Gaza, perché l'Occidente è rimasto a lungo indifferente. Un libro lo spiega
Si presenta a Napoli il volume di de Vogli, docente di Psicologia del Potere a Padova
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Gaza, perché l'Occidente è rimasto a lungo indifferente. Un libro lo spiega
di Anna MarchitelliSi presenta a Napoli il volume di de Vogli, docente di Psicologia del Potere a Padova
Negli spazi della libreria Dante & Descartes di piazza del Gesù, a Napoli, mercoledì 27 maggio, alle 17.30, «Sanitari per Gaza - Napoli» (rete nazionale nata nel 2023 per denunciare gli attacchi di Israele contro civili e operatori sanitari nella striscia di Gaza) ospita Roberto de Vogli, autore di «Empatia selettiva. Perché l'Occidente è rimasto a lungo indifferente al genocidio di Gaza», (Compagnia Editoriale Alberti), nonché professore di Salute Globale e Psicologia del Potere all’Università di Padova, già docente presso l’università del Michigan, della California Davis e dell’University College London. Con l’autore dialogano Maya Issa, presidente del Movimento studenti palestinesi in Italia, e Gennaro Gervasio, professore associato dell'università Roma Tre.
Attraverso un approccio transdisciplinare basato sulle prove, il libro intreccia contributi di psicologia, geopolitica, studi sui mass media e relazioni internazionali per esaminare una domanda urgente: «perché, di fronte a prove schiaccianti di sofferenza di massa, alcuni in Occidente sono scesi in piazza a protestare, mentre altri sono rimasti indifferenti, complici o addirittura favorevoli al genocidio di Gaza?», scrive l’autore che mette a nudo i doppi standard morali di leader, giornalisti e intellettuali mainstream. Di qui, la riflessione sull’empatia che riconosce alcune vittime e rende invisibili altre: «Il dibattito sull’empatia si è diviso in due grandi correnti – scrive De Vogli – da un lato, c’è chi la considera una componente essenziale della nostra bussola morale; dall’altro, c’è chi sostiene che l’empatia possa essere parziale, fuorviante, dannosa». La forza del libro non risiede soltanto nella mole di dati, rapporti Onu, riferimenti giuridici e studi citati, ma nella capacità di nominare un cortocircuito emotivo del nostro tempo: «Perché sentiamo così poco quando sappiamo così tanto?». La crisi umanitaria di Gaza ha di fatto messo a nudo la crisi di umanità dell’Occidente: «Mentre assistevamo in diretta al genocidio del popolo palestinese – scrive l'autore – Gaza ricambiava lo sguardo. E ciò che rivelava è profondamente inquietante. In un certo senso, l’immagine dell’Occidente riflessa negli occhi di Gaza ricorda Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde: un’immagine di decadenza morale mutevole che il protagonista scorgeva in un dipinto nascosto. Negli occhi di Gaza, l’Occidente ha intravisto il crollo dei propri princìpi etici. Ma Gaza è diventata anche una cartina di tornasole per la coscienza mondiale. Non si può restare neutrali di fronte a un genocidio, così come non si può restare fermi su un treno in corsa. Il silenzio non è neutralità. Il silenzio è complicità». L’autore esamina il linguaggio e il rituale vuoto, mascherato da imparzialità, del “sentire entrambe le parti”, anche quando la sproporzione della violenza è evidente e dialoga, in un certo senso, con Chomsky, Judith Butler e la tradizione critica postcoloniale, conservando sempre una scrittura accessibile, narrativa. Tra le pagine più forti quelle dedicate ai medici volontari, agli studenti repressi nei campus occidentali, agli obiettori israeliani e a chi ha continuato a protestare nonostante isolamento e censura sociale. La lettura di questo volume, che si è fatto strada non senza difficoltà, in definitiva «presenta una sfida morale che siamo obbligati ad affrontare», come scrive George Monbiot sul “The Guardian”, ovvero guardare ciò che siamo (diventati) in questo nostro tempo buio.
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