Csaba dalla Zorza: «Non esistono donne di serie B, è libertà anche scegliere i lavori domestici. Il galateo superato? No, è sexy»
Corriere della Sera - Cultura

Csaba dalla Zorza: «Non esistono donne di serie B, è libertà anche scegliere i lavori domestici. Il galateo superato? No, è sexy»

Martedì 26 maggio 2026
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Scrittrice, conduttrice, gastronoma ed esperta di bon ton, nel suo secondo romanzo, «Io sono Adele», racconta la storia di una donna di successo che diventa governante

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Csaba dalla Zorza: «Non esistono donne di serie B, è libertà anche scegliere i lavori domestici. Il galateo superato? No, è sexy»

di Francesca Menna

Scrittrice, conduttrice, gastronoma ed esperta di bon ton, nel suo secondo romanzo, «Io sono Adele», racconta la storia di una donna di successo che diventa governante

Csaba dalla Zorza (foto Francesco Dolfo)

Gli oggetti, la casa, gli spazi comuni. Prendersene cura è un atto d’amore, nei confronti di se stessi e degli altri. Non è mai troppo tardi per rendersene conto: succede ad Adele alla soglia dei sessant’anni, quando decide di cambiare la sua vita per dedicarla al culto della bellezza del quotidiano. È la protagonista di «Io sono Adele» (Marsilio) il nuovo romanzo di Csaba dalla Zorza, presentato lunedì all’istituto Grenoble di Napoli. La gastronoma e conduttrice televisiva si è raccontata a un pubblico curioso di approfondire il mondo dell’etiquette, su cui si è dimostrato preparatissimo al punto da accettare la sfida della scrittrice che, dal palco, chiedeva dove si sistema il tovagliolo («A sinistra!») e come si posiziona il coltello («con la lama verso il piatto!»). Perché cosa sono, in fondo, le buone maniere se non un codice culturale, fondato su gentilezza e rispetto, che consente a tutti di vivere bene insieme? Adele ne è convinta, tanto da scegliere un lavoro di cura domestica, dopo anni trascorsi affannosamente a inseguire il successo nella società moderna ultra-performativa. Naturale continuazione dell’amatissimo esordio La governante (già 100 mila copie vendute), il nuovo romanzo può essere anche letto da solo. «Non ho paura di far arrabbiare le femministe — sottolinea dalla Zorza — perché la stessa Adele è profondamente femminista: rivendica l’indipendenza economica e il diritto di ogni donna a scegliere liberamente. Anche di risalire in soffitta, tirare fuori il servizio di porcellana che ama e rispolverarlo, senza per questo sentirsi una donna di serie B». 

Come nasce questa storia? Ha qualcosa di autobiografico? 
«Quella di Adele non è la storia della mia vita, ma sicuramente ci sono parti che ho attinto dall’esperienza personale. La sua infanzia, il suo modo di pensare, la necessità di sapersi indipendente. La forza di volontà e il coraggio di essere resiliente mi appartengono». 

Il rituale della tavola apparecchiata è un elemento chiave del romanzo. Ma è ancora un’abitudine diffusa nelle famiglie? 
«Io spero per il genere umano - davvero - che il rituale della cena in famiglia, anche se con modalità differenti, si compia sempre. Noi italiani ne siamo maestri. Non posso pensare alla civiltà senza la famiglia. E un pasto consumato insieme è il filo rosso che unisce tutti i componenti del nucleo familiare, che crea i ricordi, che fa sì che si possa condividere lo spazio della vita». 

Lei parla di una «beatitudine dimenticata» del lavoro manuale femminile: sta suggerendo che la realizzazione attraverso la carriera abbia snaturato le donne? 
«No, non credo che una donna che sceglie la carriera si snaturi, io ho scelto la carriera e sono rimasta anche moglie e madre. È solo più faticoso, quindi si deve comprendere bene cosa desideriamo prima di fare la nostra scelta. Non è vero che la soddisfazione arriva solo dal lavoro fuori casa, ma è vero che il denaro e la conseguente emancipazione arrivano da lì. È un dato di fatto». 

Adele fa delle scelte di questo tipo, da una vita movimentata a una sorta di isolamento in Provenza, ma Csaba è d’accordo con lei? Pensa che davvero possa accadere a una professionista in carriera di fare un passo indietro, nel silenzio, in un lavoro più umile? 
«Io lo farei. Quindi sì, penso che sia una strada. Adele non si spoglia dei suoi averi, semplicemente intraprende una strada meno “glamour” per fare ciò che la fa stare bene. Perché stupisce tanto che una donna possa scegliere di non volere più una vita alla rincorsa di un salto sempre più alto? Adele, in quella casa, troverà molto di più». 

L’operosità, le regole per Adele sono la salvezza. Nel nostro mondo c’è bisogno di più regole? 
«Nel mondo c’è bisogno di maggiore rispetto, il rispetto nasce dall’educazione e l’educazione dalle regole. Quindi, per proprietà transitiva, sì, il mondo ha bisogno di rispetto delle regole». 

Colpisce che sui social spopolino contenuti su galateo e mise en place. Pensavamo fossero superati, e invece… 
«Sono talmente superati che le ho fatte diventare “esotiche”. Credo che le nuove generazioni oggi stiano riscoprendo ciò che apprezzavano le nostre nonne: la semplicità che rende straordinario l’ordinario. Le buone maniere affascinano proprio perché spesso non le insegna più nessuno: il galateo è diventato quasi più sexy della pornografia. Un seno non scandalizza più, ma una signora che ti spiega dove mettere il tovagliolo e quale bicchiere usare…wow, è il nuovo topless!». 

Lei è venuta spesso a Napoli, anche con la sua trasmissione. Esiste ancora la proverbiale ospitalità meridionale? 
«Amo Napoli e soprattutto la sua gente. Ci torno più volte all’anno, non solo per lavoro. Al Sud, l’ospitalità è ancora sentita, con il cuore. E le tavole sono spesso meravigliose e autentiche. Si capisce che seguono gesti tramandati di generazione in generazione, non improvvisati».

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26 maggio 2026 ( modifica il 26 maggio 2026 | 07:51)

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