A scuola con l’AI e la fatica necessaria
Corriere della Sera - Cultura

A scuola con l’AI e la fatica necessaria

Martedì 26 maggio 2026
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La domanda giusta non è però come impedire agli studenti di usare l’Intelligenza artificiale, ma piuttosto cosa deve diventare la scuola quando le risposte sono ormai ovunque, rapide e rassicuranti. Un insegnante non cambia la vita di uno studente perché gli fornisce tutte le risposte, ma perché gli consegna una domanda che continua a lavorare dentro di lui

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A scuola con l’AI e la fatica necessaria

Cristina Dell Acqua | 26 maggio 2026

La domanda giusta non è però come impedire agli studenti di usare l’Intelligenza artificiale, ma piuttosto cosa deve diventare la scuola quando le risposte sono ormai ovunque, rapide e rassicuranti. Un insegnante non cambia la vita di uno studente perché gli fornisce tutte le risposte, ma perché gli consegna una domanda che continua a lavorare dentro di lui

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Da millenni Sisifo spinge il suo masso lungo la montagna, sapendo che ricadrà ancora e in eterno. Quel gesto antico non smette di raccontarci perché dentro quella salita infinita c’è qualcosa che assomiglia profondamente alla condizione umana: il tentativo ostinato di dare significato alla fatica, anche quando il mondo sembra chiedere soltanto velocità ed efficienza. Forse è proprio da qui che dovremmo ripartire per capire che cosa sta accadendo oggi nella scuola, nell’epoca dell’Intelligenza artificiale entrata nelle aule prima ancora che si decidesse come affrontarla. L’AI è arrivata nella vita degli studenti come confidente a cui chiedere consigli o amica fedele che riassume libri, traduce testi, scrive temi, cerca spiegazioni immediate.
La domanda giusta non è però come impedire agli studenti di usare l’Intelligenza artificiale, ma piuttosto cosa deve diventare la scuola quando le risposte sono ormai ovunque, rapide e rassicuranti. E qui emerge il rischio più sottile: confondere la velocità con la conoscenza.

L’intelligenza artificiale seduce perché accorcia la ricerca e completa frasi, idee, esercizi, testi. Ma educare non ha mai significato semplicemente completare qualcosa, semmai, lasciare incompiuti. Un insegnante non cambia la vita di uno studente perché gli fornisce tutte le risposte, ma perché gli consegna una domanda che continua a lavorare dentro di lui. Alla ricerca di verità che resistono non che semplicemente funzionino. Come accade nel mito greco con il suo linguaggio che custodisce un modo antico ma sempre vivo di raccontare con parole più grandi della realtà.

Sisifo ci parla della possibilità di trovare significato persino nella ripetizione, nello sforzo, nella salita quotidiana. E forse molti studenti conoscono già quella sensazione: verifiche che si accumulano, aspettative continue, informazioni infinite da consumare rapidamente, la percezione di ricominciare ogni giorno dallo stesso punto. La domanda che Sisifo ci sussurra è cosa perdono i nostri ragazzi quando eliminiamo tutta la fatica? Perché una fatica che costruisce identità che passa anche da quel momento in cui gli occhi di uno studente riconoscono sé stesso in quella salita ripetuta, nella stanchezza, nella sensazione di ricominciare ogni mattina. Ed è forse proprio qui che la scuola è indispensabile: ci saranno sempre strumenti capaci di alleggerire il peso del masso. Ma resterà profondamente umano il motivo per cui scegliamo, ogni volta, di continuare a spingerlo.

26 maggio 2026

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