Gino Cecchettin, il teatro nelle scuole e il reinserimento delle donne vittime violenza nel mondo del lavoro da remoto
Corriere della Sera - Cultura

Gino Cecchettin, il teatro nelle scuole e il reinserimento delle donne vittime violenza nel mondo del lavoro da remoto

Martedì 26 maggio 2026
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I progetti della Fondazione presentati dal papà di Giulia su La 9 da Fazio: «Contro la violenza sulle donne un nuovo linguaggio». La pièce sarà rappresentata nelle scuole di tutte le province del Veneto

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Gino Cecchettin, il teatro nelle scuole e il reinserimento delle donne vittime violenza nel mondo del lavoro da remoto

di Francesca Visentin

I progetti della Fondazione presentati dal papà di Giulia su La 9 da Fazio: «Contro la violenza sulle donne un nuovo linguaggio». La pièce sarà rappresentata nelle scuole di tutte le province del Veneto

Fabio Fazio con Gino Cecchettin

La Fondazione Cecchettin porta il teatro nelle scuole come prevenzione e contrasto alla violenza di genere. Lo ha annunciato Gino Cecchettin in tivù a «Che Tempo che fa» da Fabio Fazio domenica sulla Nove. «È un progetto con il patrocinio della Regione Veneto - ha anticipato Cecchettin - . Lavoreremo su un progetto teatrale rivolto a ragazze e ragazzi delle scuole superiori, creato proprio per spiegare che cos’è la violenza di genere, come si diffonde, quali sono i segnali e per sensibilizzare. La pièce entrerà nelle scuole e andrà in scena in ogni provincia del Veneto». Dopo il film su Giulia Cecchettin «Se domani non torno», che uscirà al cinema il 5 novembre, adesso il teatro. La pièce dal titolo «Noi» è già passata al vaglio del Comitato scientifico della Fondazione Cecchettin. 

Proprio attraverso il sito della Fondazione si cercano un’attrice e un attore (età massimo 28 anni) da inserire nel cast. Prodotta da Fondazione Giulia Cecchettin Ets e Zelda Teatro impresa sociale, con la regia sarà di Filippo Tognazzo, la pièce sarà realizzata con il contributo della Regione Veneto, nell’ambito delle azioni di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne della campagna «Sicura, Rete regionale del Veneto per il sostegno alle donne».

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I corsi

In trasmissione da Fazio insieme alla prorettrice dell’Università di Trento Barbara Poggio, nel cda della Fondazione e tra le esperte del Comitato Scientifico, Gino Cecchettin ha ribadito l’importanza dei corsi di affettività per ragazzi e ragazze e anche per bambini e bambine. «Purtroppo mancano progetti capillari e strutturati, si riesce a entrare nelle scuole solo con molte difficoltà e grazie a docenti illuminati», ha ribadito. «Stiamo facendo formazione a insegnanti e poi corsi diretti a allieve e allievi di scuola secondaria di primo grado e di secondo grado - ha detto Cecchettin - . Il percorso viene deciso in base alla buona volontà di dirigenti e docenti». La prorettrice Barbara Poggio ha fatto notare che «sono ragazze e ragazzi a chiedere i corsi di affettività e a cercare risposte su dubbi, paure, incertezze. Le domande che fanno più spesso sono: ‘Come faccio a capire quando sono in presenza di violenza?’, ‘Come faccio a capire se una relazione è disfunzionale?’ Abbiamo il dovere di dare risposte a ragazze e ragazzi».  E ha aggiunto: «La quota di violenza nelle famiglie è altissima, va dal 70 all’80%... difficile che famiglie in cui la violenza è sistematica possano fare educazione affettiva a figlie e figlie... L’amore come forma di possesso e prevaricazione è una visione ancora molto presente nella società, ma anche nella musica, nelle canzoni, nei messaggi che passano».

Il progetto

Cecchettin ha anticipato anche un altro progetto della Fondazione, in fase di avvio e in collaborazione con i centri antiviolenza: il sostegno alle donne sopravvissute alla violenza attraverso il reinserimento nel mondo del lavoro, da remoto. E con il coinvolgimento di imprese venete. «Grazie ad aziende che riescono a terziarizzare alcuni degli aspetti del lavoro - ha spiegato Cecchettin - le donne avranno un posto sicuro dove lavorare da remoto».
Barbara Poggio ha messo in evidenza le nuove forme di violenza, «quelle legate al digitale, ragazzi e ragazze spesso non riescono a vederlo come un problema».

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