Quando c’era Olivetti, la cavalleria di Ivrea
Corriere della Sera - Cultura

Quando c’era Olivetti, la cavalleria di Ivrea

Mercoledì 27 maggio 2026
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Sinner e il costo della disattenzione. Perché ci riguarda tutti (e come combatterla)

Quando c’era Olivetti, la cavalleria di Ivrea

risponde  Aldo Cazzullo

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Caro Aldo,
in una risposta lei accomuna due personaggi che hanno fatto la storia del capitalismo del secolo scorso. Un idealista come Adriano Olivetti e un cinico come Vittorio Valletta. Come potevano andare d’accordo due persone con visioni completamente diverse: impossibile. Valletta osteggiò in tutti i modi Olivetti, cosa che Adriano non fece. Le risulta che ci siano piazze, vie intitolate ad Adriano Olivetti?
Carlo Girola

Caro Carlo,
a Ivrea raccontano che Adriano Olivetti ripetesse spesso al direttore amministrativo Mario Caglieris che gli portava (quasi tutte le sere) i conti in villa: «Cosa sarà di tutto questo, dopo di me?».
Ivrea ha due strade maestre. Via Palestro, nel centro antico, dove sfilano i carri di Carnevale (sospeso una sola volta in alcuni secoli, nel 1960, l’anno della morte di Adriano). E via Jervis, intitolata a un eroe valdese, dirigente Olivetti, alpinista e capo partigiano, torturato dai fascisti, impiccato a un albero, riconosciuto dalla Bibbia che portava con sé, su cui aveva scritto con uno spillo: «Non piangetemi, non chiamatemi povero. Muoio per aver servito un’idea». Adriano Olivetti, uno che in pieno fascismo aveva rischiato la vita per far fuggire Turati, considerò Jervis come un caduto sul lavoro e scrisse alla vedova per chiedere «l’onore di provvedere» a lei e ai figli. Chissà se il presidente del Senato ha mai sentito questa storia, chissà se dopo Almirante vorrà commemorare pure Willy Jervis. Non era neppure comunista ma di Giustizia e Libertà.
«L’unica vera strada rinascimentale d’Italia», così definiva via Jervis Geno Pampaloni, uno dei grandi passati da Ivrea. Là avevano l’ufficio Paolo Volponi e Ottiero Ottieri, lavoravano Franco Fortini e Franco Ferrarotti, tenevano conferenze Moravia e Pasolini, si formavano giovani come Furio Colombo e Gianluigi Gabetti.
Non so se Valletta abbia davvero osteggiato Olivetti. So che dopo l’addio di Valletta gli Agnelli assunsero molti dirigenti Olivetti, non sempre con grandi risultati. Giorgio Bocca paragonava la Fiat alla fanteria pesante e l’Olivetti alla cavalleria leggera. Il sistema industriale piemontese e italiano aveva bisogno di entrambe. Ora non abbiamo più né una, né l’altra. L’Italia del resto aveva perso la guerra, e non poteva fare concorrenza agli americani nell’alta tecnologia. L’ingegner Mario Tchou, padre del primo computer, morì in uno strano incidente stradale, e pure la morte improvvisa di Olivetti destò perplessità. Non sono un dietrologo, non credo ai complotti. Penso solo che le cose dovessero andare così, e infatti sono andate così.

27 maggio 2026

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