agnelli assunsero molti dirigenti Olivetti, non sempre con grandi risultati. Giorgio Bocca paragonava la Fiat alla fanteria pesante e l’Olivetti alla cavalleria leggera. Il sistema industriale piemontese e italiano aveva bisogno di entrambe. Ora non abbiamo più né una, né l’altra. L’Italia del resto aveva perso la guerra, e non poteva fare concorrenza agli americani nell’alta tecnologia. L’ingegner Mario Tchou, padre del primo computer, morì in uno strano incidente stradale, e pure la morte improvvisa di Olivetti destò perplessità. Non sono un dietrologo, non credo ai complotti. Penso solo che le cose dovessero andare così, e infatti sono andate così.
27 maggio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Le altre lettere di oggi TUTTE LE LETTERE INVIATECI LE VOSTRE LETTEREVi proponiamo di mettere in comune esperienze e riflessioni. Condividere uno spazio in cui discutere senza che sia necessario alzare la voce per essere ascoltati. Continuare ad approfondire le grandi questioni del nostro tempo, e contaminarle con la vita. Raccontare come la storia e la cronaca incidano sulla nostra quotidianità. Ditelo al Corriere.
MARTEDI - IL CURRICULUMPubblichiamo la lettera con cui un giovane o un lavoratore già formato presenta le proprie competenze: le lingue straniere, l’innovazione tecnologica, il gusto del lavoro ben fatto, i mestieri d’arte; parlare cinese, inventare un’app, possedere una tecnica, suonare o aggiustare il violino.
INVIA IL CVMERCOLEDI - L'OFFERTA DI LAVORODiamo spazio a un’azienda, di qualsiasi campo, che fatica a trovare personale: interpreti, start-upper, saldatori, liutai.
INVIA L’OFFERTAGIOVEDI - L'INGIUSTIZIAChiediamo di raccontare un’ingiustizia subita: un caso di malasanità, un problema in banca; ma anche un ristorante in cui si è mangiato male, o un ufficio pubblico in cui si è stati trattati peggio. Sarà garantito ovviamente il diritto di replica.
SEGNALA IL CASOVENERDI - L'AMOREChiediamo di raccontarci una storia d’amore, o di mandare attraverso il Corriere una lettera alla persona che amate. Non la posta del cuore; una finestra aperta sulla vita.
RACCONTA LA STORIASABATO - L'ADDIOVi proponiamo di fissare la memoria di una persona che per voi è stata fondamentale. Una figlia potrà raccontare un padre, un marito la moglie, un allievo il maestro. Ogni sabato scegliamo così il profilo di un italiano che ci ha lasciati. Ma li leggiamo tutti, e tutti ci arricchiranno.
INVIA LA LETTERADOMENICA - LA STORIA
Ospitiamo il racconto di un lettore. Una storia vera o di fantasia.
INVIA IL RACCONTOLA FOTO DEL LETTOREOgni giorno scegliamo un’immagine che vi ha fatto arrabbiare o vi ha emozionati. La testimonianza del degrado delle nostre città, o della loro bellezza.
Inviateci le vostre foto su Instagram all'account @corriere.
LO DICO AL CORRIEREOgni lunedì, la pagina lettere sarà curata dal direttore Luciano Fontana, in tutti gli altri giorni dall'inviato speciale ed editorialista Aldo Cazzullo. Accanto alle lettere e ai messaggi, ogni giorno della settimana c'è uno spazio diverso a disposizione dei lettori. Per essere pubblicati i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città.
LE VOSTRE LETTERE, GIORNO PER GIORNO An Error Occurred: Internal Server Error