Gli incubi, il peperoncino e il ricordo di casa
Pubblichiamo in anteprima l'incipit del romanzo d'esordio della scrittrice indiano-americana Tara Menon «Vita sommersa» (traduzione di Clara Nubile, Gramma Feltrinelli) da oggi in libreria
MARTEDì 26 MAGGIO 2026
Gli incubi, il peperoncino e il ricordo di casa
Pubblichiamo in anteprima l'incipit del romanzo d'esordio della scrittrice indiano-americana Tara Menon «Vita sommersa» (traduzione di Clara Nubile, Gramma Feltrinelli) da oggi in libreria
di Tara MenonMi trovo in un ristorante esclusivo – tovaglie bianche, immacolate, argenteria lucida, camerieri – e al mio tavolo ci sono tre uomini. In sala, il frastuono delle conversazioni e delle risate. Quattro camerieri si avvicinano in sincrono e ci servono piatti di pesce. Ci versano altro vino, e cominciamo a mangiare, stacchiamo piccoli pezzi di carne bianca dalla lisca con forchetta e coltello.
Di colpo, l’uomo di fronte a me inizia a soffocare. Diventa rosso in viso, paonazzo e infine viola. Nessuno lo aiuta perché anche gli altri si stringono la gola, boccheggiano. Allora si porta una mano alla bocca e tossisce, un gesto violento e improvviso: ha sputato un dito umano, l’unghia con lo smalto brillantato, blu notte. L’uomo alla mia destra espelle con un colpo di tosse una palla di lunghi capelli neri. Il tizio alla mia sinistra si infila le dita in bocca e tira fuori un piccolo alluce cinto da un anello d’argento con le stelline. In tutto il ristorante si sente tossire, soffocare, farfugliare, boccheggiare, vomitare. Una donna mi mostra un orecchio. Un’altra, un naso. Un pollice, lanciato dall’altra parte della sala, atterra sul nostro tavolo. Le urla diventano sempre più forti.
Sento un pizzicore in gola, e cerco di soffocarlo. So cosa sta per succedere. Deglutisco con forza, ma ho la gola secca. Allungo la mano verso il mio bicchiere d’acqua per mandarlo giù, ma quando apro la bocca per bere, non riesco a evitarlo. Tossisco.
Il tuo occhio è al centro del mio palmo, mi guarda, le ciglia marroni sono arricciate e bagnate.
1.
New York, domenica 28 ottobre 2012
Sul davanzale della finestra le foglie verde brillante della mia pianta di peperoncino prendono il sole, e i frutti minuscoli si allungano verso il soffitto come tante dita rosso sangue. Dalla finestra aperta arriva una folata di vento che fa danzare l’ombra del fogliame proiettato sul muro. La luce del mattino rivela le crepe nella pittura: si ramificano, e con l’indice seguo il contorno della screpolatura più estesa. Quando il mio vicino al piano di sotto sbatte la porta d’ingresso, il quadrato perfetto di sole sul muro trema leggermente, poi ritorna immobile. Raccolgo il peperoncino più grosso in cima alla pianta, lo strizzo forte tra indice e pollice finché non si spaccae schizzano fuori i semi minuscoli, bianchi come albume. Mi infilo il frutto spezzato in bocca così posso succhiarlo lentamente, e poi mi sfrego le labbra e il collo e il petto con le dita macchiate. I peperoncini mi ricordano casa.
Quando mi sveglio dagli incubi, comincio così le mie giornate. Come sempre, non ci vuole molto. La mia bocca si accende di calore, la pelle mi prude poi brucia, la carne va a fuoco.La faccia si accalda, la temperatura corporea sale, e il sudore mi imperla la fronte e le tempie, inizia a colarmi sulle guance. Avverto subito un formicolio al labbro inferiore, un migliaio di aghi minuscoli mi infilzano la carne morbida, e ho la percezione che sia gonfia e bollente. Mi cola il naso, e respiro più in fretta. Devo risucchiare l’aria per far rinfrescare la lingua.
I maya hanno un termine specifico per questo modo di respirare: huuyub, ovvero prendere fiato arricciando le labbra dopo aver mangiato un peperoncino. Chiudo gli occhi e cerco di regolare il sistema nervoso parasimpatico.Una lunga inspirazione controllata: uno, due, tre; un’espirazione controllata ancora più lunga: uno, due, tre, quattro. Mi concentro sulla foglia più piccola della pianta e tutto diventa sfocato, e alla fine il battito del cuore rallenta.
Ho imparato a usare la respirazione per controllare il battito cardiaco da piccola, nuotando nei bassi fondali dell’isolasu cui sono cresciuta. Il respiro è fondamentale pernuotare, mi spiegò una volta Anurak. Se non sai respirare,non puoi nuotare. Anurak riusciva a nuotare senza respirare per otto minuti.Nelle giornate buone, io arrivavo a tre. Arielle una volta sfiorò i quattro minuti.
Il peperoncino delle Americhe (genere: Capsicum) e il pepe dell’Asia (genere: Piper) non sono imparentati. Il peperoncino è il nome errato che ci lasciò in eredità Cristoforo Colombo. Oltre all’oro, il re Ferdinando e la regina Isabella desideravano ardentemente il pepe nero. Quando Colombo non trovò l’India, non trovò nemmeno la spezia tanto ricercata,ma il piccolo frutto piccante nativo della terra in cui approdò per caso. Lo chiamò peperoncino per limitare il danno.
(© Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano. Prima edizione in “Feltrinelli Gramma” maggio 2026)
Nell'immagine: la scrittrice Tara Menon (foto di Lauren Crothers / tarakmenon.com).
Su «la Lettura» #756 in edicola e in questa App, un articolo di Fabio Deotto sul romanzo d'esordio dell'autrice indiano-americana Tara Menon (New Delhi, India, 1989) «Vita sommersa» (traduzione di Clara Nubile, Gramma Feltrinelli, pp. 224, euro 18), in libreria da oggi, 26 maggio. Menon sarà in Italia, a Milano, il 5 giugno per il festival Pianeta 2030 (Teatro Franco Parenti, ore 17, con Edoardo Vigna) e a Como il 6 con Aurora Tamigio (Libreria Ubik, ore 18).
25 mag 2026 | 20:10
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