Guido Piovene e la fine della libertà, l'inviato del Corriere oltre la Cortina di Ferro
Corriere della Sera - Cultura

Guido Piovene e la fine della libertà, l'inviato del Corriere oltre la Cortina di Ferro

Lunedì 25 maggio 2026
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La libertà «condizionata» e la necessaria «simpatia di Mosca» nei paesi dell'Est: lo sguardo del giornalista tra Polonia e Bulgaria nel 1946

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Guido Piovene e la fine della libertà, l'inviato del Corriere oltre la Cortina di Ferro

di Francesco Chiamulera

La libertà «condizionata» e la necessaria «simpatia di Mosca» nei paesi dell'Est: lo sguardo del giornalista tra Polonia e Bulgaria nel 1946

Maggio 1946. «Cracovia è intatta, e conserva il suo aspetto di città aristocratica e intellettuale: simile, per molti aspetti, ad una città padana, a cui si mescolano un po’ d’estro orientale ed uno spolvero di vecchia grazia austriaca…». Ottant’anni fa esatti un certo Guido Piovene era in Polonia, inviato speciale per il Corriere della Sera. Del libro che raccoglie le sue cronache, «Guido Piovene. Oltre la cortina di ferro» (Ronzani), a cura di Raoul Bruni, ha scritto su questo giornale Francesca Visentin. Nel decennio precedente, Piovene era stato fascista e anche antisemita. Nel decennio successivo lo scrittore vicentino affronterà quel suo passato nell'opera autobiografica «La coda di paglia». Quello che ci interessa invece qui è il cronista curioso che ottant’anni fa metteva i suoi occhi sull’Europa dell’Est appena emersa dalla guerra, eppure già rinchiusa dietro a quella che Churchill cominciava a chiamare la Cortina di Ferro.

La libertà, concetto «condizionato»

In Polonia, Piovene nota come la libertà sia un concetto ormai «condizionato», mentre il peso di Mosca è ineludibile, nello scontro tra un «metodo liberale e un metodo illiberale»: «Non v'è Polacco che non sappia quanto sia necessaria la simpatia di Mosca per quanto avviene a Varsavia». Conclude ammettendo che il governo «si difende innegabilmente mediante un certo rigore di polizia» e chiosa con amara ironia: «Non è certo necessario traversare l'Europa per scoprire che un buon comunista è un cattivo liberale». Spostatosi in Bulgaria, trova che se possibile «l'aria è più greve» rispetto a quella polacca. Un ministro gli dichiara: «La nostra libertà è oggi condizionata»; esiste per tutti tranne che per i «fascisti», termine che Piovene nota essere esteso a ogni oppositore. Vede uno Stato dove «l'occhio del Governo... è dovunque» e dove serve un certificato del Fronte della Patria perfino per trovare lavoro o studiare. La stampa è tollerata solo finché non inciampa in «divieti posti dalla legge per il potere del popolo».

Capire cosa passa nella testa di un europeo dell'Est

Le elezioni sono irregolari, mentre in un colloquio il leader comunista Dimitrov gli rivela il suo programma: mettere la «museruola» alla stampa dell'opposizione, applicando rigidamente leggi contro le «false notizie». L'inchiesta si chiude con il commento all'impiccagione, settembre 1947, di Petkov, capo dell'opposizione. Piovene, che lo aveva incontrato, definisce la sua morte «violenta e ingiusta». La dittatura è ormai irreversibile. Durerà a lungo. Rileggere Piovene, oggi, per ricordare che anche un veneto, cioè un occidentale, può capire cosa passa per la testa di un europeo dell’Est oggi, quando arrivano le ultime notizie da Kyiv e da Mosca.


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25 maggio 2026 ( modifica il 25 maggio 2026 | 21:53)

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