Antonio Russello, il ricordo e l’attualità dello scrittore vissuto a Castelfranco: «Imprevedibile tra satira, politico-sociale, ambiente e visioni»
Antonio Russello è morto 25 anni fa ma viene considerato ancora «un contemporaneo»: sono almeno una dozzina i libri pubblicati
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Antonio Russello, il ricordo e l’attualità dello scrittore vissuto a Castelfranco: «Imprevedibile tra satira, politico-sociale, ambiente e visioni»
di Matteo MelchiorreAntonio Russello è morto 25 anni fa ma viene considerato ancora «un contemporaneo»: sono almeno una dozzina i libri pubblicati
Antonio Russello morì 25 anni fa, il 26 maggio 2001, a Castelfranco Veneto. Era nato 80 anni prima, nel 1921, a Favara, in Sicilia. Non gli fa onore l’etichetta di «scrittore dimenticato» con cui talvolta lo si riassume, dato che buona parte degli scrittori dimenticati sono in fondo giustamente dimenticati. Antonio Russello è invece un grande scrittore del quale si parla troppo poco e i cui libri devono essere scovati in virtù di incroci, svelamenti, passamano.
I titoli
Eppure non sono pochi i libri pubblicati da Russello. Se ne possono contare oggi una dozzina. Alcuni, tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, ebbero notevole successo, di critica e di pubblico, e buona visibilità. Dal capolavoro d’ambientazione siciliana La luna si mangia i morti (Mondadori 1959) pubblicato grazie all’apprezzamento di Elio Vittorini, al romanzo storico, tra il visionario e il filosofico, Giangiacomo e Giambattista, opera con la quale Russello partecipò al Premio Campiello nel 1970, in un anno in cui la cinquina fu rappresentata da giganti quali Flaiano, Gadda, Soldati, Neri Pozza, Parise. La parabola letteraria di Antonio Russello, siciliano, professore di lettere a Castelfranco Veneto, e che peraltro fu anche un buon autore di teatro, appare sospesa tra due polarità geografico-culturali: da un lato la natia Sicilia, dall’altro il Veneto che lo accolse come intellettuale ed educatore. Non è casuale, pertanto, che la prima ripresa sistematica dell’opera letteraria di Russello si debba all’intuizione, dal 2002, della casa editrice trevigiana Santi Quaranta di Ferruccio Mazzariol, e che questa identica missione sia stata oggi raccolta dall’editore siciliano Medinova e dal Centro Studi Russello di Favara.
L'imprevedibilità
Singolare «bipolarismo», quello di Russello, che rompe il quadro dei canoni regionali che ancora oggi (basti pensare alla recente retorica della Veneto-wave) costituiscono la basilare tutela delle piccole feudalità letterarie: contee, principati, repubblichette. Antonio Russello scrisse di Favara e di Veneto urbano, di Venezia e laguna così come di fantasiose isole filosofiche, di Friuli e di novecenteschi insediamenti industriali, di burocrazia e di fannulloni, di macchine e di lune. Del resto una delle cifre più connotanti di Antonio Russello è l’imprevedibilità. Non vi sono, nei suoi romanzi, né le consolazioni dell’intreccio facile né il refrigerio dell’olografia. C’è l’imprevedibile, l’obliquo, a volte il banale e il meschino, chiavi di lettura amaramente fondanti dell’umano. Dalle atmosfere dei romanzi dell’origine, con toni e coloriture di favole siciliane, dure e luminose, che poggiano però su una raffigurazione accurata, analitica, dei contesti sociali e culturali, si può passare al rovesciamento e alle atmosfere industriali, paradossali, pensierose, grottesche, di un romanzo come In viaggio con l’auto-ferma.
I testi inediti
O ancora: la fantasiosità pedagogica e l’avventurosità, degna di un Jonathan Swift, di Giangiacomo e Giambattista e la satira politico-sociale nei confronti dell’Italia del secondo dopoguerra di un libro particolarissimo come Lo sfascismo, così anticipatorio di un gusto (tuttora vivissimo, specie in campo cinematografico) per il racconto della degenerazione civile italiana.
Di Antonio Russello, dunque, bisogna tornare a parlare, cominciando magari a raccogliere alcuni dei suoi testi inediti, dai quali oggi, ne sono convinto, potremmo ricavare parecchio dell’utile: penso ad esempio a Racconto della luna. Dramma di morte e di speranza ecologica, o alla lettera con cui Russello rispose a una lettera inviatagli dall’aldilà nientemeno che da Franz Kafka, il quale gli chiedeva un ragguaglio sulle sorti dell’Europa orientale. Russello raccontò della caduta del muro di Berlino e di tutto il resto, ma mise in guardia il defunto scrittore praghese: «qui da noi, nell’Occidente cosiddetto libero» la mano, descritta così bene da Kafka, «messa sempre addosso a qualcuno per inseguirlo, spiarlo, investigarlo» non ha smesso affatto di perseguitarci. C’è poco, a me pare, da aggiungere.
Antonio Russello, scrittura e lampidi Isabella Panfido
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