I giovani e il ceto medio la speranza del centrosinistra
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risponde Aldo CazzulloI tuoi preferiti
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Caro Aldo,
a proposito di Venezia, è la storia della volpe e dell’uva che non è matura e come invece dice Cacciari è la sconfitta di una persona che non può pretendere che la gente lo voti in quanto non è all’altezza del compito. Il Pd ha sbagliato e non può pretendere un risultato favorevole alle legislative 2027. Non c’è chiarezza, non c’è un programma, non esiste un leader.
Pierandrea Amedeo
Caro Pierandrea,
Come ha detto Massimo Cacciari nella deliziosa intervista a Fabrizio Caccia, il Pd ha senz’altro sbagliato candidato, proponendo ai veneziani un uomo d’apparato, mentre il centrodestra indicava un giovane radicato sul territorio. Venezia, come Genova, è storicamente una città di sinistra. Si è spostata a destra, come Genova, non in nome di un estremista, ma di un imprenditore: a Genova Bucci, a Venezia Brugnaro. A Genova l’opposizione ha messo in campo una forte personalità come quella di Silvia Salis, e ha riconquistato la città; a Venezia non ha saputo trovarla. Al Sud la sinistra si è salvata grazie alle vecchie volpi. Vincenzo De Luca dimostra che a volte un po’ di populismo fa bene anche alla sinistra. Mirello Crisafulli ha avuto un percorso giudiziario tormentato, che se non altro gli ha ispirato una delle migliori battute della seconda Repubblica: «Se fossi di Forza Italia, sarei già a Guantanamo».
La battaglia delle politiche del 2027 è quindi apertissima: il centrodestra ha una riserva di voti più ampia, tanto più che — come ci siamo detti — finirà per allargarsi o a destra, con Vannacci, o al centro, con Calenda. E poi alle politiche si vota di più che alle amministrative, perché si vota sulle tasse. E si sa che sulle tasse, come sull’immigrazione, l’opinione pubblica si fida più della destra che della sinistra. Se invece il discorso va su scuola, sanità, salari, prezzi, le cose possono cambiare. Ma il centrosinistra ha un disperato bisogno di individuare pochi punti su cui insistere da qui al voto. Ci limitiamo a indicarne due.
Primo: i giovani. Se vogliono sperare di vincere, Schlein e Conte devono riportare alle urne i giovani che hanno votato al referendum e si sono astenuti alle amministrative. Salario minimo; limiti al precariato; un piano per far rientrare i cervelli fuggiti all’estero; aiuti per la prima casa e per chi mette su famiglia (quel che si fa ora è palesemente insufficiente).
Secondo: la difesa del ceto medio. No a nuove tasse, che non sarebbero pagate dai grandi patrimoni al sicuro nei paradisi fiscali, ma da salariati e pensionati, cioè la base elettorale del centrosinistra. Sì alla defiscalizzazione degli aumenti di stipendio: troppi contratti di categoria sono bloccati; se lo Stato rinunciasse a tassare gli aumenti, sarebbe più facile per i datori di lavoro rinnovare i contratti, e in busta paga arriverebbe ai lavoratori un sollievo concreto.
26 maggio 2026
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